Barnaba, diario di un tranviere: sogno o son destra?

Privatizzazione. Parola magica che assume una valenza a tratti esoterica, come se bastasse pronunciarla per cambiare, ovviamente in meglio, il corso degli eventi di ogni cosa che riguardi il pubblico. Ora, “PRIVATIZZARE i Servizi PUBBLICI“, per come la vedo io, è già una contraddizione in termini. Il servizio pubblico deve essere erogato dallo Stato al cittadino elettore e contribuente, e naturalmente, dovendo pensare esclusivamente alla collettività, si scontra contro qualunque interesse di tipo privato. Se oggi i servizi pubblici, dalla scuola, alla sanità, passando per il mio amato trasporto, stanno andando sempre peggio, lo dobbiamo essenzialmente a due cose: a leggi che ne prevedono la privatizzazione e all’incapacità dei dirigenti statali (che guadagnano in modo inversamente proporzionale a ciò che producono). Superfluo dire che però a rimetterci sono solo ed esclusivamente i dipendenti e gli utenti di tali servizi.
Oggi vi guiderò nel magico mondo incantato del “come ti rovino le aziende di trasporto pubblico locale, così poi racconto la favoletta del fatto che è meglio privatizzarle”. Allacciatevi le cinture, che la zucca si è trasformata in un ottovolante di pura idiozia. La farò breve, ma sarà intensa. Dimenticherò certamente qualche passaggio, ma ho la mia età e certo mi perdonerete. L’importante è rendere l’idea.
Si parte:
Nel 1990 con la legge 146, il compagno D’Alema indebolisce l’impatto degli scioperi,”regolandoli” e ragalando ai sindacati concertativi (sempre più appiattiti sulle esigenze datoriali, ma ne parleremo meglio la prossima volta) un’arma depotenziata.
Nel 1997 l’allora Ministro dei Trasporti il compagno Claudio Burlando col suo Decreto 422, va a colpire direttamente i finanziamenti al settore, decidendo di erogarli non più a chilometro ma a capienza (città come Genova ne escono distrutte, perché con la conformazione che hanno le nostre strade, non possiamo usare molti bus da 18 mt).
Inoltre da Municipalizzate le aziende si trasformano in S.p.a., così sebbene partecipate dal pubblico, hanno già una conformazione legale e normativa privata.
Localmente poi nei primi anni del 2000, con la Giunta Pericu, il Capitale Sociale (ovvero il valore di una società) di Amt viene impoverito con la decisione di ‘svendere’ la Rimessa di Boccadasse (regalino di una Giunta rossa alle Cooperative Rosse) e le Officine Guglielmetti, vero fiore all’occhiello dell’azienda, che avrebbe potuto portare profitt.
Sempre a livello locale, nel 2005, con la Giunta dei compagni capitanati da Marta Vincenzi, ci si ritrova senza una rimessa, senza le officine e con un privato (i francesi di Transdev) che dopo quattro anni se ne torna a casa con 20 milioni di € di soldi pubblici.
Arriviamo alla Giunta del Figlio del Marchese Rosso, al Governo il Pd di Renzi, con la Legge Madia, si attua il definitivo giro di vite, se non si privatizza, le aziende perderanno fino al 15% di un sempre più esiguo finanziamento pubblico (che in compenso cade copioso su banche e spese per la difesa) inoltre esternalizzare le linee più scomode e dispendiose, ovvero quelle a più alto impatto sociale, sarà in pratica un obbligo.
Nel frattempo il Marchese Junior con la sua brillante idea di dare una sfoltita al contratto di secondo livello, provoca una mezza rivoluzione, che mette i poveri sindacati concertativi nella scomoda situazione di dover inscenare la tarantella più lunga della loro storia (i famosi ‘5 giorni’ di Genova, dei quali, come già ho scritto sopra, parlerò diffusamente alla prossima puntata), che non portano ad alcun risultato, siccome siamo ancora a rischio privatizzazione, senza capitale sociale per partecipare alla gara e con sempre più linee affidate ai privati (che hanno comunque bisogno del nostro aiuto in termini di coperture di corse).
A livello Regionale prima Enrico  Vesco, poi Giovanni  Berrino, varano una legge regionale completamente appiattita sulla volontà di privatizzare, quindi la gara va assolutamente fatta, anche se a suon di proroghe si è arrivati ad oggi.
Nel frattempo, se a Genova Amt resta pubblica e in un certo senso sta ancora un po’ a galla è solo grazie ai continui sacrifici chiesti ai dipendenti, con i fantomatici “accordi a perdere” dei sindacati concertativi (vi ho già detto che ne parlerò la prossima volta?) in giro per l’Italia le cose vanno anche peggio, assistiamo al depredamento aziendale di Tpl da parte di BusItalia (branca su gomma di Ferrovie dello Stato), che gioca a fare il privato con i soldi pubblici, con zero rischi di impresa e una gestione che prevede taglio delle linee, esternalizzazioni, taglio al costo del lavoro (meno diritti per i lavoratori), aumento dei biglietti.
Sorvolo sul peggioramento dei contratti in generale (grazie al Jobs Act), sul peggioramento del CCNL (contratto nazionale di categoria) e sul tentativo di abrogare il Regio Decreto 148, perché, non so se è chiaro, ne vorrei parlare la prossima volta.

È notizia di pochi giorni fa, infine, che la Giunta dell’indipendente Marco Bucci , vorrebbe mantenere “in house” i servizi pubblici (trasporti e spazzatura in primis).
Lascio da parte lo sconcerto di un vecchio tranviere innamorato di Berlinguer e che per anni è stato iscritto alla Cgil (con una parentesi ‘folle’ in Faisa, ma dei sindacati vorrei parlarne la prossima volta, non so se ve l’avevo già detto), nel vedere che la destra, almeno a parole, è più sociale della sinistra, che in questa città la fa da padrone da quarant’anni. Ma da buon vecchio pragmatico, lascio che la mia incredulità ceda il posto ad una curiosità quasi antropologica, anche se velata di pessimismo.
Per dirla alla Creedence Clearwater Revival:
“Vedo sorgere una luna cattiva
Vedo arrivare problemi
Vedo terremoti e fulmini
Vedo tempi difficili oggi”.
Quindi osserviamo un po’ cosa succederà a questo punto.
Si capirà che il problema dei malfunzionamenti del pubblico dipendono da una gestione demenziale e da una regolamentazione sbagliata?
Saprà il mago Bucci tirare fuori dal cilindro la salvezza del tpl urbano ed extraurbano?
Come dice l’ispettore Uhl in ‘The Illusionist’: “Forse c’è della verità in questa illusione”.

Nel frattempo un abbraccio a tutti Voi, cari utenti, dal Vostro Tranviere Amt Barnaba 

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