Happy Days

Migranti, profughi, clandestini.
Sono le neo razze inventate dal diritto. Il modo in cui il razzismo, da semplice “sentire”, diventa vero.
Classificazioni giuridiche, claustrofobiche, che ne radicalizzano la differenza.
Il razzismo più che paura dell’altro è costruzione dell’alterità. E le razze inferiori non sono mai pensate come fatte di individui con nomi propri e vite uniche e irripetibili.
Su di loro si posano solo sguardi demografici che li colgono come una moltitudine di replicanti, “lavori in pelle” di un futuro apocalittico.

 26 donne morte.
A breve saranno solo un dato Eurostat, un numero non molto diverso da quegli altri numeri, stampati sul braccio, li ricordate? Altre vite, comunque magre, senza cibo per il corpo né per l’anima.
Anche allora tanti stavano indifferenti, a guardare un orrore sconosciuto che preferivano continuare a ignorare.
L’umanità dovrebbe essere indistinta nel dolore e celebrare questa nuova e moderna epicità.
L’epicità di chi abbandona tutto per non trovare niente, solo la morte, uguale a sé stessa ma sotto un cielo diverso.

“Epperò la vita è bella. Happy Days! Oggi esce il nuovo IPhone. Sono in coda da 12 ore”.

L’amore non è più una prerogativa dell’uomo. Al posto del cuore una batteria agli ioni di litio.
Anche la ragione non è più una prerogativa dell’uomo. Al posto del cervello la propaganda di chi fomenta la guerra tra poveri.
“Avanti con gli sputi in faccia allo sporco negro terrorista!”.
“Ma, salaam alaikum, fratello, io vengo in pace”.
“Avanti con quel muro”.
“Fammi entrare. I miei sogni sono lì, fratello”.
“Puzzi di gente che non conta niente. Avanti, puntate. Fuoco”.

 “Epperò la vita è bella. Happy Days! Oggi esce il nuovo IPhone. Sono in coda da 12 ore”.

Simona Tarzia

Letture consigliate:
George Fredrickson, Breve storia del razzismo, Ed. Donzelli, 2002.
Clelia Bartoli, Razzisti per legge, Ed. Laterza, 2012.
Marco Aime, Senza sponda, UTET, 2015.