I lavoratori Amiu incontrano Filippo Nogarin. Il “modello Livorno” arriva a Genova?

Genova – In attesa che la delibera di aggregazione Amiu – Iren Ambiente torni in Sala Rossa per la terza volta, i lavoratori Amiu incontrano Filippo Nogarin, Sindaco di Livorno, che ha evitato il tracollo della municipalizzata livornese Aamps grazie al concordato preventivo in continuità e senza privatizzazioni.

“Siamo arrivati al momento del Bilancio Verità – lo chiama così Nogarin – con Aamps che aveva più di 300 dipendenti, i servizi essenziali esternalizzati e oltre 42 milioni di euro di indebitamento”. Un problema tipico delle partecipate che hanno subito, evidenzia Nogarin: “l’inefficienza di una classe politica che vi ha spalmato l’indebitamento medio”.

Poi aggiunge: “Io non sono qui per perorare una causa in particolare, non è detto che la strada intrapresa da noi sia quella giusta per Amiu. Io vi racconto Aamps”.
E comincia a tratteggiare le fasi di un progetto che ha visto il risanamento dell’azienda in tre anni, anziché nei cinque che si prevedevano.
Nogarin offre a un pubblico attento non la soluzione ai problemi di Amiu ma le domande che una dirigenza attenta dovrebbe farsi per risolvere una situazione drammatica come quella dell’azienda genovese.
A fronte di un indebitamento così importante la prima domanda da porsi è che cosa sta affondando l’azienda e cosa ha generato il debito, poi se l’aumento tariffario è realmente la soluzione che porterà a una diminuzione dell’indebitamento e, infine, quanto incidono i dipendenti sui costi complessivi.
Nogarin rileva che la sua amministrazione ha sempre favorito il mantenimento dei servizi essenziali in mano alla gestione pubblica però ammette anche che ogni situazione prevede di essere studiata a fondo. Non vuole dare ricette al governo comunale genovese ma solo offrire un esempio pratico di risanamento di un’azienda pubblica che fino a 3 anni fa era in default.

La scelta di procedere con il concordato preventivo in continuità (il concordato con continuità aziendale è disciplinato dall’articolo 186 bis della legge fallimentare e trova applicazione allorché il piano concordatario preveda la prosecuzione dell’attività d’impresa da parte del debitore, la cessione dell’azienda in esercizio ovvero il suo conferimento, sempre in esercizio, in una o più società anche di nuova costituzione) è stata una pratica necessaria per tagliare ipotesi di ricapitalizzazione e per avviare l’efficientamento aziendale vero e proprio. Secondo Nogarin, la ricapitalizzazione, risponde al bisogno di tappare temporaneamente un buco di bilancio ma non va a sanare la situazione che ha creato il buco di bilancio.
“È come offrire droga a un drogato”, afferma il sindaco pentastellato.

I problemi che l’amministrazione di Livorno ha avuto durante i mesi di avvio delle operazioni di risanamento sono noti. Nogarin non nasconde le difficoltà con i sindacati e con i lavoratori, anche per la necessità di demansionare quelli che lui definisce “i furbetti”.
Tuttavia, a marzo del 2017, è stato certificato il bilancio con 2 milioni e 900 mila euro di attivo e una quarantina di assunzioni.
Un intervento lungo e articolato, quello di Nogarin, a tratti interrotto da voci del pubblico che inneggiavano al buon governo pentastellato e alle quali, con grande correttezza istituzionale, il Sindaco di Livorno ha risposto chiedendo al pubblico di non strumentalizzare la sua presenza e sottolineando di non essere intervenuto per fare campagna elettorale ma per dare, per quanto possibile, un aiuto ai lavoratori.
Forse una soluzione per Amiu esiste, forse è quella decisa per Livorno, forse quella del governo di Marco Doria.

Certo che proporre al Consiglio Comunale una delibera col rischio della terza bocciatura non ci pare una decisione sensata. Ma è anche vero che portare i libri in Tribunale per un’istanza di fallimento potrebbe produrre sorprese e tintinnio di manette.

fp

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