L’avvelenata

Dopo il piccolo editoriale uscito ieri su Simone Regazzoni mi sono stati fatti dei commenti che ho gradito poco. Il più elegante è stato: “bella marchetta”.

Non sono contrario alle marchette in senso assoluto, sono contrario a quelle gratis.
Non sono un “marchettaro” semplicemente perché non mi hanno mai proposto di scattare foto specifiche o scrivere sotto dettatura. E se dovesse accadere ne dovrebbe valere la pena.
Di Simone Regazzoni ho semplicemente scritto quello che sta facendo, come lo sta facendo e quali siano gli effetti di quella che ritengo essere la sua strategia.
Per chiarire: appartiene a un partito, il PD, che non ho nel DNA e l’ho incontrato una sola volta in occasione di un evento organizzato per sostenere la candidatura di Raffaella Paita. Detto questo, se un suo evento vedrà la partecipazione di 3 persone, scriveremo che c’erano 3 persone. Nel caso fossero 75.000, diremo che erano 75.000 circa, perché di certo non saremo in grado di contarle tutte. Per noi le fonti devono essere verificabili e attendibili.
Siamo abituati a leggere e ascoltare bravissimi giornalisti che sono in gran parte schierati, e non credo gratis. Non li seguo più, non mi interessa la loro personale interpretazione, ho già le mie. Mi interessano i fatti. Sono nato “incendiario” e passati i 50 sono rimasto “incendiario”, in modo meno irruento, ma la sostanza è questa.
Ho visto rivoluzionari arrivare al diploma e mettersi la cravatta per entrare in carriera nell’ufficio di papà.
Ho visto rivoluzionari andare in sud America perché qui la rivoluzione non è stata fatta.
Ho visto sedicenti comunisti con tanto di berretto alla Che Guevara proporre contratti di lavoro fasulli.
Ho conosciuto imprenditori seri e altri disonesti. Ho visto compagni di partito sistemarsi nelle varie amministrazioni mentre mi davano ragione quando, giovane e inesperto, dicevo: “ma se facciamo come loro diventiamo come loro”.
Ho visto un compagno di liceo, che non era in grado di fare una O con un bicchiere e ignorante come pochi, diventare un importante immobiliarista e pontificare soluzioni economiche per la città.
Tutto questo grazie ai soldi di papà. Per tornare a noi, la lettura di un testo ne prevede la comprensione. Oppure ne prevede la comprensione attraverso i nostri preconcetti e allora non ci posso fare nulla. Vi siete chiesti quante persone ci fossero realmente in Piazza del Popolo, a Roma, per il “sì”? Perché per i sostenitori del “sì” erano tantissime, il pienone, per i loro detrattori pochissime. Vi pare normale? Eppure è solo un dato numerico, che può essere solo quello e non un altro.
Vi pare normale che una riforma costituzionale debba essere discussa e decisa da me e da altri come me che di mestiere fanno tutt’altro che i costituzionalisti? La stesura della Costituzione fu affidata a persone competenti e al di sopra delle parti, illuminate per usare un termine metafisico, non fu fatto un referendum.
E’ possibile che oggi la politica sia così poca cosa da non saper fare queste modifiche? O da decidere di non farle? Possibile che debba decidere per il “no” prendendo spunto da Marco Travaglio durante uno spettacolino? O decidere per il “sì” ascoltando Matteo Renzi che  usa un linguaggio poco in linea con la sua funzione istituzionale? Possibile che non si possa aprire un grande cantiere senza che qualcuno finisca al gabbio perché prende le mazzette?
Credo che il nostro futuro non meriti una “politica partecipata” fatta con il televoto.
Per questi motivi la nostra impostazione del blog risulta strana, ma forse siamo tra i pochi a esprimere posizioni di banale buonsenso.
Da incendiario, consiglio a chi mi ha dato del marchettaro di continuare a leggerci così riuscirà, forse, a riempire di qualcosa l’anonima forma che tiene separate le sue orecchie.

fp

 

5 Comments

  1. Perfettamente in sintonia. Non è da tutti leggere fra le righe il significato di un’opinione… forse troppe righe per pochi neuroni

  2. Complimenti, ho letto il tuo articolo su Regazzoni e mi è sembrata la puntuale relazione dei fatti, unita a una rara comprensione, al di sopra delle parti di cosa stia realmente succedendo. Ovvio che in una città schierata, eccessivamente ideologica e con poco buon senso come la nostra, soprattutto per quanto riguarda l’establishement politico, che riproduce in cerchi concentrici il suo essere, il tuo pensiero nei confronti dell’unico autocandidato che sta producendo qualche cosa di nuovo, abbandonando il benaltrismo e le banalità dietro a cui molti si trincerano, stia producendo danni. Un consiglio da chi ha qualche anno più di te, giornalista in pensione. Non ti curar di loro,ma guarda e passa. Io continuo a leggerti con piacere

  3. Fabio il mio pensiero sul PD lo conosci. Credo sia il peggior gruppo di potere dal dopo guerra e chiaramente mai e poi mai voterò suoi esponenti che sono espressione di qualche gruppo di cui sopra .Quanto sopra non mi esime dal farti i complimenti per l’articolo poi sul personaggio evito ..si fa presto a dare del filosofo. ciao.

    • Fabio Palli

      In un paese normale le persone, politici compresi, fanno i conti con quello che dicono e fanno. Pazienza i cittadini normali, ma per quanto riguarda i politici il peso delle parole deve necessariamente avere una valenza maggiore. Oggi parliamo di Regazzoni, che, al netto delle posizioni politiche, è l’unico che dice qualcosa. Quando parleremo con lui , se lo vorrà,senza preconcetti (preconcetto è una brutta abitudine tutta italiana) e ben disposti, cercheremo di approfondire le tematiche. Ma senza mai alzare i toni. Nel frastuono non si capisce niente.

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