Protesta degli allevatori e agricoltori liguri: “Si spendono soldi inutili in tappeti rossi e non si fa nulla per chi piega la schiena dalle 5 del mattino”

Genova – Liguria fanalino di coda, dopo la Calabria, per l’attribuzione dei finanziamenti europei all’agricoltura. Allevatori e agricoltori protestano davanti alla sede del Consiglio Regionale ligure, allarmati dal rischio-restituzione di oltre 18 milioni all’Europa entro il prossimo anno.

“Una storia che ha dell’incredibile: solo il 2,66% del PSR (Programma di Sviluppo Rurale, N.d.A.) 2014-2020 è stato erogato alle imprese, a fronte di un programma da 314 milioni di Euro. La Regione è inadempiente e il rischio di dover restituire somme considerevoli si fa sempre più concreto”, conferma Gianni Pastorino e precisa: “Una vicenda che parte dal Ministero e dal fallimento di AGEA, il sistema informatico di gestione dei bandi, ma che individua gravi responsabilità anche in regione, visto che in 2 anni l’assessore Mai non ha saputo trovare una soluzione alternativa”.

Mentre si attende l’inizio della discussione dell’interrogazione, presentata ieri da Rete a Sinistra, sullo stato di avanzamento nell’attribuzione dei fondi, cerchiamo di capire quali difficoltà si trovino ad affrontare gli allevatori e agricoltori liguri che attendono questi finanziamenti da tre anni: “Rischiamo di chiudere – denuncia Francesco De Domenico, allevatore e agricoltore della Val Polceveranon solo per la mancata elargizione del PSR ma anche per una burocrazia assurda che non si adatta assolutamente alla nostra realtà di piccole e medie aziende agricole. A questo si aggiunge il problema della fauna selvatica: a fronte di grandi parole, misure non ne sono state prese”.
Poi apre una polemica sui red carpet e la mancata costruzione dei recinti contro l’invasione dei cinghiali: “Si spendono soldi inutili in tappeti rossi e non si fa nulla per chi piega la schiena dalle 5 del mattino”.

Accanto agli allevatori-agricoltori partecipa al presidio anche ARA (l’Associazione Regionale Allevatori) che, attraverso la testimonianza di Marco Rizzo, tecnico con esperienza trentennale sul lattifero, lamenta una situazione insostenibile: “Le aziende a indirizzo lattifero sono sempre meno perché faticano a collocare il prodotto. Per le piccole imprese la sola salvezza è la vendita diretta, la trasformazione del latte in formaggio. Una strada più onerosa ma che, almeno, garantisce loro la sopravvivenza”.
La stessa associazione, che alla zootecnia ligure fornisce importante assistenza tecnica anche di laboratorio per le analisi sul latte, versa in gravi difficoltà: “Siamo senza mensilità da 13 mesi”, segnala ancora Rizzo, mentre a Di Stefano, il medico che al Consiglio regionale ha portato dei campioni di latte, non resta che lasciarci un’amara conclusione: “Uno fa delle scelte, ci crede e continua andare avanti ma, se ti manca anche quel poco, diventa difficile”.

Mentre facciamo le interviste inizia la discussione in Consiglio e una delegazione di operatori sale per assistere.
Finalmente si ottengono delle risposte dall’assessorato che si impegna a sbloccare 50 milioni di euro entro l’anno e una seconda tranche a fine febbraio 2018: in tutto 80 milioni.

C’è soddisfazione ma anche perplessità, una perplessità che Pastorino riassume in due domande: “Ci riteniamo soddisfatti ma lascia perplessi che oggi Mai abbia confermato parola per parola le analisi e le richieste che gli abbiamo proposto. Se era già dello nostro stesso avviso, perché non ha risposto prima con i fatti? Perché non ha risolto per tempo una situazione che ancora oggi tiene nell’angoscia migliaia di aziende locali?”.

Simona Tarzia