L’importanza di chiamarsi Palamara

Ventimiglia – Nella pantomima dei funerali mafiosi riecheggia un rumore graffiante come, a volte, fa il gesso sulla lavagna. Perfetta metafora drammatica di una società dove basta un nome per aprire tutte le porte, anche quelle del paradiso.
Non esiste altro. E chissenefrega della scomunica del Papa di turno.
È così che entra in scena ieri, nella cattedrale di Ventimiglia Alta, Antonio Palamara. Per l’ultima volta. Tra corone di fiori che puzzano di menzogna e con l’ipocrisia del padrino cui tutto è dovuto, anche la devozione.
Ripetete con me: Amen.

 

di Mimmo Lombezzi

Non c’è tanta gente al funerale del presunto boss, solo un centinaio di persone e per lo più parenti. Forse perché l’operazione Mandamento della DDA di Reggio Calabria, la notte precedente, ha bastonato le cosche della cosiddetta Provincia jonica inchiodando 116 ‘ndranghetisti.
Ripetete con me: Amen.

CHI ERA ANTONIO PALAMARA
Per aver favorito la fuga di Franco Freda, il responsabile di Ordine Nuovo imputato per la strage di piazza Fontana che, secondo le rivelazioni dei pentiti Giacomo Lauro e Filippo Barreca, era stato a lungo ospite in Calabria, Palamara venne colpito da mandato di cattura internazionale.
Indicato dai collaboratori di giustizia, del calibro di Francesco Oliverio, come il capo dei capi della ‘ndrangheta di Ventimiglia, Palamara era stato condannato a 14 anni di reclusione nel processo La Svolta. Assolto in secondo grado (clicca QUI), era in attesa di un pronunciamento della Corte di Cassazione che non arriverà mai.
Non  resta che la giustizia divina. Per chi ci crede.
Ripete con me: Amen.

Simona Tarzia
© riproduzione riservata

 

Con una sentenza storica, la Cassazione conferma le condanne del procedimento “La Svolta”

One Comment

  1. Andrea Canepa

    Eh già …. Una volta l’importante era chiamarsi “Ernesto” ….. O forse non è cambiato molto il mondo, vero sig. Wilde?

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*