Massimo D’Alema e il Movimento Democratici e Progressisti

Quando arrivi alla cattedra consapevole di non aver studiato hai due opzioni. La prima, poco dignitosa, è affrontare la prova cercando di farla franca. La seconda, quella meno semplice, è dichiarare la tua impreparazione. Da queste scelte capirai di che pasta sei fatto.
Tra pochi mesi la nostra classe dirigente dovrà venire alla cattedra ma, ahimè, affronterà l’interrogazione davanti a una giuria con poca memoria e scarsa preparazione. Oggi il postino non mi ha consegnato una raccomandata nonostante fossi in casa. Chiamo l’ufficio di Sestri Ponente, in Via Catalani, e l’impiegata mi spiega che per il postino è sufficiente “raggiungere l’indirizzo”. Se nel palazzo ci sono omonimi lui prova con il primo nome. Se non riceve risposta è autorizzato a lasciare l’avviso senza alcun dovere di approfondimento.
Le cose vanno così, ognuno difende l’orto che si è costruito e che ha ornato di diritti e di difese. Doveri pochi e facilmente aggirabili. Da buon italiano ho fatto mente locale per capire chi ho nelle conoscenze per poter ristabilire il mio diritto a ricevere la posta. Non esistendo un fato che possa costringere il postino a una settimana di dissenteria selvaggia, ho deciso per il reclamo. Via mail? Ma dai! Siamo nel 2017 e quindi devi compilare un papiro che finirà in un mucchio selvaggio e che forse verrà letto da un elemento simile al postino che aveva altro in testa che consegnare la posta.
Lascio perdere.
Il problema è questo. Il mio, il nostro problema è questo.
Siamo schiacciati dal basso da una pletora di inetti arroganti che ci avvelenano la vita e dall’alto da una lobby di mestieranti che appena possono ti mettono le mani in tasca. A proposito di politica, ieri a Genova, alla sala Cap di Via Albertazzi, è arrivato Massimo D’Alema. È bravo. Il suo applauso dopo gli interventi degli altri relatori è composto e misurato. Parla scandendo le parole, se le gode, dà loro lo spazio che meritano e sa esattamente quando gli astanti si spelleranno le mani in scroscianti applausi. Sembra appena tornato da un lungo viaggio in un posto “altro” fatto di contemplazione e fusione con la natura e di lunghe chiacchierate con Osho in cerca del vero senso dell’esistenza del PD. Lui è un altro miracolo di Matteo Renzi, un Lazzaro millennial che non avendo trovato risposte ha deciso di svoltare e dare “nuovi” contenuti alla politica. Durante il suo discorso dove retorica, satira politica e analisi si fondono in una fluidità rara, mi chiedevo dove era stato negli ultimi 6-7 anni per fare le pulci a tutto il mondo romano. Rimane il fatto che il suo perfetto exordium e la captatio benevolentiae a cui ho assistito, e che sono stati scientificamente srotolati davanti ad una platea rapita, fanno di Massimo D’Alema il più preparato politico in circolazione e comunque l’unico ad avere i numeri per fare il leader di un nuovo partito. La sua idea politica non è interessata alle prove intellettuali del proprio contenuto e quindi ho aspettato un’ora che pronunciasse la fatidica frase: ”eccovi il Manifesto politico di questo nuovo movimento progressista che si occuperà dei poveracci, dei disoccupati, degli esodati (esistono ancora?) dei sottopagati e di tutti quelli che sono sfruttati o che andranno in pensione a 70 anni, dei giovani che vanno altrove e di quelli che rimangono qui assunti dalle cooperative per quattro castagne succhiate. Sono qui perché il PD ne ha combinate talmente tante che mi sento in dovere di chiedere scusa”. Ho atteso invano, come si aspetta il 128 alla fermata o un taxi a New York quando piove, ma ho assistito alla nascita di un nuovo PD che accoglierà tutti quelli che vorranno partecipare a questo progetto politico, ma senza Matteo Renzi che resterà nel PD originale. Ora gli elettori potranno scegliere tra l’originale e quello remastered, dove la sostanza viene mascherata dalla forma.

fp