Il Salone è finito, gli amici se ne vanno

Il mare non è il mio forte. So che c’è, non posso farne a meno, ma rimaniamo a rispettosa distanza. Non frequento le fiere delle quali non posso permettermi i contenuti e quindi, Salone Nautico e vari saloni dell’auto non rappresentano una meta agognata. Quest’anno è stato diverso. Volevo vedere se un’area importante come la Fiera del mare poteva essere recuperata dopo un intero anno di incuria. Infatti, l’unica parte curata, pulita e sicura è quella relativa al porticciolo turistico che, gestito privatamente, gode delle attenzioni necessarie. Il resto del territorio fieristico è terra di nessuno. Nel 2015, il Sindaco Marco Doria propose un outlet nel prestigioso quanto pericolante padiglione S, il “nostro” Palasport. Non so se quella del Sindaco Doria fosse una provocazione, rimane il fatto che svendere l’ennesimo spazio cittadino alle solite società cooperative non è abitudine così remota. La causa, vera o presunta, è la perenne mancanza di quattrini per cui la “Superba” è ormai ridotta a una nobile con le pezze nel sedere. Ma i denari quando si devono spartire si trovano.

La Fiera di Genova è di proprietà pubblica e gli azionisti che si spartiscono le quote sono il Comune con il 35,17%, la Regione Liguria-Filse con il 26,02%, la Città Metropolitana con il 19,95%, la Camera di Commercio con il 16,38% e, in minima parte, l’Autorità Portuale con il 2,47%. Ha pagato errori madornali come la realizzazione del padiglione B, progettato da Jean Nouvel, che è costato la bellezza di una quarantina di milioni e che, oltre a fare da zavorra, ha decretato l’inizio della fine. Come se non bastasse, la Fiera ha speso cifre da capogiro in canoni di locazione pagati al Comune di Genova, divenuto proprietario dell’immobile e delle aree. Ma le stranezze non finiscono qui! Vogliamo parlare dei premi di “produzione” erogati ad amministratori e dirigenti nonostante i passivi accumulati dal 2009? Quanto hanno inciso le costosissime e inutili consulenze? E le assunzioni in amicizia? Questa gestione quantomeno disinvolta (tanto c’è la crisi mondiale quindi diamoci dentro!) ha portato a una notevole riduzione del Salone Nautico, orgoglio di questa città, che ha visto nell’edizione 2013 la sua versione più mortificata.

In una seduta molto accesa del marzo 2016, il Consiglio Comunale ha votato a favore della messa in liquidazione della Fiera di Genova: si parla di quattro milioni di euro di “indennizzo per canoni anticipati” da inserire a bilancio per il 2016-2018, mentre sfuma la richiesta del consigliere Paolo Putti di istituire una commissione speciale d’indagine sulla gestione e la crisi della Fiera. Per il Sindaco Marco Doria tutti i documenti sono disponibili e trasparenti e una visione giustizialista sulla gestione della fiera non è accettabile. La crisi della Fiera, continua il Sindaco, “ha tanti motivi sui quali si possono fornire tutti i chiarimenti, ma l’idea di una commissione speciale che possa dare l’impressione che ci siano state chissà  quali malversazioni non la accogliamo”. La delibera impegna la giunta Doria ad “accompagnare il progressivo spostamento dell’assetto fieristico da Fiera di Genova a Porto Antico SpA, affinché durante la liquidazione sia garantita la prosecuzione operativa tra Fiera e Porto Antico per continuare gli eventi in programma, in particolare Salone Nautico ed Euroflora”

Ma bando alle ciance e ai soldi sperperati che nessuno restituirà mai, il Salone di quest’anno è andato benissimo. La presidente di UCINA Confindustria Nautica, Carla Demaria, assente all’inaugurazione (sigh), dichiara :” …abbiamo registrato 126.178 passaggi in biglietteria, registrando un più 9,2 per cento rispetto allo scorso anno. 33.618 sono stati i visitatori stranieri, segnando un più 26,6 per cento sul totale. Genova si conferma di gran lunga il Salone Nautico più visitato del Mediterraneo. Il 17,1% di crescita del fatturato globale, dichiarato a pochi giorni dall’apertura del Salone Nautico è stato un forte richiamo. Gli espositori stranieri sono tornati perché finalmente è ripartito il mercato interno. E la ripresa riguarda tutti i comparti, nessuno escluso”.

fp

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