…il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura

Il fascismo nasce e si sviluppa come movimento rivoluzionario, socialista nelle radici ma conservatore al tempo stesso. Attento al mercato e alle esigenze della borghesia, affianca alle politiche sociali mirate alla massa l’idea dell’Uomo fascista, autarchico e sedotto da quel narcisismo tipico dell’infanzia in cui l’Io sente la necessità di affermare il proprio primato sugli altri.

Ettore Petrolini, attore antiborghese e a posteriori forse anche dissacratorio nei confronti del regime, riesce a inserirsi in questa dualità e a diventare l’artista più apprezzato dalla gerarchia fascista. Petrolini vede nella figura di Mussolini l’uomo giusto per portare una ventata d’aria nuova in un’Italia che, per usare le parole di Gabriele D’Annunzio, era reduce dalla “vittoria mutilata” della Grande Guerra. Inoltre, se Petrolini aveva bisogno di appoggiarsi al partito fascista, il regime non poteva perdere l’occasione di avvicinarsi all’enorme pubblico dell’attore romano. Mussolini nutre una particolare ammirazione nei confronti di Petrolini e a dimostrazione di questa stima vi è un carteggio tra l’attore e il Duce: “Caro Petrolini il solito contrattempo dell’ultima ora mi impedisce di essere lì fra il vostro pubblico che stasera giustamente vi acclamerà. Mi dispiace, ma non voglio perdere l’occasione di esprimervi tutta la mia simpatia e ammirazione. Voi siete un grande artista! Saluti. Auguri. Mussolini”. Petrolini risponde: “Illustre Presidente, è stato certo un grande dolore per me non avervi tra i miei ascoltatori, ma la lettera che mi avete inviato mi compensa largamente del contrattempo”.

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Foto con dedica di Mussolini a Petrolini

Questo accadeva una novantina di anni fa.

Oggi Marco Travaglio fa una sorta di pièce teatrale dove, coadiuvato dall’attrice Giorgia Salari che impersona il ministro Maria Elena Boschi, spiega seriamente le ragioni del NO e la butta in satira su quelle del SI… come se ce ne fosse bisogno! E’ chiaramente un’operazione di marketing dove Travaglio, giornalista colto e preparato, ha perfettamente capito che per attrarre l’attenzione degli italiani (e qualche introito finanziario) bisogna far spettacolo, far sorridere e soprattutto ridicolizzare l’avversario… come se ce ne fosse bisogno! Il risultato è che molto probabilmente a teatro andranno solo quelli che voteranno NO, che sono ostili a Matteo Renzi o che leggono il Fatto Quotidiano. E’ evidente che Travaglio può fare e dire ciò che ritiene più opportuno per perorare la sua causa. È altrettanto evidente che per chi fa informazione avventurarsi nel ruolo di comico vuol dire percorrere una strada piena di insidie. Lo sberleffo nei confronti dell’avversario da parte di un giornalista rischia di provocare spesso risultati opposti rispetto a quelli che ci si pone.

Il mio concittadino Maurizio Crozza, quando fa “la copertina” da Giovanni “Giova” Floris, rimarca impietosamente le deliranti mancanze dei nostri politici e lo fa utilizzando tutta la sua sapienza comica, aiutato da testi ben confezionati e da un’ attenta ricezione delle discussioni da bar. Il ponte sullo Stretto, le pensioni, gli esodati, le tasse, i dentini di Matteo Renzi, i deputati ignoranti. Eh già, quando si va a un suo spettacolo l’arrivo del senatore Antonio Razzi è il momento clou. Balletti in costume, battute, baffetti che si staccano, risate soffocate dello stesso Crozza. Il risultato è un diluvio di applausi, risate e interiori rivincite sul senatore ignorante. Mi immagino i pensieri: “ecco gliene ha dette quattro a quel cafone”. Alcuni sosterranno persino che siamo in un paese veramente democratico perché si possono sbeffeggiare presidenti, cavalieri, senatori e affini.
Anche Razzi si farà una bella risata pensando ai suoi tot-mila euro di stipendio al mese e al “meritatissimo” vitalizio.

E Roberto Benigni? Quanto ci ha fatto ridere? E quanto ci ha fatto commuovere, riflettere, persino maturare? Ricordo quel bellissimo carro armato americano che salva i prigionieri del campo di concentramento nel film La vita è bella. Circa la sterile polemica sul carro armato americano e non sovietico o anonimo, simbolo di vittoria e libertà, ricordo che Russi e “anonimo” non danno l’Oscar. Al Festival della Comunicazione di Camogli, prima di recitare un canto del paradiso davanti a una platea estasiata, Benigni ha cantato il suo celebre “Inno del corpo sciolto”. Che risate!
Di Benigni, però, devo ancora capire le circensi piroette intellettuali sulla Costituzione, sul fatto che prima fosse “la più bella del mondo” per poi diventare così-così, giusto in tempo per il referendum.

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Roberto Benigni al Festival della Comunicazione archivio fivedabliu

Insomma si ride. Si ride alla radio, si ride con le vignette sui giornali, un tempo su Berlusconi adesso sul figlio adottivo di Firenze. A proposito del vate di Arcore: molti credono abbia perso il titolo di cavaliere del lavoro ma la revoca può darla soltanto il Presidente della Repubblica che deve dichiararlo indegno su richiesta del ministro dello Sviluppo Economico. Il ministro Flavio Zanonato non lo fece e la Ministra Federica Guidi aveva la priorità di telefonare al fidanzato petroliere piuttosto che pensare a queste sciocchezze. Quindi l’iter non è mai partito e il Cavaliere è ancora tale.

Persino Beppe Grillo fa ridere nei vaffa day. Ridono tutti anche quando arringa la folla con un “italiani!” e un po’ impressione me la fa. Ma spero sia solo una battuta nella battuta.

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Beppe Grillo, Vaffa day Genova Archivio fivedabliu

Smetto di ridere quando, invitato a “L’aria che tira” su La7, il giornalista de L’Unità Fabrizio Rondolino, a microfoni spenti, si esprime così: “ESODATI CHE DUE COGLIONI…”

Chiudo con “Non uccidete il futuro dei giovani” di Don Gallo: “…poi però oggi si fanno film tipo Generazione 1000 euro per riderci su. Uno va a vedere il film, si diverte, ride, e così gli passa l’incazzatura. E dire che i mille euro al mese spesso sono un miraggio…Qui c’è da lanciare l’allarme, e con le sirene alla grande! Le attuali generazioni di giovani non hanno un lavoro degno e se avranno una pensione la avranno da fame. Ma non ci saranno più gli attuali genitori, la mamma e il papà che si tengono in casa i figli ultratrentenni e provvedono al loro mantenimento. Come faranno gli attuali giovani quando non saranno più giovani e oltre a non avere una pensione decente non avranno neppure la famiglia alle spalle? Come potranno vivere, loro e i loro figli? Giovani, incazzatevi!

fp

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