Minaccia nucleare: ICAN vince il premio Nobel per la pace 2017

Va all’International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN) il premio Nobel per la pace 2017, per l’incessante lavoro nel cercare di “attirare l’attenzione sulle catastrofiche conseguenze umanitarie di qualsiasi uso di armi nucleari e per gli sforzi rivoluzionari per raggiungere il trattato per il divieto dell’uso di tali armi”. Questa la motivazione della presidente del Comitato del premio Nobel,  Berit Reiss-Andersen.
Della delegazione che ritirerà il Premio, il prossimo 10 dicembre a Oslo, faranno parte anche due italiani: Luigi Mosca e Mario Agostinelli.

Abbiamo intervistato Luigi Mosca a Genova, in occasione dell’incontro “Un mondo senza armi nucleari”, organizzato il 28 novembre a Palazzo Ducale dalla rete dei pacifisti genovesi.

QUANTO È REALE, OGGI, IL RISCHIO DI UNA GUERRA NUCLEARE?
“Esattamente come nei periodi di massima allerta della Guerra fredda” ha detto Mosca definendo l’uomo come “un virus per la Terra, un virus che cerca di autodistruggersi”.
Spesso dimentichiamo che “nel mondo si contano 1.800 armi nucleari precisa Mosca “qualcosa come l’equivalente di 50.000 bombe di Hiroshima, in stato di allerta massima permanente”.
Il conto è presto fatto: “Gli USA possiedono 860 bombe nucleari che possono essere lanciate nello spazio di soli 15 minuti. La Russia 880, sempre in 15 minuti, e la Francia 96 con tempi di lancio nell’ordine di qualche ora”.
Se guardiamo agli arsenali la cifra si gonfia un bel po’, raggiungendo quota 15.400. Per lo più si tratta di bombe a idrogeno, le famose bombe H, con una potenza pari a 500.000 volte quella che ha colpito Hiroshima.
“Si noti” continua Mosca “che tutte queste bombe sono possedute da 9 stati”: 

 

240 dei 7.000 ordigni atomici targati USA sono installati nelle basi NATO europee, un conteggio che ci tocca molto da vicino visto che 90 sono in Italia: 50 ad Aviano e 40 a Ghedi-Torre.

I TEST NUCLEARI DOPO HIROSHIMA
Tornati tristemente d’attualità dopo le “sparate” del leader nordcoreano Kim Jong-un, i 2.080 test nucleari effettuati dopo Hiroshima hanno avuto un grosso impatto sulle popolazioni e l’ambiente soprattutto in Arizona, nelle Isole Marshall (cioè Enewetak e Bikini), in Nuova Zelanda (Oceano Artico), nella Polinesia Francese (Mururoa), in Cina (deserto di Lop Nur) e in Kazakistan.
Oggi si parla, proprio per il Kazakistan, di 1,5 milioni di abitanti colpiti sul piano genetico da gravi malattie che si sono trasmesse su tre generazioni.
Un termine di paragone sugli effetti a lungo termine: l’ex URSS ha cessato i test in Kazakistan nel 1963.

IL TRATTATO INTERNAZIONALE DI INTERDIZIONE DELLE ARMI NUCLEARI
ICAN è una coalizione di 468 organizzazioni non governative che opera in 101 paesi non dotati di armi nucleari e che promuove l’adesione e l’attuazione del Trattato Internazionale di Interdizione delle Armi Nucleari delle Nazioni Unite, adottato a New York il 7 luglio 2017 grazie alle iniziative dell’associazione e della società civile.
Adottato da 122 stati e firmato da 53 governi, è in attesa della ratifica parlamentare da parte dei Paesi che lo hanno accettato.

L’Italia brilla per l’assenza del suo governo alle sedute dei negoziati in sede Onu. 

DOPO LA RATIFICA
Quali le conseguenze, in concreto, del Trattato di Interdizione?
“Gli Stati Uniti e la Russia, insieme, possiedono il 94% delle armi nucleari nel mondo” ci risponde Mosca che poi sottolinea come “la priorità nella seconda fase, dopo la ratifica del trattato, sarà costringere questi due colossi a scendere al livello degli altri stati nucleari. A mio avviso queste trattative tra i due giganti, che andranno comunque condotte nel quadro dell’ONU potrebbero essere ben mediate dalla Cina, che è in una posizione adatta per questo ruolo”.

Simona Tarzia

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