Non con i miei soldi!

Non sono pochi gli episodi di market abuse – cioè quell’effetto di turbativa del mercato conseguente all’abuso di informazioni privilegiate (insider trading) o alla diffusione dolosa o colposa di notizie che alterano l’andamento delle quotazioni o che nascondono situazioni di dissesto – che negli ultimi anni hanno colpito gli investitori. Pensiamo al crack di Cirio e Parmalat nei primi anni duemila o a Lehman Brothers nel 2008.

In una società in cui gli esperti economisti hanno adottato il pensiero unico e si sono fatti portavoce occulti del verbo aziendale, in una società dove una parte dei media, come fosse embedded, esiste per difendere gli interessi dei gruppi cui appartiene e trasforma il desiderio di informazione in una trappola per il lettore, come possiamo difenderci?

Ne abbiamo parlato con Ugo Biggeri, presidente di Banca Popolare Etica, durante la presentazione del libro “Non con i miei soldi! Sussidiario per un’educazione critica alla finanza”.

Perché è importante educarsi alla finanza?

“La finanza ci riguarda tutti e, che ci interessi o meno, lei si interessa di noi. Come sempre, se non si conosce un linguaggio, si finisce coll’essere fregati da chi questo linguaggio lo padroneggia. Sulla finanza ci sono un sacco di cose che non conosciamo e, ahimè, ne paghiamo le conseguenze.  Pensiamo che i soldi oggi non ci siano nel mondo. Ce ne sono molti di più che in passato, solo che sono distribuiti in maniera diversa”.

Noi pensiamo, sbagliando, che quando consegniamo in banca i nostri soldi questi rimangano fermi. In realtà non è così. I nostri soldi si muovono tantissimo e non sempre sono innocenti.

“Sì, in effetti noi vediamo le banche come un servizio ma in realtà sono molto di più. Di fatto mettono in circolazione i soldi, sono in grado di anticipare i soldi che le persone o le imprese guadagneranno in futuro. Quindi i nostri risparmi non finiscono in un deposito ma sono immediatamente impiegati.
Quello che può succedere è che vengano usati per cose che non ci piacciono: sei un agricoltore biologico e la tua banca magari investe nell’agricoltura chimica o negli OGM. Sei un pacifista e la tua banca favorisce il commercio delle armi. Le banche possono investire ovunque e noi non sappiamo dove vadano i nostri soldi.
Se venissero usati per il bene comune, il risparmio sarebbe esso stesso un bene comune”.

Invece il 50% delle risorse che entrano nelle banche sotto forma di risparmio non vanno ad alimentare il circuito dell’economia reale ma servono a finanziare la finanza. I prodotti finanziari sono diventati concorrenti dell’economia reale nell’attrazione delle risorse. Il grosso problema è che solo l’economia reale è in grado di aumentare i capitali generando nuova ricchezza – al di là delle eventuali sperequazioni distributive – perché solo l’economia reale prevede che il denaro si trasformi in merci o servizi da rivendere per ottenere profitto.

Andrea Baranes, Ugo Biggieri, Andrea Tracanzan e Claudia Vago
Non con i miei soldi! Sussidiario per un’educazione critica alla finanza
Altreconomia, 2016, 144 p.

Un dato su cui riflettere: i volumi finanziari che si scambiano nel mondo sono pari a venti volte il PIL mondiale e non sono sottoposti a tassazione perché non esiste una normativa che preveda una tassa sulle transazioni.

Quanto influiscono le lobby della finanza sulla politica?

“Influiscono molto. Banalmente, il numero dei lobbisti che la finanza mette in campo a livello dell’UE, dove ormai si fanno la maggior parte delle leggi che riguardano il tema finanziario anche italiano, è enorme. Si parla di 1700 persone, per 120milioni di euro di fatturato annuo. Per cui tutte le volte che si vuole mettere mano a una regolamentazione e si apre una consultazione pubblica, a questa consultazione rispondono le lobby, cioè chi ha i soldi, le risorse, la capacità di influire.
In Europa è stata creata apposta un’organizzazione non governativa – Finance Watch – per fare lobby sulla finanza, altrimenti i parlamentari non avrebbero avuto mai una voce critica.
C’è, poi, una lobby culturale per cui, di fatto, i politici si sentono in dovere di chiedere alla finanza cosa fare in campo economico.
Il risultato è che la politica salva le banche ma non chiede niente in cambio in termini di regole più ragionevoli o che possano favorire gli investimenti nell’economia reale”.

Il 7 giugno 2016, nel report “Lobbing for the City of London. The firepower of the UK financial sector in Brusselles”, Corporate Europe Observatory denuncia come i banchieri inglesi spendano più di 34milioni di euro l’anno per influenzare le politiche dell’Unione Europea.
Scarica il report di Corporate Europe Observatory

Abbiamo una speranza che cambi qualcosa?

Certo, abbiamo speranza perché le persone si interessano sempre di più di temi come la tassa sulle transazioni finanziarie, i paradisi fiscali e la regolamentazione di una finanza che pare non avere limiti.
Nascono iniziative dal basso, come Banca Etica, in cui si prova a fare intermediazione riuscendoci in modo efficace, facendo sapere dove finiscono i soldi delle persone e utilizzandoli per il bene comune”.

Simona Tarzia

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