Perché l’ANPI vota NO

La coscienza politica degli italiani è intermittente come le lucine dell’albero di Natale. Questo popolo chiassoso teme, quasi per istinto, la partecipazione e l’impegno civile.
Certo la politica non ha aiutato: vent’anni di fascismo, vent’anni di berluconismo e diseducazione hanno abituato gli italiani a considerarla come un problema degli altri, di quelli che non temono di sporcarsi le mani. Perché la politica è una cosa sporca e la gente per bene si limita a dirne male.
L’italiano è insofferente a ogni impegno che comporti una seria analisi e una rinuncia alla propria indifferenza e spesso si schiera dalla parte di chi fa la voce grossa, di chi alza i toni del confronto e offende e insulta.
E insulti all’ANPI ne sono volati tanti durante questa campagna referendaria, una campagna dura, dove persino l’Unità ha parlato una lingua diversa e si è mostrata pronta a mettere al rogo Carlo Smuraglia, il Presidente nazionale dell’associazione partigiana.

Di questi atteggiamenti, del perché l’ANPI si sia schierata per il NO, della spaccatura interna orchestrata dai giornaloni, di Casapound parliamo con Massimo Bisca, Presidente provinciale dell’ANPI genovese.

Simona Tarzia