Arrestato il branco di Rimini: il buco nero dell’accoglienza indiscriminata

L’Italia è arrivata impreparata e con una percezione del fenomeno migratorio talmente schizofrenica che l’opinione pubblica si lacera tra chi piange i morti in mare e chiede giustizia e chi, invece, invoca i respingimenti come la panacea per ogni male.

L’Italia è arrivata impreparata e l’Unione Europea è arrivata troppo tardi e con troppo poco.
Così, il carico e il peso sociale dell’accoglienza sono stati ripartiti in modo iniquo e sono diventati destabilizzanti.
Qualche numero? Nel 2016, secondo i dati dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), sono sbarcate sul vecchio continente 361.678 persone. Di queste, 181.405 in Italia e 173.447 in Grecia.

Sono troppi? Ci rubano il lavoro? Li aiutiamo a casa loro?
Basta far parlare i politici e il loro personale tornaconto.
Evitiamo la propaganda partitica che quando è nera urla “fuori tutti!” e quando è rossa si fa prendere un po’ troppo spesso dall’ipocrisia buonista “migrante = buono”.

La realtà è poliedrica e l’immigrazione ha molte maschere.
Basta leggere del branco di Rimini che tutte le categorizzazioni vanno a farsi friggere.
Con un’accusa così pesante, come quella dello stupro di gruppo, qualche domanda sull’accoglienza indiscriminata dobbiamo farcela. 

Chi ci guadagna?
Le intercettazioni dell’inchiesta “Mafia capitale”, nel 2014, raccontano una storia di impegno sociale fasullo e di una barcata di soldi veri.

È Salvatore Buzzi, numero uno della cooperativa “29 giugno”, che al telefono si lascia scappare: “Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”.
Si trattava solo di deviare risorse pubbliche in favore delle strutture di accoglienza. È ancora Buzzi che spiega: “Mò c’ho quattro… quattro cavalli che corrono… col PD, poi con la PDL ce ne ho tre e con Marchini c’è… c’ho rapporti con Luca (Odevaine, N.d.A.) quindi va bene lo stesso… lo sai a Luca quanto gli do? Cinquemila euro al mese… ogni mese… ed io ne piglio quattromila”.

Possibile che per il dio denaro si debbano sacrificare, ancora una volta, i diritti di tutti?
Accogliere è un dovere. Accogliere bene è un fatto di maturità civile.
Punire i delinquenti anche.

Siamo in grado di controllare chi gestisce l’accoglienza?
A me pare che tra le pieghe della cosiddetta emergenza migranti regni la finzione. Quella delle cooperative fraudolente e quella di una politica non vedente che, quando non è collusa, lascia i disperati in balia della criminalità.
Il rischio è quello di esasperare la crisi culturale causata dai predicatori d’odio, quella crisi culturale che sta facendo riemergere pericolose derive nazionaliste.

Simona Tarzia

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