Giovanni Giaccone tra “Chiaroscuro e Biancamaro”

Genova in chiaroscuro è una raccolta in taglio giornalistico di storie e di misteri realmente accaduti a Genova, tra il 1500 e il 1800, e dimenticati.
“Il mistero – racconta Giovanni Giaccone, giornalista e scrittore – è camminare per strada e domandarsi cosa sia accaduto nei luoghi che percorri. Perché chi ha scritto la storia di Genova ha deciso che alcuni fatti andassero emarginati, dimenticati. Il mistero è riscoprirli”. 

Le storie sono ricordate solo se interessano al potere. Dopo il Congresso di Vienna e con l’annessione della Liguria al Regno di Sardegna, furono i Savoia a condannare all’oblio una parte del nostro patrimonio culturale.
“Ho sempre pensato – continua Giaccone – che uno dei principali compiti del giornalista fosse questo: scoprire la ragione segreta delle cose, delle piccole grandi cose del quotidiano. Questo aspetto mi ha sempre affascinato”.

Chiaroscuro e biancamaro uniti in questa presentazione del suo libro: cosa li accomuna?
“Si tratta di storie genovesi e il biancamaro è un cocktail genovese di un’epoca dove non c’era la disponibilità dei grandi whisky, dei grandi distillati che si usano oggi. È un cocktail resiliente perché resiste nel tempo.
Lo bevevano gli operai, i lavoratori del porto, i muratori. Era fatto con la bianchetta di Coronata e una spruzzatina di bitter. È un cocktail dimenticato e mi è piaciuto ricordarlo insieme alle storie e abbinarlo a questa presentazione”.

Un’anticipazione del suo libro: le Mura di Malapaga.
“Erano le prigioni per gli insolventi. Genova, si sa, era molto attenta all’aspetto economico.
Il dato importante, più terribile, è che le Mura furono le prigioni che ospitarono gli Ebrei in fuga dalla Spagna nel 1400.
Morirono quasi tutti di freddo e fame perché venivano incatenati all’aperto e senza cibo. Per disperazione e per salvare almeno i proprio figli, li vendettero come schiavi. Questo è un aspetto triste ma che ha voluto dire qualcosa per Genova perché probabilmente tra noi, adesso, c’è qualcuno che discende da quei bambini”.

Genova in Chiaroscuro lo consiglierebbe come vademecum ai prossimi candidati a sindaco?
Certo, perché è la ricerca di un’identità che forse Genova ha perso nel tempo. Il tentativo mio, molto piccolo, molto semplice, è quello di cercare di recuperare questa identità attraverso fatti storici dimenticati ma che, se messi sotto i riflettori, ci possono ricordare qualcosa di chi siamo stati e di cos’è Genova. Penso che farebbero bene a leggerlo”.

Adesso possiamo cedere anche noi al biancamaro!

Simona Tarzia

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