Tra stipendi in ritardo, forfettizzazioni e Jobs Act cresce l’esasperazione dei lavoratori delle mense scolastiche

Genova – Condizioni contrattuali non rispettate. Lavoro supplementare forfettizzato. Stipendi in ritardo per un contratto che, in media, dura 15 mesi per poi ricominciare daccapo, con nuovi appalti e nuovi padroni.

È il mondo dei lavoratori delle mense scolastiche, stritolato tra l’azienda, Ladisa, le regole del committente, il Comune di Genova, e le commissioni mensa: “Spesso le aziende – denuncia Simona Nieddu, Filcams-CGIL – si inventano soluzioni per fare margine sulla schiena dei lavoratori. Ultima la decisione arbitraria di Ladisa di forfettizzare il lavoro supplementare! In Liguria parliamo di 300 persone che a ogni gara rischiano il posto di lavoro  perché vengono assunte col Jobs Act anche coloro che hanno un’anzianità di servizio di 30 anni”.

Non è accettabile che i conti li debbano pagare sempre i lavoratori, anche in termini di stress: “Nessuno parla dei problemi della ristorazione scolastica – continua Simona Nieddu – perché l’attenzione mediatica è focalizzata su quello che mangiano i bambini e non c’è interesse per chi sta dietro le quinte”.
Poi cita il caso emblematico della scuola Daneo (istituto comprensivo Maddalena-Bertani di Genova): “Il caso della scuola Daneo e del chiodo nel piatto è indice di un clima di tensione estrema che va ad impattare su chi lavora. Quella che poi si è rivelata una notizia falsa, perché non era responsabilità delle addette mensa, è costata alle lavoratrici ore di interrogatorio davanti ai carabinieri”.

Su questo punto è categorica anche Viviana Correddu, Filcams-CGIL, che aggiunge: “ Il Comune deve aprire gli occhi sulle problematiche dei lavoratori perché ci dobbiamo ricordare che è tutto collegato. Se il servizio rischia di essere scadente, e a volte lo è, dietro possono esserci delle problematiche legate allo sfruttamento dei lavoratori”.

Non solo. C’è un’altra questione importante che crea motivi di frizione: il panino da casa.
“Quello del panino da casa è un problema anche occupazionale – spiega Marzio Bianchi Martina, Uiltucs-UIL – perché equivale a ridurre le ore lavorative. Come sindacati abbiamo chiesto unitariamente (Filcams-CGIL, Uiltucs-UIL e Fisacat-UIL) un tavolo di confronto per trovare una soluzione che tutelasse sia i livelli occupazionali che i bambini”.

Le preoccupazioni dei sindacati non sono infondate.

A Torino, per esempio, dove il panino da casa è stato introdotto un paio di anni fa, si è verificato un calo occupazionale del 40% circa.
Una soluzione che consentirebbe di tenere sotto controllo il livello degli occupati è quella di allungare la durata degli appalti. È praticabile? Parrebbe di sì.
Ne è convinto Marzio Bianchi Martina che precisa: ”Il Comune di Genova ha preso l’impegno di prolungare i contratti a 3 anni, a partire dal 2018”.

L’intervento pubblico in questi casi si rivela necessario perché, conclude Viviana Correddu: “Occorre risolvere i problemi a monte perché è inutile parlare di qualità del servizio se è bassa la qualità del lavoro”.

Simona Tarzia

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