Ci puoi scommettere: più azzardi, più perdi

 

 

È quasi sempre sui problemi marginali, formali, esterni che si discute pubblicamente. I veri problemi, le scelte da cui dipende la sorte effettiva della convivenza sociale non vengono neppure sfiorati. Esiste certa politica che è più attenta ai gruppi di interesse che all’interesse di gruppo e finisce col relegare i cittadini alla categoria manzoniana degli umili travolti dalla storia.

Così può accadere che alla Commissione Bilancio della Camera, il 25 novembre scorso, l’onorevole Massimo Enrico Baroni possa dire con risolutezza e senza essere smentito che: ”[…] in effetti, dopo tre anni e mezzo di legislatura, abbiamo imparato una lezione: una maggioranza può riuscire a sfinire un movimento di opposizione semplicemente con un muro di gomma. Vede, Presidente, io non ho particolare antipatia per il sottosegretario Baretta, non lo conosco, abbiamo parlato pochissimo e, tra l’altro, è una persona anche estremamente aperta, aperta al dialogo, con un atteggiamento anche bonaccione, eppure è anche una persona, come lui stesso ha dichiarato, sempre aperta alle raccomandazioni.

Il punto è questo, Presidente. Noi ripresentiamo con questo ordine del giorno un emendamento che riguarda una battaglia, una battaglia sacrosanta, che è relativa ad un milione di famiglie italiane che soffre gravemente di azzardopatia, che sono coinvolte. Sono giovani disoccupati, anziani con pensioni molto basse; un altro milione di persone è considerata problematica. […]

Ma veniamo al lavoro che ha fatto il sottosegretario Baretta, perché deve rispondere ai cittadini. Il sottosegretario Baretta ha fatto scadere la delega fiscale, ha dolosamente colluso con l’insabbiamento di una proposta di legge in quota maggioranza appoggiata e votata dalle minoranze e dall’opposizione per la cura, la prevenzione e la riabilitazione del gioco d’azzardo, che aveva previsto un’indagine conoscitiva, che arrivò con un tomo, con una pubblicazione enorme nella XVI legislatura.

Ebbene, lui è dolosamente colluso con l’insabbiamento di questa proposta parlamentare, per allontanare ancora di più il Parlamento dal Governo, i cittadini dal Parlamento e dal Governo stesso. Non si è preoccupato, nonostante non ci sia stata nemmeno la votazione di due emendamenti importantissimi in sede di legge di bilancio, nemmeno di entrare nel merito di due semplici ordini del giorno e perché lui è il sottosegretario delle raccomandazioni: accetta tutte le raccomandazioni. Lei, sottosegretario Baretta, per quanto riguarda la lotta tra le lobby di potere e le multinazionali e i cittadini, che sono stufi di questa offerta dilagante di gioco d’azzardo, verrà ricordato come il sottosegretario delle raccomandazioni” (QUI l’intervento completo).
E può accadere che la stessa commissione respinga questo ordine del giorno sul divieto totale di pubblicità diretta e indiretta, quindi comprese le sponsorizzazioni, sull’azzardo. (Leggi l’ODG in assemblea su P.D.L. di bilancio 9/04127-bis-A/069).

Era importante approvare una normativa più restrittiva perché le ipotesi contenute nella penultima legge di stabilità hanno reso possibile quel connubio tra FIGC e INTRALOT che consente a uno dei maggiori concessionari di gioco in Italia di sponsorizzare la nostra nazionale, con gravi ricadute sui comportamenti dei soggetti più fragili. Anche lo sport crea i suoi divi! Per la folla di tifosi che segue le loro imprese, i campioni diventano eroi, simboli di una vita di successo, icone da imitare.

E il numero dei giocatori cresce…

I numeri dell’azzardo in Italia

Secondo il rapporto dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nel 2015 la raccolta, cioè il volume di denaro giocato, ammonta a oltre 88 miliardi di euro e la spesa ha rappresentato l’1,1 % del PIL e l’1,73% dei consumi delle famiglie.
Il lotto, con il 13%, le lotterie istantanee, con il 14%, e gli apparecchi da intrattenimento, con il 55%, assorbono più dell’80 %della spesa. Il settore delle scommesse e quello dei giochi di abilità a distanza conservano una quota che sfiora complessivamente il 10%.
Poco meno della metà della spesa contribuisce a finanziare il bilancio pubblico poiché è destinato alle casse dello Stato. Nel periodo considerato l’erario ha incassato tra gli 8,2 e gli 8,9 miliardi di euro.
Dobbiamo aggiungere, peraltro, che le entrate erariali non sono censite nella loro completezza, poiché occorrerebbe sommare, al flusso generato direttamente dal gioco, gli introiti in conto capitale, cioè la vendita dei diritti di accesso al mercato, i vari canoni e le imposte sui redditi pagate dalle imprese della filiera industriale.
Non solo: tutte le ricostruzioni dell’andamento del sistema dei giochi si rifanno a dati che sono sottostimati perché non tengono conto del gioco illegale.
Per avere un’idea della portata del gioco parallelo basti pensare che la Commissione Parlamentare antimafia, nella relazione approvata nella seduta del 17 novembre 2010, stimava per il 2006, a fronte di 200.000 apparecchi AWP allora regolarmente collegati, “almeno altrettanti apparecchi illegali”.

