Almanacco di Fotografare

 

Aspettavo con ansia davanti all’edicola il mio turno per comprare l’Almanacco di Fotografare. Lo avrei letto avidamente nella mia stanza tappezzata con improbabili tentativi bianco e nero stampati la notte prima. “Che faccio? Mi guardo le fotocamere e sbavo su quelle che non posso comperare o mi chiudo di nuovo in camera oscura (in realtà bagno oscurato per la bisogna)? No stasera leggo, guardo, sbavo, sogno, e ripenso a quel ritratto che avrei dovuto stampare sulla TRE. Mannaggia è troppo morbido…c’è poca grana. Niente devo ripartire da zero. La prossima volta scatto con la Recording 2475. Una grana eccezionale. E come andrà sviluppata? Vabbé, adesso leggo l’ Almanacco”. Era il 1972. Sfoglio le prime cento pagine di facce anni settanta, un po’ distratto sui contenuti degli articoli perché tra poco arriverò all’apoteosi che come sempre comincia con la Alpa. Inarrivabile. Costa 4 stipendi del babbo. “Forse usata la trovo. E sì, poi con cosa compro gli obiettivi? Faccio una rapina? No, vediamo un po’ la Canon FTB: che bella!
Spigolosa, cromata. Però se potessi arrivare alla Nikon”.
E così, per ore, lumavo ciò che non era nelle mie possibilità. ” Non è facile decidere. Il mio compleanno è vicino, è ora di mandare in pensione l’Agfa Billy a soffietto anche se mi dispiace un po’. Ma sai le ragazze se arrivo con una Nikon? Ma che ragazze… pensa alle possibilità che ti può dare una reflex… forse se vendo la bici riesco a comprare un 300. A chi la vendo? Ha preso più botte della pentolaccia (una costante nei miei mezzi di trasporto), dove lo trovo uno che se la prende?. ” E la mia serata volava via, finché mia madre con finta severità mi riportava alla realtà, ricordandomi che la scuola non fa sconti e un ignorante non può fare il fotografo perché l’anima che volevo rubare alle persone meritava tanto rispetto da pretendere almeno un diplomato. A malincuore spegnevo la luce, accarezzavo con la mente quei corpi cromati e i modelli si avvicendavano nella mia testa fino a farmi crollare dal sonno. Sonno interrotto dalla luce della stanza che si accendeva improvvisamente: “e non ti azzardare a portare a scuola quel libro!” .

fp

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