Amministrative 2017, Pirondini: “L’unica lista civica, l’11 giugno, è il M5S”

Genova – “È una campagna elettorale articolata, questa, dove tutti dicono di non aver dietro la politica, di essere liste civiche. Stanno già raccontando balle. L’unica lista civica, l’11 giugno, è il M5S”.

Parola di Luca Pirondini che, ieri, in una sala Cap gremita all’inverosimile, ha saluto la visita di Luigi Di Maio a Genova con un appello agli elettori: “Ascoltate quello che i candidati dicono durante gli incontri: uno vuole che lo votiate ancora una volta, anche se non hanno mai mantenuto le promesse (Crivello, N.d.A.). L’altro promette tutto a tutti (Bucci, N.d.A.)”.
Poi, invitandoli a sostenerlo, sottolinea: “O cambiamo tutti, oppure mettere soltanto una croce su un simbolo non serve a niente. L’11 giungo sosteneteci ma poi fate la vostra parte. Ognuno di noi diventi il sindaco del suo metro quadrato. Perché l’unico antidoto che abbiamo contro questo sistema è diventare cittadini indipendenti, cittadini sovrani. È questo il vero modo per cambiare, ora Genova, poi il Paese”.

Sempre sul tema delle amministrative genovesi, interviene anche il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, che  non perde occasione per fare chiarezza sulla posizione del MoVimento rispetto a Marika Cassimatis: “Cosa è successo? Noi tuteliamo un progetto. Quando non ci sono i presupposti per certificare delle liste, non si certificano. Chi è veramente del MoVimento non insegue la candidatura ma porta avanti un progetto che va al di là dei voti, dei simboli e delle elezioni. Chi pensa soltanto a candidarsi allora non ha capito che cos’è questo progetto”. Quindi, rivolgendosi ai media con una punta di risentimento, continua: “Non c’è nessun caso. Altrimenti non vedo perché non si stia parlando di altri casi nel PD che, in una città non lontana dalla vostra regione, Carrara, ha escluso un candidato e ne ha piazzato un altro. Di questo non si parla, di Genova si parla ormai da mesi”.

Oggi il nostro candidato è Pirondini, gli altri hanno preso altre strade” sottolinea ancora Di Maio e spiega: “Ognuno porti avanti il suo percorso. Noi sosteniamo Pirondini poi che vinca quello che avrà la fiducia dei cittadini genovesi. Noi mettiamo sul piatto un’opportunità che è un movimento nuovo che prova a governare le città diversamente”.
Un MoVimento che si mostra unito a tutti i livelli istituzionali: “La forza dei sindaci a cinquestelle – conclude Di Maio – sono le elezioni politiche del 2018, quando il M5S governerà anche la nazione”.

A livello nazionale, dunque, il vicepresidente della Camera considera il 2018 l’anno decisivo per il MoVimento e per il Paese: “Le migliori energie, le migliori competenze, hanno un difetto: dicono no. E quando dicono no alla politica vengono emarginate. Quelle persone noi le vogliamo valorizzare”.
La platea apprezza e applaude fino a spellarsi le mani mentre lui continua: “La filosofia che c’è stata in questi anni ha colpito tutte le partecipate, tutte le opere pubbliche e tutti gli enti pubblici. Si fanno opere pubbliche per spendere soldi, non si spendono soldi per fare opere pubbliche. Si creano enti pubblici per metterci dentro gente e non per dare servizi. Tutto questo deve cambiare”.

D’altra parte, il Partito Democratico è ormai avvezzo ad offrire il fianco e, infatti, sulla vicenda di Banca Etruria Di Maio tuona: “Il ministro Boschi ha mentito agli italiani. Il ministro Delrio ha omesso di essersi interessato di questa banca. Quando li abbiamo portati in aula, a dicembre 2015, hanno mentito tutti agli italiani. Tutti avevano provato a salvare questa banca perché era la banca del padre della Boschi. Abbiamo chiesto a Gentiloni di venire a riferire in parlamento e la Boschi si deve dimettere”.

Infine, risponde all’attacco che ha fatto più rumore, quello che dipinge il MoVimento come razzista: “Per gestire il fenomeno migratorio ci vuole cuore ma ci vuole anche tanta testa. Altrimenti ci facciamo fregare dall’ipocrisia con la quale, in tutti questi anni, hanno difeso quello che è il business sull’immigrazione. L’immigrazione in Italia è un business che non fanno gli immigrati. Lo fanno alcune parti di questo Paese in combutta con la politica. Il meccanismo è agli atti di un’inchiesta che si chiama Mafia Capitale”.

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Simona Tarzia