Mi ricordo… di Francesco Tarzia

Mi ricordo

Mi ricordo il carretto col volante di legno e il freno con lo spago che mio papà aveva costruito per trasportare le castagne. In salita toccava a me e a mio fratello spingere!
Mi ricordo i boschi con i nidi dei cardellini dove al mattino presto andavamo per vedere le uova.
Mi ricordo il nonno Vincenzo col manto come il brigante Musolino.
Mi ricordo una zia in costume da pacchiana.
Mi ricordo quando le seggiole in Chiesa costavano 1 lira e il prete le faceva vendere a me e al mio amico Ciccio. Tenevamo per noi quello che alcuni pagavano in più.

La pacchiana calabrese

Mi ricordo un pover’uomo portato in giro per il paese dai carabinieri. Era ammanettato e aveva legati al collo i due polli che aveva rubato.
Mi ricordo il magazzino di mio fratello Natalino con i salumi appesi ad asciugare.
Mi ricordo Salvatore che aveva comprato un cavallo alla fiera della Madonna della Catena senza sapere che fosse selvatico. La mattina dopo, aprendo la stalla,  per un calcio ci ha rimesso i denti.
Mi ricordo quando l’assessore del Comune decideva il prezzo delle patate o del pesce da vendere in piazza.

Mi ricordo il banditore che pubblicizzava l’arrivo dei venditori ambulanti girando per il paese suonando la trombetta.
Mi ricordo che per scaldare il ferro da stiro si andava casa per casa a prendere la brace per accendere il carbone.
Mi ricordo mio fratello nascosto in una bara nel laboratorio di papà, per sfuggire a una punizione.
Mi ricordo il monopattino di legno con due cuscinetti al posto delle ruote costruito da mio papà.
Mi ricordo dal pulpito il parroco del paese che, la vigilia di Natale, inveiva contro quei contadini che a causa della siccità non gli avevano portato il grano per barattarlo con l’affitto del campo.

Mi ricordo che d’estate stavamo due mesi in spiaggia, nelle baracche. Per avere l’acqua dolce si doveva scavare un pozzo a 150 metri dal mare.
Mi ricordo il maestro che ci faceva lezione all’aperto per farci raccogliere la cicoria che poi portava a casa sua.