DIZIONARIO (AGGIORNATO) DEI LUOGHI COMUNI. BUONISMO

buonismo

[buo-nì-ʃmo] n.m.

atteggiamento che, nei rapporti politici, di lavoro, familiari, viene considerato troppo incline alla comprensione e alla collaborazione da chi preferirebbe un comportamento più duro e aggressivo.
Luogo comune: “È tempo di dire basta con questo buonismo”; “Basta buonismo”; Il solito falso buonista”.Il Buonismo è una parola entrata di prepotenza nel vocabolario dell’italiano medio non da molto. Spesso usata nell’ambito del vivace dibattito sulla gestione delle dinamiche migratorie, in realtà la parola “buonismo” può essere applicata in qualsiasi ambito la si vuole utilizzare, a volte per stigmatizzare comportamenti ritenuti troppo permissivi i tolleranti, altre volte per incentivare procedure più rigide o drastiche, bollando lo “statu quo” come buonista. 

Se vogliamo risalire all’origine della parole dobbiamo andare ai primi anni ’90. Un’Italia scossa dalle bombe e dagli omicidi di Falcone e Borsellino, ma tendenzialmente con la pancia piena. Berlusconi ha appena vinto le elezioni e nel PDS  si consuma la sfida alla successione di Achille Occhetto. I contendenti sono Massimo D’Alema e Walter Veltroni. Il primo, pragmatico e machiavellico, amante delle barche a vela e delle scarpe di lusso, il secondo, cultore del cinema italiano e degli anni ’60 americani, idealista (agli occhi dei più di allora) e incline alla nostalgia. Il primo diventa segretario del partito, Veltroni va a dirigere l’Unità, l’organo di informazione del partito come funzionava un tempo nel partito ex PCI. 

In un primo momento si chiama “Veltronismo”. L’Unità comincia ad allegare al giornale prima le videocassette più famose della vecchia commedia all’italiana (quella con Tognazzi, Gassman e Sordi) e poi pubblicando la ristampa degli album delle figurine Panini, dei calciatori di una volta.  È un tipo di “narrazione” nostalgica che piace e che viene ripresa da un altro antesignano del genere: Fabio Fazio con “Quelli che il calcio”, le suore commentano le partite di calcio, le vecchie star di un tempo, “le meteore” ritornano per una volta ancora protagoniste, l canzoni di Claudio Baglioni.  Le commedie del regista Gabriele Salvatores con mattatore, Diego Abatantuono (Marrakech express, Turnè, Mediterraneo) portano sui grandi schermi la simpatia e i buoni sentimenti di un “riflusso” che si è ripulito delle scorie violente. La “canna” e la promiscuità sessuale in Italia non scandalizzano più nessuno e ci si può giocare bonariamente. Si parla di “Buonismo”, ma senza particolare astio. 

Il primo a lanciare un’invettiva contro il “buonismo” è Giuliano Ferrara dalle colonne del giornale che dirige: “Il foglio”. A lui si deve la traslazione della parola “buonismo” , generica e di nicchia, a una declinazione più prettamente politica. Siamo all’indomani delle attentato alle torri gemelle e Al Qaeda invia attraverso internet e Ferrara decide con un gesto simbolico e choccante di pubblicare integralmente il video dell’esecuzione. Una mossa per incitare l’opinione pubblica a un confronto critico con l’estremismo islamico e nello stesso tempo legittimare l’attacco degli USA in Iraq e Afghanistan secondo le posizioni neocon sostenute da Ferrara in quel momento.  Con gusto letterario il direttore del Foglio riprende sul Foglio alcuni brani della Barney’s versione” di  Mordecai Richler , esaltando un personaggio senza peli sulla lingua, bevitore e adultero, pur profondamente umano.  Siamo ancora, però, a schermaglie dialettiche in punta di fioretto. La parola “buonismo” diventa sempre più un neologismo usato dai politici di destra per attaccare le politiche di sinistra improntate alla tolleranza e al dialogo, soprattutto, sul tema immigrazione.  Si estende, poi, in una forma ancora più neutra e vasta, come esortazione a usare metodi più duri e sbrigativi in ogni frangente della vita pubblica in cui è possibile usare l’espressione: “Basta buonismo!”.  

“Buonismo” è, quindi, un neologismo che indica l’eccesso di buoni sentimenti e di tolleranza, ma slegato da una cultura precisa (recentemente Ferrara ha apostrofato il Papa come “buonista”, forse con qualche gusto per il paradosso), ed è stato uno dei più efficaci strumenti dialettici degli ultimi anni, anche perché difficilmente contrastabile. Non esiste il contrario di “buonista” perché la sfumatura sottile della parola non indica con precisione l’errore che viene rimproverato e non è neppure un insulto. Il termine “buonismo” è un disvalore verso ogni comportamento, almeno all’apparenza, virtuoso, getta un’ombra sulla genuinità del gesto insinuando i dubbi sia sulla sua efficacia sia sul  valore gratuito.  Il contrario di “buonismo” non esiste, mentre il forte richiamo al “pietismo” di epoca fascista che stigmatizzava i comportamenti tolleranti nei confronti degli ebrei durante le leggi razziali.

Giovanni Giaccone