Manuela Arata: “Sì, io mi auto sospingo perché posso essere un valore aggiunto per Genova”

Genova – Manuela Arata, fondatrice del Festival della Scienza, ha incontrato nella sede del Municipio di Sestri Ponente un gruppo di sostenitori del suo progetto elettorale, al fine di ribadire la partecipazione come candidata Sindaca alle elezioni amministrative 2017.  Vedi QUI  il programma e le firme raccolte.

Manuela Arata

Il suo progetto punta sulla partecipazione della città alla nuova rivoluzione industriale 4.0, quella della robotica e dell’innovazione tecnologica. Certo, sentirla parlare con cognizione di causa, apre fronti di speranza.
Rimane il fatto che la realtà è rappresentata dai problemi che i genovesi devono affrontare tutti i giorni: servizio pubblico inadeguato e allo sfascio, parcheggi con tariffe stellari.

“Il primo punto è creare le condizioni perché qui ci sia del lavoro. Siamo una città di pensionati, cassaintegrati, disoccupati. Quelli che lavorano sono pochissimi e quindi non c’è erario”. E ancora: “I soldi li dobbiamo produrre qua sennò non aggiustiamo neanche un tombino”.
Per superare questa immobilità Genova deve aprirsi a nuovi mercati, diventare appetibile e accedere ai numerosi finanziamenti che la Comunità Europea offre. E Manuela Arata non fa mistero dei suoi numerosi contatti esteri dovuti alla lunga carriera nel settore scientifico pubblico e privato. Certo che, per potersi relazionare con le realtà imprenditoriali internazionali, avere un sindaco che sa parlare inglese è il minimo che si possa pretendere.

Altro punto del suo programma sono i collegamenti. Critica sulla chiusura della neo candidata del M5S a gronda e terzo valico, propone come aspetto inderogabile delle grandi opere la sicurezza e la salute dei cittadini “Perché la tecnologia ci mette a disposizione i mezzi per farlo”.

Una posizione di rilievo nella sua visione della Genova futura ce l’hanno anche le delegazioni che in tutti questi anni hanno subito lo sfruttamento del territorio producendo ricchezza per tutta la città e ricevendo in cambio solo servitù, inquinamento e degrado. In qualche modo vanno risarcite con progetti di sviluppo specifici.

Parla per venti minuti in totale scioltezza svelando alcuni progetti e celandone altri perché “Alla fine io ho le idee e poi me le fregano e fanno bella figura”.
A chi la definisce, con una punta di disprezzo, autocandidata che si “auto sospinge” risponde con determinazione: “Sì, io mi auto sospingo perché posso essere un valore aggiunto per Genova”.

Non dimentica di togliersi parecchi sassolini dalle scarpe parlando del Festival della Scienza, da lei ideato e portato a un indubbio successo internazionale, ma che le è stato tolto per motivi che a noi non sono chiarissimi.

Non ci sta neppure a un patteggiamento per il candidato Sindaco che sia espressione della politica dei caminetti e che guardi all’indietro.
Alla fine degli interventi che si sono susseguiti nel corso di questo incontro di Laboratorio per Genova, infatti, fa un appello ai partiti e alle associazioni: “Al mio Partito “Democratico” chiedo che prima di decidere sulla candidatura a Sindaco da sostenere venga fatta un’audizione ai candidati affinché esprimano le loro motivazioni, cosa intendono fare per la città, quali competenze e capacità possono mettere in campo. Basta una mattinata, si può fare domani, sabato o domenica, invitando gli altri partiti del centrosinistra e le associazioni con le quali il Partito si relaziona, non facendosi dettare la linea da quelle. Sempre che il PD genovese sia Partito Democratico”.

fp