Primi mesi di governo del Centro Destra a Genova: le valutazioni di Arcangelo Merella

Genova – “Dopo una fase iniziale, quella dell’ecco vedi che era possibile cambiare, ho l’impressione che tutto sia tornato esattamente come era qualche mese prima”.

Non si lascia scappare l’occasione per mettere in chiaro alcuni concetti, Arcangelo Merella, candidato Sindaco alle ultime amministrative con la lista Ge9si, che valuta questi primi mesi di governo del Centro Destra a Genova con un’analisi su quelli che sono i temi eterni per la nostra città: le periferie e il degrado, il lavoro e le aziende che abbandonano il territorio, la mancanza di un ricambio generazionale che condanna la città a un lento declino e costringe quest’amministrazione “a trazione totiana” a rivedere i numeri di questa Genova meravigliosa.
“I numeri che ha sparato Bucci sui 200.000 abitanti in più mi paiono molto fantasiosi”, afferma Merella che, dell’attuale amministrazione, condivide “la logica per cui si debba lavorare per far crescere i residenti” e poi lancia un invito interessante: “Lo si dovrebbe fare guardando a un segmento importante, quello della cosiddetta silver economy. Fare in modo che i pensionati si stabiliscano a Genova potrebbe innescare un meccanismo che far star bene gli anziani ma soprattutto genera un’economia su cui possono impegnarsi i giovani”.

I giovani…
È difficile non far scappare i giovani quando sono le aziende per prime che abbandonano il territorio: “Anziché rendere il nostro territorio interessante per gli investimenti, stiamo assistendo a una fuga e a un impoverimento ulteriore” continua Merella che scandisce i nomi delle realtà che stanno lasciando da parte Genova: “Rinascente, Trony, Ericsson… Un problema serio che dipende dalla crisi di questa città che non è stata curata almeno negli ultimi dieci anni”.

Occorre ripartire dalla cura, dal KO nel quale si trovano le periferie per rimettersi in moto: “Tutto è troppo concentrato in Centro, mentre le periferie oggi soffrono per mille ragioni, non imputabili a questa amministrazione.  Soffrono per una conseguenza logica di disattenzioni pesanti che le rendono luoghi di dolore”, conclude Merella.

Genova è il luogo delle disattenzioni, della superficialità, del policentrismo che guarda solo al dato storico della forte identità dei quartieri che hanno formato la Grande Genova, senza considerare come essi si siano involuti nel tempo fino a trasformarsi in vere e proprie periferie industriali.
O, almeno, così le percepisce chi ci abita: un aggregato di zone dove abitare, lavorare, riprodursi, morire.

Simona Tarzia

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