“Mi metto in gioco”. “Scendo in campo ”. “Sarò il sindaco di tutti”

Genova – “Mi metto in gioco”. “Scendo in campo ”. “Sarò il sindaco di tutti”.
Frasi utilizzate in modo massivo un po’ come fanno i bambini quando ripetono ossessivamente una parola fino a privarla del suo significato. Prepariamoci a sentirle molte volte.
Dovremmo, al di là dalle frasi preconfezionate, riflettere sulla situazione della nostra comunità dimenticando solo per pochi secondi l’appartenenza politica (quella ideologica l’abbiamo persa, semmai qualcuno l’abbia avuta) e il piccolo o grande interesse personale. Giusto per raddrizzare un attimo la baracca prima che si inabissi definitivamente. D’altronde, questo aspetto della politica, dovrebbero capirlo anche i nostri amministratori.
Uccidere l’ospite è contro natura perché con lui muore anche chi lo sfrutta.

Matteo Renzi
Matteo Renzi

Un passo indietro
Dopo 10 anni dalla sua nascita il PD è deflagrato per manifesta inconsistenza. Non è un dramma, sono i fatti della vita. Un polpettone del genere non poteva durare e troppi erano gli interessi al suo interno perché l’operazione potesse vivere ancora a lungo. Matteo Renzi, consapevole di questo, ha contribuito a picconare le fondamenta di questo “partitone senz’anima” ed è riuscito a demolirlo in pochi mesi. Nel visitare le consuete feste organizzate dal PD ci si rendeva conto che anche l’atmosfera era cambiata. Un mix di festa dell’Amicizia, festa dell’Unità, sagra del vogliamoci bene a tutti i costi. Anche gli irriducibili nostalgici delle vere “settembrate” si ritrovavano a vendere cuculli con a fianco gli arrembanti venditori della Folletto.

Fabrizio Rondolino
Fabrizio Rondolino

Leggere l’Unità rediviva, magari in un articolo di Fabrizio Rondolino, era come leggere Il Popolo di qualche anno fa. La corsa forsennata al centro nel tentativo di avere un futuro non prevedeva l’impatto contro il muro dell’ipocrisia. Matteo Renzi si è sapientemente ritagliato il compito di fare da cesura con la vecchia Sinistra, per creare un nuovo PD legato alla finanza, alle banche, ad un’Europa che doveva essere dei popoli ma poi si è rivelata altro.

Il colpo finale, per la stabilità del PD, è stato il referendum costituzionale.
Una riforma raffazzonata, redatta da persone di livello francamente mediocre e di dubbia moralità.
La personalizzazione è stata, invece, un capolavoro. Una Caporetto voluta, perfettamente portata a compimento, in attesa del nuovo PD renziano ripulito dalle scorie della vecchia sinistra. E’ la prima volta che un partito si smembra anche a causa di un referendum. Persino i passati confronti referendari su aborto e divorzio non sono stati così devastanti. Sta di fatto che Matteo Renzi ha confezionato un polpettone avvelenato con aggiunta di legge elettorale palesemente anticostituzionale, ha diviso gli italiani tra e NO e soprattutto è sceso dalla barca Italia che stava andando a gonfie vele contro gli scogli.
Da un certo punto di vista le idee dell’ex Sindaco di Firenze erano irrealizzabili in una struttura palesemente obsoleta e zeppa di vecchie glorie con strutture mentali, per lui, superate. Un po’ come avere un rustico che conviene demolire piuttosto che ristrutturare.

Oggi, qui, nella nostra cittadina sub padana (le idee lumbard hanno un loro peso) ci apprestiamo a eleggere un nuovo Sindaco ma il virus referendum ha ormai infettato tutto e sentiamo ancora parlare di popolo del SÌ, del NO, di vittorie e di sconfitte.
Abbiamo una preparazione politica così poco asservita al bene comune che di politica si parla e si discute a compartimenti stagni.

Raffaella Paita

Quando nel 2015 Raffaella Paita perse il confronto con Giovanni Toti, in conferenza stampa non vi furono ammissioni di errori nella strategia o nei programmi. Fu data la colpa a Luca Pastorino che decise di correre con la sua lista. Oggi succede in parte lo stesso quando si accusa Gianni Pastorino di non appoggiare Giovanni Crivello.
Forse gli elettori meriterebbero, fuori dai tatticismi, una versione dei fatti chiara e condivisa, fermo restando che è sostanza democratica aderire o meno alle alleanze.
Il massimo lo abbiamo raggiunto quando si sono fatte riunioni, chiuse ai più, tra partiti politici e associazioni dove si discuteva del futuro dei più, senza che i più potessero entrare. Ammesso che sia etico fare riunioni di questo tipo, non tutti i leader di queste associazioni avevano il mandato degli associati per fare riunioni politiche in cui si discuteva di programmi e candidature.

Simone Leoncini

Un passo avanti?
Sembrerebbe che in questi giorni il fronte del Centro Sinistra si stia ricompattando con la collaborazione della lista civica di Simone Leoncini, con Articolo1 che si sta velocemente strutturando e con il contributo dei giovani di Rete a Sinistra, Marianna Pederzolli, Stefano Gaggero e Lorenzo Azzolini e forse di Effetto Genova. Quasi pronta anche la Lista civica del Sindaco che vede al suo interno Enrico Pignone.

Stefano Balleari, candidato Sindaco di Genova per Fratelli d’Italia

Un passo di lato
Per sottolineare quanto è strana la politica in questa città, sembrava che il Centro Destra avesse trovato un suo equilibrio. Dopo vari tentennamenti, Marco Bucci, manager di Liguria Digitale pareva la scelta giusta per correre alle amministrative. Nel probabile ruolo di vicesindaco, Stefano Balleari, Vice Presidente del Consiglio Comunale con il 100% delle presenze e in costante contatto con il territorio.
Come da manuale anche il Centro Destra, unito più dalle divisioni altrui che da un vero senso di responsabilità, non ha tenuto conto più di tanto del lavoro fatto da Stefano Balleari nei molti mesi di campagna elettorale. È scoppiato il putiferio.

Questo il commento di Paolo De Totero:
“Dal momento della ufficializzazione di Bucci si sono levate grida e post di protesta. A riprova che Balleari, candidato fra la gente, in un anno e passa di campagna elettorale, aveva lavorato benissimo, mettendo al riparo anche il governatore dalle accuse, via via sempre più tambureggianti, di una mancanza di strategia complessiva per le amministrative. Delusione, ovvia, da parte di chi aveva visto in Balleari il giusto contrappasso alla sussiegosa legislatura del marchesino Marco Doria”.

Stefano Balleari è dovuto ricorrere a una lunga chiacchierata in diretta, che in poche ore ha superato i 1100 contatti per convincere i suoi sostenitori a votare comunque il candidato sindaco scelto da Toti. Pronostichiamo che l’aspirante vice sindaco prenderà più voti del candidato Sindaco.

Ora comincia la campagna elettorale fatta di liste, nomi, promesse e frasi fatte, di gente che si metterà in gioco e scenderà in campo. Tutti bravi, gentili, disponibili, dei veri conigli mannari.

fp

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One thought on ““Mi metto in gioco”. “Scendo in campo ”. “Sarò il sindaco di tutti”

  1. Io penso che per l’equivalente genovese della più famosa “casalinga di Voghera” (giusto per non farci mancare l’influenza Lumbard ) capire i meccanismi della politica sia improbo.
    Quindi grazie per la schietta e succinta analisi che apprezzo anche da maschietto, anche se i “conigli mannari” infesteranno i mie sogni!

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