“Una metro che si chiama desiderio”

Genova – Diciamoci la verità, noi tranvieri non siamo più abituati ad avere a che fare con giunte propositive.

Ci eravamo quasi rassegnati a vedere il nostro lavoro come un peso per la società, un qualcosa di fastidioso da mantenere a galla, magari a scapito del sociale (quest’ultimo, cavallo di battaglia di Doria e degli alfieri della privatizzazione).
Il Tpl non rientrava più nella visione smart del Marchese, così come non rientrava in quella della Vincenzi e in quella di Pericu.
Queste giunte hanno la colpa (assieme al Burlando prima ministro e poi governatore) dello sfacelo del trasporto pubblico.
Poi spunta fuori Bucci e si comincia a parlare di rilancio, ma non sulla schiena dei lavoratori, di mantenere l’azienda ‘in house’, di farne una unica con Atp e Genova Parcheggi, di potenziamento di flotta e di rete, di risanamento, di lotta agli sprechi, di contrasto all’evasione tariffaria, di reintroduzione del tram e di prolungamento della metropolitana (anche di superficie).
E noi basiti ci chiediamo: ma come, basta svendite di pezzi di azienda, tipo officine e rimesse? Basta accordi a perdere? Basta gestioni allegre? Basta con dirigenze da tribunale fallimentare?
A me personalmente questo gioco piace.
Voglio credere che sia possibile, anche perché so, per pluriennale esperienza, che, se si vuole, È DAVVERO POSSIBILE.

Dunque oggi mi concentrerò, su uno degli asset di Amt destinati, nella ‘vision’ del sindaco manager, a rilanciare il Tpl: LA METROPOLITANA.

 

Certamente da noi è sottoutilizzata, la prima corsa infatti è alle 06:30 del mattino, andrebbe anticipata l’apertura almeno di un’ora, così come la chiusura andrebbe posticipata di altrettanto. Certo ciò comporterebbe dei costi, in termini di sicurezza, di pulizia, di uso del personale e quindi del numero di treni utilizzati, ma si andrebbe a sfruttare maggiormente l’infrastruttura, alleggerendo le linee di superficie e aumentandone conseguentemente la velocità commerciale.
Attualmente, infatti, girano pochi convogli e questo lascia parecchi passeggeri a terra, soprattutto se si usano i treni nuovi, quelli di terza generazione, che purtroppo non funzionano come dovrebbero (a proposito di sprechi alcuni sono già fuori garanzia e uno è inutilizzabile), e senza contare che possono viaggiare solo in singola, quindi con capienze molto ridotte.
Un altro problema da affrontare sarebbe quello della mancanza dei tornelli, una roba da Guinness dei primati.
Per tamponare questo problema, in attesa della bigliettazione elettronica, si potrebbero usare i dipendenti inidonei (che in Amt abbondano e sono di una tipologia particolare: non possono più guidare bus, però possono fare sport estremi) a guardia delle entrate qualificandoli come verificatori di titoli di viaggio.
Si potrebbe poi introdurre un biglietto di corsa singola a 50 centesimi (per chi non ha l’abbonamento), anche questo per abbattere il numero di portoghesi.
Una metropolitana che funziona incentiva l’utente a pagare il biglietto o ad abbonarsi.
Sorvolo sullo stato di degrado della struttura, delle scale mobili, delle banchine, sui problemi di sicurezza e sui guai tecnici ed elettronici dei treni, perché sarebbe come sparare sulla croce rossa. Nonostante ciò, io credo fermamente che tutto si possa risolvere con la volontà.
E penso che una città moderna, dinamica e dall’appeal turistico in ascesa, non possa prescindere da un trasporto pubblico innovativo, e quindi debba per forza avere una metropolitana funzionale (e funzionante). Per questo da vecchio tranviere quale sono, mi auguro che Bucci riesca nel suo intento.

Nel frattempo un abbraccio a tutti Voi dal vostro autista Amt Barnaba Cecchini

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