Mi ricordo… di Maura Canepa

Mi ricordo

Mi ricordo il primo paio di jeans.
Mi ricordo le feste in casa, col giradischi, l’aranciata e i ragazzi che spegnevano la luce.
Mi ricordo le lacrime di gioia quando sono nati i miei nipoti.
Mi ricordo le serate con papà nei locali di Opatija. C’era sempre la musica dal vivo.
Mi ricordo la cucina all’americana.

Mi ricordo l’assassinio di John Kennedy.
Mi ricordo il nonno Matteo, con grandi baffi bianchi… che ho visto troppo poco.
Mi ricordo in campagna, la sera, a sfogliare il granturco attorno a un falò.
Mi ricordo la mamma sommersa dai bagagli per i nostri viaggi a Zagabria.
Mi ricordo la neve sotto il portone e la macchina di mio padre che aspettava per portarmi in ospedale. Avevo le doglie e a Genova faceva un freddo cane.

Assalto alla corriera di Orbicella

Mi ricordo la corriera che arrivava sulla piazza della chiesa, a Orbicella. Correvamo a prenderla d’assalto e l’autista ci caricava tutti.
Mi ricordo i ravioli fatti a mano dalla nonna, allineati sul letto per poterli contare.
Mi ricordo una domenica mattina, chiara di sole, per mano a papà, cercando la casa col pappagallo parlante.
Mi ricordo il primo kajal, messo nel bagno della zia per non farmi sorprendere dalla mamma.

Mi ricordo i gommoni, venduti a 5 lire nel bar della Giulinna.
Mi ricordo quante ne ho prese per averli acquistati a credito.
Mi ricordo la pasta nei cassetti, venduta a peso.
Mi ricordo le risate con “Vita da Strega“.
Mi ricordo la prima “Rivista“ guardata al cinema Eden di Cornigliano.

Mi ricordo la notizia della morte di Churchill.
Mi ricordo le bancarelle che vendevano le banane e a Pasqua le palme.
Mi ricordo le scampagnate a Erzelli, il Primo maggio.
Mi ricordo al campeggio di Vesima, Gigi Proietti che dormiva in un bungalow.
Mi ricordo la “Ciusa“ di Orbicella, il laghetto nel verde dove facevo il bagno con Dino e Giampiero dopo aver percorso un sentiero stretto, a strapiombo.

Mi ricordo la soddisfazione di suonare le campane qualche minuto prima del dovuto per farla in barba al campanaro.
Mi ricordo che il campanaro lo chiamavano “U Segnù” (il Signore) per la sua somiglianza con Gesù.
Mi ricordo quando nonno Matteo preparava i cesti di vimini e le canne per le zampe dei polli da vendere in polleria.

Mi ricordo mia mamma risoluta e forte… seduta in poltrona senza più desideri.

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