Piano di emergenza IPLOM, perplessità del Comitato: “I cittadini sono solo un effetto collaterale”

Genova – A una settimana dall’anniversario dello sversamento di 680.000 litri di greggio nei rii Pianego e Fegino e nel torrente Polcevera, avvenuto il 17 aprile 2016 dopo il collasso di un tubo dell’oleodotto IPLOM Multedo-Busalla, il Comitato Spontaneo Cittadini Borzoli e Fegino convoca una conferenza stampa per fare il punto della situazione.

Gli sviluppi della vicenda

Dopo il no del Governo alla richiesta di IPLOM di spostare al Ministero dell’Ambiente la competenza sulla bonifica e il riavvio dell’iter di presentazione del piano di caratterizzazione che l’azienda è tenuta a predisporre con le integrazioni richieste da ARPAL, il 14 marzo si è aperta la conferenza dei servizi per determinare i lavori di bonifica.
“Noi non siamo ancora stati informati dell’esito” puntualizza Antonella Marras, portavoce del Comitato e aggiunge: “Ad oggi, apprendiamo dai giornali che secondo l’assessore all’Ambiente Italo Porcile la bonifica durerà un anno”.
Tra ritardi e omissioni la preoccupazione dei residenti è ancora molto alta: “Tutto questo dovrebbe farci riflettere sulla partecipazione, che non esiste, mentre i territori subiscono scelte che non sono condivise”, incalza la Marras e conclude: “L’impressione è che i cittadini siano solo un effetto collaterale dell’attività dell’azienda”.

La mozione presentata in Consiglio Comunale da Antonio Bruno e Gian Pastorino

Il 13 marzo 2017, il Consiglio Comunale approva all’unanimità la mozione dei consiglieri di FdS che chiede di inserire gli oleodotti nei piani di emergenza della Prefettura.

Il nuovo Piano di Emergenza Esterno

Il 23 marzo scorso la Prefettura ha organizzato un’assemblea di presentazione della bozza del nuovo Piano di Emergenza Esterno, quello vecchio era scaduto nel 2012, che non ha soddisfatto il Comitato: “Hanno ridotto il rischio riducendo l’estensione della zona rossa”.
Troppe le opacità da parte di tutti gli attori” sottolinea Marco Grondacci, giurista ambientale presente alla conferenza stampa, mentre la portavoce del Comitato insiste: “Non sono state recepite le osservazioni che abbiamo inviato, il piano non è contestualizzato ed evidenzia un approccio ricavato solo dalla letteratura tecnica e che non valuta il contesto urbano e sociale”.
In un raggio di venti, trenta metri dal deposito vi sono abitazioni e una scuola: in questo contesto è compatibile la presenza di un’azienda a rischio di incidente rilevante?
Perplesso Grondacci: “Si rileva una tendenza a d aggirare la legge”.

Ad accendere la miccia sono state le dichiarazioni dell’azienda sul mancato adeguamento alla normativa Seveso III: “Non può essere giustificato dalla motivazione che l’impianto non è cambiato – continua Grondacci – La normativa vigente, cioè la Direttiva Europea Seveso III, obbliga all’aggiornamento a prescindere dall’evoluzione dell’impianto. Non a caso la stessa direttiva europea distingue tra l’aggiornamento da modifica dell’impianto (articolo 11) e l’aggiornamento periodico (articolo 10)”.
Tante le questioni che non convincono, persino “il livello di informazione sui rischi, prodotto dal Sindaco per la popolazione – conclude Grondacci – non è adeguato alla normativa vigente”.

(QUI la relazione preliminare della Prefettura sul sito IPLOM di Fegino).

Infine Valentina Antonini, che ha il patrocinio del Comitato in sede legale, ha annunciato la presentazione alla Procura di Genova di una nuova memoria integrativa con ulteriori elementi di indagine, che andrà a integrare l’esposto presentato a giugno dello scorso anno.

Simona Tarzia

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