Genova come New York. Stefano Balleari e la teoria delle “broken windows”

Genova – Con le prossime amministrative del 2017 si giocherà una partita importante per Genova, una partita che segnerà il futuro della città per i prossimi quattro anni.
Chi saprà interpretare al meglio i bisogni dei genovesi? Accendiamo i riflettori sui candidati.

Matteo Salvini, a Firenze per il NO, si è proposto come leader del centrodestra. Che cosa ne pensa?
Io penso che siano finiti i momenti in cui la leadership viene calata dall’alto. Secondo me dovranno essere i cittadini a decidere chi sarà il loro rappresentante.
Pertanto va benissimo Matteo Salvini, va benissimo Giorgia Meloni. Penso che Silvio Berlusconi, per una questione anagrafica, non voglia più ripresentarsi. Andrebbe benissimo Giovanni Toti. Stefano Parisi lo conosco molto poco e poi ho un ottimo rapporto con Toti pertanto, secondo me, potremmo mettere in campo queste tre forze e poi far decidere ai cittadini da chi vogliono essere rappresentati.

Ha parlato di candidato calato dall’alto. Si aspetta che la Lega Nord per Genova candidi qualcuno dall’alto per la poltrona di Sindaco?
Ci può stare benissimo ma secondo me dovranno essere i cittadini a sceglierlo. Avere un’identità di vedute è un’esperienza che si è già rivelata vincente per il centrodestra. In Regione Liguria, anche se solo da poco più di un anno, si sta lavorando congiuntamente e si sta lavorando bene. Secondo me si può ripetere la stessa esperienza per quanto riguarda il sindaco della nostra città.

Quindi pensa a una sorta di primarie per la scelta del candidato sindaco?
Primarie è una parola che mi piace molto ma bisogna capire che cosa si intende. Se per primarie lei intende qualcosa come quelle del PD, dico “no, grazie” è una roba che non mi appartiene.
Potremmo intendere, invece, che un partito o una lista civica esprimono il proprio candidato e fanno scegliere ai cittadini in base a sondaggi, anche on line. Ci si chiede, poi, se sia meglio un candidato politico o uno della società civile. Io non amo quest’ultima definizione perché la società civile siamo tutti noi e soprattutto noi politici locali facciamo parte della società civile. La cosa importante è che ci sia una persona che accolga quelli che sono i desiderata dei cittadini, che voglia dare una sferzata importante rispetto a una serie di amministrazioni che si sono succedute in questi ultimi anni a Genova e che non hanno dato nessun risultato. Forse adesso è il momento di cambiare, ora che la nostra città è ridotta a quello che è.

Un giudizio di merito sull’attuale Sindaco, Marco Doria. Che cosa salva di questa amministrazione?
L’educazione del sindaco che si va a contrappore all’arroganza che aveva l’ex sindaco, Marta Vincenzi.
Direi che il Sindaco Doria, persona educata e propositiva, non sa dire no e questo è uno dei problemi più grossi che ha. Ha scelto una giunta che secondo me non funziona, forse per motivazioni di tipo politico, nel senso che ogni partito ha voluto metterci la mano.
Genova è assolutamente immobile, non sono state prese decisioni. Le uniche decisioni, forse per evitare il confronto, sono le ordinanze sindacali che vengono emesse in maniera frettolosa, senza ascoltare i cittadini, senza ascoltare i rappresentanti dei cittadini e che non accontentano mai nessuno.

Da Sindaco, come pensa di mediare tra la movida e i cittadini del centro storico? Posto che la movida è un modo per vincere il degrado e far vivere i nostri vicoli.
L’ordinanza che è stata fatta dal Sindaco per tentare di arginare le divagazioni nefaste della movida non serve assolutamente a nulla.
Faccio questa premessa: dappertutto movida ha un’accezione positiva, a Genova è una parolaccia. Viene identificata con comportamenti scorretti, con qualcosa che non funziona ma non è facendo un’ordinanza di chiusura anticipata dei locali che si possa risolvere la cosa. In questo modo semplicemente si sposta il problema.
La soluzione, al di là dell’educazione dei singoli sulla quale il sindaco non può intervenire, è fare dei controlli mirati nelle zone del centro storico, controlli effettuati dalla polizia municipale o da altre forze dell’ordine. Proprio questa mattina leggevo che il Sindaco di Milano Giuseppe Sala, di fronte ai recenti disordini, invoca il ritorno di quell’esercito che il suo predecessore, Giuliano Pisapia, aveva allontanato. Non si tratta di avere uno stato di belligeranza in città ma di tutelare i cittadini che vogliono uscire, che vogliono divertirsi.
Dalla movida buona, i cittadini hanno solo che da arricchirsi: le loro case varranno di più, potranno uscire più tranquillamente, i locali del centro storico porteranno lavoro.
Lei pensi che dall’introduzione dell’ordinanza anti movida – si parla dei primi di maggio 2016 – a ottobre, si sono persi ottanta posti di lavoro. Questo perché l’obbligo di chiusura anticipata ha costretto i titolari a lasciare a casa alcuni dipendenti. E comunque il problema del rumore non è risolto perché i locali chiudono ma le persone schiamazzano fuori. Anzi, secondo me questo peggiora la situazione.