Il gioco in aumento tra gli adolescenti

Sono circa un milione gli studenti che riferiscono di aver giocato somme di denaro almeno una volta negli ultimi dodici mesi. Nel periodo dal 2014 al 2015 la percentuale è cresciuta dal 39 al 42%, con un 7% che riferisce di giocare quattro o più volte alla settimana.
L’incremento maggiore è quello di quattro punti registrato fra le ragazze 16-17enni, dal 27% al 31%.
Questi i dati allarmanti che emergono dallo studio Espad®Italia del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr), condotto su un campione di 30.000 ragazzi tra i 15 e i 17 anni, su tutto il territorio nazionale. In particolare si registra un’inversione di tendenza: per la prima volta dopo cinque anni di indagine il dato sugli adolescenti è in crescita.  Il luogo preferito dai giocatori è la sala scommesse. Il gioco on line copre una fetta pari all’8% così distribuita: il 48% dei giocatori virtuali usa il pc, il 35% lo smartphone, gli altri usano il tablet o accedono tramite internet point.

La situazione a Genova e in Liguria

Nel 2011 la Corte Costituzionale ha riconosciuto alle regioni la potestà legislativa in merito alle sale da gioco, con il preciso intento di tutelare “[…] un pubblico costituito da soggetti psicologicamente più vulnerabili od immaturi e, quindi, maggiormente esposti alla capacità suggestiva dell’illusione di conseguire, tramite il gioco, vincite e facili guadagni”  (Sentenza Corte Costituzionale n. 300/2011).

La Liguria è stata la prima regione a occuparsi dell’azzardo grazie anche alle battaglie dell’onorevole Lorenzo Basso (QUI la legge regionale n. 17 del 30 aprile 2012).

Genova è stata la prima città metropolitana a dotarsi di un regolamento introducendo anche norme più restrittive rispetto a quelle previste nelle normative statali e regionali in materia.
In particolare il divieto di giocare alle slot dopo le 19.30 e l’introduzione di un requisito di distanza dai luoghi sensibili come le scuole, gli stabilimenti balneari, i luoghi di culto, gli sportelli bancomat.
Sul Regolamento del Comune di Genova  abbiamo intervistato Clizia Nicolella, presidente della Consulta Permanente sul Gioco a Premi in Denaro, in occasione della Terza Giornata Genovese Contro l’Azzardo – “Azzardo 2017: cosa cambia”, che si è svolta il 12 dicembre scorso a Genova, al Teatro della Gioventù.

Che cosa è cambiato dopo l’approvazione del regolamento del 2013?
“È cambiata molto la situazione sul territorio nel senso che non sono più state aperte sale da gioco e i locali che volevano la licenza per mettere le macchinette dovevano avere i requisiti di distanza dai luoghi sensibili.  Cambierà ancora di più a partire dal maggio 2017 perché il regolamento si estenderà anche ai vecchi esercizi. Chi, oggi, ha una licenza in una zona dove non è più consentito averla, al momento del rinnovo si vedrà negare la licenza”.
Un tema scottante questo dell’irregolarità delle vecchie licenze, che investe circa il 90% degli esercizi e che fa presagire dure battaglie da parte delle associazioni di categoria.

Il lotto e lo Stato biscazziere

L’articolo 721 del codice penale definisce i giochi d’azzardo come “quelli nei quali ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita è interamente o quasi interamente aleatoria”.
Alla presidente della Consulta abbiamo chiesto perché allora non si parla del gioco del lotto e dell’influenza che questo ha sugli anziani.
“Perché il gioco del lotto, in realtà, è quello che contribuisce a rendere usuale l’azzardo.  È accettato socialmente e non si parla del gioco del lotto perché farebbe sorridere. In realtà non c’è da sorridere perché ci sono persone che impegnano e perdono molto denaro. Classicamente l’immagine del giocatore non è legata al lotto, almeno come era inteso tradizionalmente. Oggi, che è diventato tutto veloce e si fanno estrazioni continuamente, c’è chi investe somme ingenti e si rovina anche”.
Uno stato biscazziere come può fare una legislazione valida contro l’azzardo?
“Lo Stato ha il monopolio ma è quello che si voleva ottenere. La legalizzazione del gioco d’azzardo è servita per togliere i proventi del gioco dai circuiti malavitosi, per cui è stato un procedimento assolutamente legittimo e lodevole. È successo, però, che questo abbia sdoganato il gioco d’azzardo. Il nostro paese è diventato il primo per somme investite per cui c’è qualcosa che non ha funzionato. Quello che vogliamo recuperare è la misura, si deve contenere il fatto che il gioco diventi una malattia importante”.

Il problema dell’azzardo non è solo un problema di legalità ma anche di distorsioni perché occupa tutta la vita del giocatore, che non ha più amici, famiglia, lavoro o vita di relazione. Esiste solo il gioco.

Simona Tarzia
© riproduzione riservata

Note
Legge di stabilità 2016: http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2015/12/30/15G00222/sg

Legge di stabilità 2017: http://documenti.camera.it/leg17/dossier/pdf/ID0026s1.pdf

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