Dizionario (aggiornato) dei luoghi comuni. Comunista

co·mu·nì·sta/aggettivo e sostantivo maschile e femminile

  1. 1aggettivo
    Che rappresenta un’espressione o una attuazione pratica del comunismo: dottrine c., paesi c.; partito c., propaganda comunista.
  1. 2sostantivo maschile e femminile
    Chi professa il comunismo, spec. se inquadrato in partito politico.  “I c. cinesi”

Luogo comune . “Siete ancora ed oggi come sempre dei poveri comunisti” (S. Berlusconi); I classici comunisti con rolex e cachemire; Evocare la frase “Marx, Lenin, Mao Tse Tung” con un bicchiere di champagne in mano; “Odio i cattocomunisti” detto con disprezzo. “Io ti spiezzo in due” (Ivan Drago – Rocky IV)

“Uno spettro si aggira per l’Europa”. Così Karl Marx nel “Manifesto dei partito Comunista” evocava un’ideologia che ha rappresentato nel bene e nel male uno dei cardini del ‘900.
Il comunismo è una dottrina economico sociale, con una sfumatura utopistica che si può considerare fondata sulla “prospettiva di una stratificazione sociale egualitaria e che presuppone la comunanza dei mezzi di produzione e l’organizzazione collettiva del lavoro, spesso affiancando a questi fondamenti anche opzioni internazionaliste. Tra i comunisti vi è una notevole varietà di interpretazioni, per lo più, ma non solo, da parte di marxistianarchicicristiani e utopisti con le relative correnti novecentesche, dai trotzkistileninisti e maoisti nel marxismo, gli anarco comunisti tra i libertari, comunisti cristiani e teologi della liberazione tra i credenti religiosi, con frequenti sfumature e commistioni tra i vari indirizzi di pensiero.”  (fonte Wikipedia)

L’evoluzione della rivoluzione russa e la costituzione dell’URSS dal 1917 in poi, ha costituito per tutto il pianeta, ad un tempo, un punto di riferimento e una terribile minaccia, in grado di determinare direttamente o indirettamente le politiche socio-economiche-militari del globo sino alla dissoluzione, dal 1989 in poi, del grande blocco sovietico.

Il primo grande luogo comune intorno al comunismo è forse uno dei più famosi in tutto il mondo: “I comunisti mangiano i bambini”. Una storia probabilmente riferita a fatti realmente accaduti in alcuni villaggi siberiani durante le carestie degli anni ’20 e ’30, ma che ha costituito a più riprese uno degli spunti tradizionali degli anticomunisti. Di fatto il comunismo ha alimentato in egual misura sogni, speranze, terrore e angoscia per quasi tutto il ‘900.

Se è vero che  il comunismo nei paesi dell’Est Europa è diventato il pericolo numero 1 dell’occidente, è anche vero che i partiti comunisti rimasti al di qua della “cortina di ferro” hanno contribuito a costruire, alla fine della seconda guerra mondiale, le costituzioni dei paesi occidentali, di volta in volta di carattere liberaldemocratico o, più facilmente, socialdemocratico, inserendosi con processi graduali nella vita democratica dei diversi paesi e nello stesso tempo prendendo le distanze dall’URSS.
In un orizzonte democratico e con l’influsso del liberalismo americano tutti i partiti comunisti europei hanno progressivamente mutato i loro nomi in forme più consone alla dialettica politica occidentale.
Se è vero che nella cosiddetta “democrazia imperfetta” della “prima Repubblica” italiana, pur partecipando democraticamente alle elezioni, il PCI non avrebbe mai potuto andare al governo, la dialettica politica tra gli opposti schieramenti fu vivace e intensa. Di fatto, all’epoca “i comunisti”, “i democristiani”, “i socialisti”, “i repubblicani”, “i liberali” potevano fortemente dialettizzare tra loro ironizzando sulle rispettive “derive culturali” (si pensi alla “macchietta” del sindaco Peppone nei romanzi di Guareschi), ma è pur vero che il luogo comune “comunista” è un prodotto della seconda Repubblica”.
E’ Silvio Berlusconi che con la famosa frase rivolta ai suoi contestatori in piazza, nel 2009, “siete ancora ed oggi come sempre dei poveri comunisti” con un guizzo di rara intelligenza politica “smaschera” i partiti e le coalizioni di sinistra evocando non più i cosacchi che portano i cavalli ad abbeverarsi alle fontane di S. Pietro a Roma, ma i burocrati e i “quadri” dei nuovi partiti post comunisti, arricchitisi con carriere politiche poco partecipativi e avvezzi al mondo imprenditoriale e lavorativo. Berlusconi che, a quel punto, li aveva come reali avversari in una democrazia “perfetta”, quindi con la possibilità per le coalizioni di centrosinistra di governare, crea un vero e proprio “feticcio politico”, il luogo comune del “comunista arricchito” sulle spalle dei contribuenti, parolaio e inconcludente, a cui fare la guerra. Una lettura che trova campo nell’Italia degli anni ’90 anche per il fondo di verità che l’accompagna. Le scarpe costosissime e le barche a vela di D’Alema, l’abbigliamento da gentiluomo di campagna di Bertinotti, tanto per citare gli esempi più eclatanti di una metamorfosi che vede gli ex proletari accettare con entusiasmo l’orizzonte borghese delle liberaldemocrazie e diventare sempre più colti e benestanti.
Di fatto oggi “comunista!” è un aggettivo dispregiativo rivolto ai cosiddetti “comunisti in rolex”, figure già immortalate nel film “La terrazza” di Ettore Scola o ai “nostalgici autoreferenziali” impersonificati genialmente nella figura del compagno “Folagra” in “Fantozzi”.

Giovanni Giaccone

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