Dizionario (aggiornato) dei luoghi comuni. Fascismo

fa·scì·ṣmo/sostantivo maschile
1. 1.
Il movimento costituitosi in partito nel 1921 e trasformato in regime di governo dittatoriale in Italia tra il 1922 e il 1943; estens., ogni regime politico di destra a carattere totalitario. “il f. di Pinochet”

Luogo comune: “Fascista sarà lei”; “Quando c’era lui…”, “Fascismo e comunismo sono la stessa cosa”.

Indagare sul fascismo vuol dire esplorare una materia incandescente solo apparentemente sopita. Il fascismo è la prima vittima di un luogo comune, inteso semplicemente come una dittatura, in realtà è stato molto di più, influenzando sensibilmente la coscienza collettiva di una nazione giovane come l’Italia che da appena 50 anni aveva completato un processo unitario. Per comprenderlo bene bisogna osservarlo nella sua natura iniziale: il fascismo è un movimento controrivoluzionario in opposizione ai movimenti socialisti e comunisti (più il primo che il secondo) particolarmente attivi in Italia subito dopo la Grande Guerra. Cercando un’estrema sintesi, il fascismo nella sua prima istanza è una pulsione, non un’idea. Risponde alla pulsione di paura di ampi strati dei ceti piccolo borghesi preoccupati del possibile propagarsi della rivoluzione russa e desiderosi di confermare il proprio status economico sociale rispetto al proletariato di fronte alle categorie alto borgesi e “padronali” difendendo lo “statu quo” per conto di questi. Il fascismo nasce per reprimere pericoli sociali “mitici” (caos, sovvertimento dei valori costituiti, promiscuità sessuali e razziali) e imminenti come rivolte e scioperi dei lavoratori con le buone o con le cattive. Tendenzialmente con le cattive. Ordine, disciplina, tradizione, sanità fisica, anti intellettualismo, vigore marziale sono alla base di quella che descritta così appare più come una nevrosi collettiva pandemica che non una ideologia. Sta di fatto che grazie all’abilità politica di Benito Mussolini, il fascismo irretì i ceti politicamente liberali (con i famoso discorso di piazza S. Sepolcro a Milano) e con la firma dei Patti Lateranensi ampi strati della chiesa cattolica che vedevano nel fascismo (inizialmente anticlericale) un baluardo contro l’avanzata di socialismo e comunismo. Il fascismo, quindi, non nasce, inizialmente, imponendo qualcosa ma in contrapposizione a qualcosa d’altro: un nemico reale come le opposizioni di allora (popolari, socialisti, comunisti anarchici e liberali), ma anche nemici “fantasmatici” come i “corruttori della razza italiana” o le “plutocrazie giudaico massoniche”.

Ritengo sia importante comprendere la natura di “pulsione nevrotica” del fascismo perché da qui emergono i comportamenti sadico (i pestaggi, l’olio di ricino, le rappresaglie delle “squadracce”) esibizionistici (le marce, il gigantismo) sino alla dittatura compiuta, quando il fascismo si incarnò nella stessa istituzione – Stato. L’errore, che oggi potremmo definire linguistico e semiotico, della nascente democratica Repubblica Italiana, è consistito proprio nel non voler analizzare a fondo la natura di questo movimento, ma nel considerarla liquidata nella progressione stessa della storia, nel dissolvimento dei suoi riti, nelle condanne dei suoi misfatti ,mai avvenute sino in fondo per comprendere le ragioni ultime di una tale caduta di civiltà, dentro una sempre più feroce spirale di violenza.

Sta di fatto che la parola “Fascista” intesa in forma dispregiativa generalmente verso tutti i comportamenti rigidi e autoritari (da quello del capo ufficio a quello di un capo di governo) è diventata IL “luogo comune” italiano per eccellenza. L’uso intenso, ossessivo ha determinato vere e proprie perversioni, come in una sala degli specchi dove la rifrazione del termine all’infinito ha prodotto il paradosso che chi rivolge nei confronti di altri l’appellativo di “fascista” è il vero fascista. Un corto circuito di significato che ne ha esorcizzato il senso. Oggi si può esprimere un qualsiasi contenuto dalle evidenti connotazioni razziste e autoritarie quindi fasciste, ma si può respingere l’appellativo di “fascista” poiché il termine talmente straniato nell’uso non riconduce più alle dinamiche violente del fascismo, ma alle sue connotazioni esteriori come la camicia nera o il saluto romano. Cosicché è paradossale constatare, anche in questi giorni, che pure chi si richiama a parole d’ordine “fasciste” possa controbattere di non esserlo per il fatto di non corrispondere al “luogo comune”. Intorno al fascismo e alla figura di Benito Mussolini, a causa di questa afasia di significato, permangono e si diffondono falsi storici, come la proba onestà di Mussolini e il suo eroismo (fatti smentiti con ampia documentazione dalla storia) , l’efficienza del fascismo a fronte di un blando autoritarismo (5000 morti prima della Marcia su Roma a causa di attentati e pestaggi e migliaia di morti dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 nel corso della repressione contro la resistenza, l’alleanza con Hitler, le leggi razziali, centinaia di migliaia di soldati inviati al fronte male armati e senza sostegno logistico destinati a morte certa) che denotano una “pulsione alla tenebra” che ancora circola in una dimensione sommersa dell’immaginario italiano. Un fantasma che continua ad aleggiare tra le righe di una “narrazione” della storia italiana mai definitivamente compiuta.

Giovanni Giaccone

CONDIVIDI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.