PD, Mario Tullo: “Non sta a noi definire chi è alla nostra sinistra”

Genova – “Non sta a noi definire chi è alla nostra sinistra”. Risponde così Mario Tullo, deputato genovese del partito Democratico, alle esternazioni di Deborah Serracchiani, Vicesegretario nazionale PD, che alla convention renziana del Lingotto era stata categorica sulle alleanze: “Pisapia è la Sinistra a cui guardare, ma non pensi chi è uscito dal PD di rientrare con quel listone”.

Quella di Tullo è un’apertura e insieme un’analisi lucida della situazione politica: “Se fossi un dirigente, Vicesegretario del Partito Democratico, continuerei a essere preoccupato e anche dispiaciuto per chi ha lasciato il PD. Dovremmo cercare di confrontarci con questo soggetto nascente e io suggerirei un po’ di cautela nel senso che il PD, per vincere in campo nazionale e per vincere anche le prossime sfide alle amministrative, dovrà unire il Centro Sinistra”.

Una mano tesa ad Articolo 1 Mdp? Per certo quella che emerge dalla nostra intervista è una posizione che guarda a un progetto collettivo: “Per provare a vincere a Genova è necessario che il PD non corra da solo, occorre un’alleanza più larga possibile”.

Lorenzo Guerini

Non altrettanto lungimirante Lorenzo Guerini – Vicesegretario PD, in coppia con Debora Serracchiani – che confonde referendum e voto politico e dal Lingotto tuona: “Sbagliato pensare ora alle alleanze, bisogna pensare a costruire un partito che sia punto di riferimento per i 13 milioni di italiani che hanno votato SÌ al referendum”.
Tullo usa altri toni: “Sarebbe sbagliato pensare che noi si possa ripartire dal 41% e considerare avversari tutti gli altri che hanno votato NO ma continuano a guardare alla sinistra”.
Il referendum del 4 dicembre scorso è una fase che il Partito Democratico farebbe bene a superare in fretta. Ci vuole uno scatto, una maggiore propensione al futuro per non andare definitivamente in frantumi.

Occorre oltrepassare gli egoismi e le miopie come è accaduto per la scelta del nuovo segretario regionale del PD ligure: “Sabato 18 marzo eleggeremo il nuovo segretario che supererà il commissariamento di David Ermini e abbiamo scelto di non andare a uno scontro tra correnti ma trovare una soluzione che in questo momento esprima una guida unitaria”.
Questa scelta è il Senatore Vito Vattuone, unico candidato.
“Anch’io che non sono un renziano e sostengo Andrea Orlando – continua Tullo – ho valutato che Vattuone possa essere la guida giusta per il PD ligure”.

Non ci sarà una sfida al testosterone neppure per la scelta del candidato sindaco: “Le primarie sono solo uno strumento, non sono un obbligo di legge o una scelta per sempre. E visti i tempi questo percorso mi sembra complicato”.

Come dargli torto? Spesso le primarie esprimono candidature molto gradite al circuito ristretto dei militanti ma poco alla città e, del resto, anche dagli “stati generali” della Sinistra, indetti la settimana scorsa da ARCI, ANPI, CGIL e San Benedetto, è emerso che a questo giro non sarebbero apprezzate.

Sarà proprio Mario Tullo l’uomo dell’intesa?
“Nessuno mi ha mai proposto di essere candidato. Dopo il rifiuto di Marco Doria a ripresentarsi, sono state molte le proposte sul tavolo. Io appartengo a quella generazione che normalmente non si candida ma, dentro un collettivo, valuta la soluzione migliore per esercitare quel ruolo, in questo caso quello di Sindaco. Alessandro Terrile, il nostro segretario provinciale, avrà lui la pazienza di costruire la candidatura più forte, insieme alla coalizione, per un perimetro largo di Centro Sinistra”.

Simona Tarzia

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