Nella precedente campagna elettorale lei ha speso all’incirca 481€. Sarà un Sindaco oculato? Dove risparmiare?
Bisogna dire la verità, quando si parla di spending review – parola che io detesto – devo fare riferimento al fatto che i comuni hanno risparmiato oltre il 35% rispetto a quelli che erano i programmi di spesa mentre l’ente nazionale ha risparmiato un 10% circa. Quindi i comuni hanno già fatto un passo avanti per quelli che possono essere i risparmi e l’ottica di una buona spesa.
Certo si può ottimizzare ulteriormente.
Abbiamo alcune società partecipate che non sono indispensabili. Penso alle farmacie comunali che chiudono in perdita. Occorre venderle ai privati e poi investire il ricavato sulla città. Faccia conto che il loro valore è circa 10milioni di euro. Sarebbero 10 milioni da investire sulla città e non sono pochi.
Io ho fatto una battaglia e mi sono inimicato il nuovo direttore generale di Farmacie Genovesi perché ritenevo che la sua figura fosse assolutamente inutile. Ho formulato questo quesito anche al Sindaco.
La questione sta così: ciascuna farmacia, per legge, ha un direttore. Poi, per tutte, c’è un direttore generale che risponde al presidente della società. Mi sembra che ci sia un doppio passaggio al quale si possa assolutamente ovviare facendo in modo che ogni direttore generale responsabile della singola unità territoriale risponda direttamente al presidente.
Sarebbero 100.000 euro di stipendio risparmiati.

Alcuni ritengono che non sia corretto parlare, per Genova, di periferie. Eppure è indubbio che le zone periferiche subiscono diverse servitù e sono in una situazione di degrado. Nel caso diventasse Sindaco, quale sarebbe il primo intervento e dove?
Neanche a me piace la parola periferia. Preferisco definire Genova una città policentrica. In ciascun Municipio ci sono difficoltà diverse, ma il problema fondamentale della nostra città resta la sicurezza.
Mi ha sempre affascinato tantissimo la teoria delle broken windows, applicata a New York da Rudolph Giuliani, il sindaco della “tolleranza zero”. Questa teoria sostiene che, se oggi ho una casa con una finestra rotta, facilmente domani ne avrò un’altra perché degrado chiama degrado. Sotto le finestre rotte qualcuno lascerà del pattume, poi qualche materasso.
Il degrado si elimina non solo eliminando la delinquenza, ma anche cercando di rendere tutto più sicuro, più bello in senso non estetico ma di pulizia.

Un suo motivo per dire NO alla riforma costituzionale.
Non voglio parlarne più di tanto perché non si fa altro. Io sono referente del mio partito per il NO e ho organizzato un incontro con Giorgia Meloni qui a Genova, al Teatro della Gioventù, per venerdì 18 novembre. Spiegheremo le motivazioni di tipo tecnico e non solo politico per cui è opportuno votare no.
Vi anticipo che un problema è come il quesito referendario è posto, perché mette insieme tante domande che potrebbero avere risposte diverse e non una sola.
Poi l’articolo 138, fatto dai nostri padri costituenti in maniera assolutamente partecipata e condivisa, prevedeva che le riforme alla Costituzione dovessero avere determinate percentuali (la maggioranza assoluta, N.d.A.) e dunque non era questo il momento per fare la riforma. Avremmo dovuto continuare a lavorare per una modifica che sarebbe opportuno fare ma non così, non a colpi di maggioranza. La carta costituzionale è di tutti i cittadini e tutti devono sentirsi riconosciuti in quel documento.

Simona Tarzia

Potrebbe interessarti anche:

https://fivedabliu.it/2016/11/19/giorgia-meloni-a-genova-fra-test-pre-elettorale-e-referendum/

 

CONDIVIDI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.