L’estate sta finendo

Inizia il tunnel, buio, tetro, non vedo l’uscita e mi spavento. Si preparano tempi difficili fatti di confronti, spesso durissimi, di prove che sembrano insuperabili. Ce la farò anche questa volta? Non sto partendo per una missione in terre lontane e pericolose, mi accingo con rassegnata compostezza a entrare in libreria per acquistare i libri di testo, relativamente per un liceo scientifico e un liceo artistico. Sembra tutto semplice. Entri, hai la lista, sai la classe, compri, paghi e esci.

Essì, bravo, sei furbo tu! La realtà è che entri, prendi il numero, hai 280 persone inferocite davanti a te e, ammesso che tu  riesca a comprare, dovresti passare alla cassa, dove ci sarebbe una coda di altrettante persone inferocite . Per il liceo artistico è più complicato. Il triennio prevede vari indirizzi, Architettura e Ambiente, Arti Figurative, Artistico Design, Grafico e Scenografia e fino all’esito degli esami di riparazione, dicono i responsabili, non si può sapere come saranno composte le classi e come saranno ripartite nei vari indirizzi. Quindi? In questo clima d’indecisione le liste dei libri saranno disponibili due giorni prima dell’inizio delle lezioni con il risultato che sarò costretto a partecipare all’assalto di Forte Apache. Siccome all’inizio del secondo quadrimestre tutti gli studenti sono stati invitati a scegliere un indirizzo, con un banale calcolo statistico, classi, libri e sedi potevano essere decise con largo anticipo. Mi spiego meglio. Se nell’arco degli anni sono stati promossi, ad esempio, il 95% dei rimandati a settembre e se quest’anno il numero dei giudizi sospesi è stato di 100 unità, sappiamo quasi con certezza che i ripetenti saranno cinque. Quindi si potevano rendere noti a giugno sia le classi che gli indirizzi didattici e relative sedi, sia la lista dei libri.

Ma lasciamo agli “esperti” del ministero le decisioni da prendere. Non entro neanche nel merito dei libri di testo, quasi tutti orrendamente nozionistici e buoni solo per pareggiare le gambe di un tavolo zoppo.

Sono del 1961, ho visto sbarcare l’uomo sulla luna, allora essere “avanti” era roba da fighi ma ho visto anche morire il monitor a fosfori verdi, la stampante ad aghi, il floppy da 5”¼, il floppy da 3,5”. Non rinnovare l’hardware significava non poter usare programmi aggiornati. Ora, i miei strumenti non sono aggiornatissimi all’ultima versione ma non hanno più il cd rom. Molti libri di testo prevedono il cd rom. Gli editori non prevedono un’edizione senza il cd rom. Perché diamine devo pagare una roba obsoleta che neanche userò? Quando, per pura goduria nel rompere le scatole, avanzo quest’obiezione, la risposta è che sono troppo evoluto. Al netto delle valutazioni personali so per certo che a vent’anni ero considerato un cavernicolo e adesso un alieno. E poi chi mi frequenta m’incolpa di sdoppiamento della personalità!

La Smemo

Una cosa su tutte però mi urta il già poco equilibrato sistema nervoso. Il diario.

Una roba che prevede la data, un po’ di spazio bianco e dove saranno inseriti compiti che subiranno l’onta dell’oblio e qualche nota da parte dell’insegnante. Due mirabili opere di superba inutilità mi sono costate 31 euro. Circa 62.000 lirette del vecchio conio. Provo a protestare, anche con energia, propongo un’agenda sulla quale apporre ogni giorno la data con spesa totale per due esemplari di 4 euro, vengo apostrofato, qualcuno sibila, “vecchio retrogradooo”, poi mi compare lui, il genio della sopravvivenza, che mi suggerisce: “Amico miooo, comprati un diario tutto tuo fatto con gli stracci e fatti un poco li c… tua”.

Mi arrendo.

Fabio Palli