Amiu-Iren: la nuova proposta di delibera. Intervista a Enrico Pignone

Genova – Venerdì 24 marzo la Giunta Doria ha approvato il nuovo testo della delibera di aggregazione Amiu-Iren Ambiente.
In attesa della resa dei conti in Consiglio Comunale, dove il documento sarà discusso il 30 e il 31 marzo, abbiamo intervistato il consigliere delegato all’ambiente di Città Metropolitana, Enrico Pignone.

Questa la principale novità: l’inserimento in delibera del Piano Industriale Metropolitano Amiu 2020 approvato nel 2014, che diventa parte integrante dell’accordo e le cui eventuali modifiche dovranno essere sottoposte all’approvazione del Comune. “Contiene anche il piano Conai – precisa Enrico Pignone – che era stato molto criticato da Iren per i costi”.
Poi risponde alle contestazioni sul CSS (Combustibile Solido Secondario): ”È la Regione che ha chiesto di prevedere nella progettazione anche la possibilità di fare il CSS. Non dimentichiamo che è una procedura soggetta a VAS, che valuta il rapporto costi/benefici. Sarà difficile per la Regione dimostrare che è conveniente: c’è un solo impianto in Italia dove lo si potrebbe utilizzare”.

A Marianna Pederzolli, Consigliera Comunale di Rete a Sinistra che ha fatto notare che al documento “non è allegata la bozza del nuovo contratto di servizio e nemmeno le linee guida con cui si potrebbe riscrivere”, Pignone replica che “i sei punti proposti da Rete a Sinistra erano in gran parte ricevibili, tranne un paio sul controllo del contratto di servizio che potranno essere previsti con un documento ad hoc. I tempi sono un po’ stretti ma contiamo di inserire le linee guida, sul modello usato a Torino, se non nella delibera che andrà in Sala Rossa il 30 marzo, almeno entro la discussione del bilancio ”.
Verrà incassato il sì di Rete a Sinistra?

Marianna Pederzolli, consigliera comunale Rete a Sinistra

Quella dell’aggregazione è un’opportunità che, secondo Pignone, Genova non deve lasciarsi sfuggire: “Il documento prevede un piano di investimenti pari a 150 milioni di euro, su Genova”.
Le condizioni contemplate in delibera per gli impianti, includono un investimento di 93 milioni di euro entro il 2020, su tre impianti: smaltimento, previsto a Scarpino 3, trattamento meccanico biologico e biodigestore.
Sui siti per gli impianti non previsti a Scarpino, c’è incertezza: “Il biodigestore oggi è previsto, volendo, anche a Scarpino”, ci risponde Pignone

I conferimenti in natura, cioè gli impianti, e gli investimenti in denaro, consentiranno a Iren Ambiente di raggiungere una partecipazione azionaria maggioritaria fino al 69%.

Amiu in lotta

Sui livelli occupazionali assicura che non saranno modificati, anzi: “Ci sarà la stabilizzazione dei 30 precari, che saranno assunti a tempo indeterminato entro tre mesi dalla data di ingresso del partner”.

Infine, la TARI.
Sui genovesi pesano gli oneri, circa 83 milioni di euro, dovuti al trasporto e allo smaltimento in impianti di terzi dopo la chiusura della discarica di Scarpino.
Più le quote di ammortamento di Scarpino 1 e Scarpino 2 che, inspiegabilmente, non sono state accantonate dalle gestioni che si sono susseguite in AMIU.
Il Decreto Legislativo 36/2003, infatti, prevede l’accantonamento da parte del gestore dei costi stimati di chiusura e di gestione post-operativa per un periodo di almeno trent’anni.
Del perché non sia stato fatto se ne occupa la magistratura ma, ad oggi, non ci risulta alcuna condanna.
L’unica certezza in tutta questa vicenda è che le famiglie genovesi si accolleranno il recupero degli extra costi e che sarà spalmato su dieci anni.
L’aumento della TARI per il 2017 sarà del 6,89%, del 6% nel 2018, dell’8% nel 2019 e del 2% nel 2020.

Simona Tarzia

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