Un programma sociale che si ispira a Corbyn e Podemos, Checchino Antonini ci racconta Potere al popolo

Incontriamo Checchino Antonini, giornalista storico del G8 e capolista al Senato per la Liguria di PaP, all’assemblea provinciale genovese del movimento.
Sostenitore della lotta contro la repressione e militante attivo di ACAD, l’Associazione Contro gli Abusi in Divisa, gli abbiamo chiesto di spiegarci quali sono i “meccanismi autoritari e di repressione che stanno accompagnando tutti i processi del liberismo” che Potere al popolo intende arginare se e quando arriverà al governo.

UNA NUOVA LEGGE SULLA TORTURA
“Esistono precisi  sistemi di repressione che si sono dispiegati in pieno qui a Genova durante il G8 del 2001 chiarisce Antonini e aggiunge che la repressione ha tante facce “per esempio quella del cosiddetto modello Minniti entrato in azione il 25 marzo scorso, o quella del sequestro preventivo di centinaia di attivisti e sindacalisti che volevano partecipare alle contestazioni del G7, o ancora quella dei fogli di via per impedire ai manifestanti di partecipare ai cortei, seppure regolarmente autorizzati”.
Tutte misure che intendono “depistare il conflitto sociale e costringere interi settori di movimenti sociali a pensare soltanto all’autodifesa”, precisa Antonini che  poi ci tiene a sottolineare che ne esistono altre, forse ancora più subdole: “Ci sono meccanismi di abuso che si annidano in una sottocultura che è pervasiva nella formazione dei corpi speciali, delle polizie e dei carabinieri e che producono abusi. Pensiamo al caso Cucchi e al caso Aldrovandi“.

Una lotta contro questi soprusi che Potere al Popolo intende portare avanti attraverso “l’abolizione del segreto di stato per le stragi, l’introduzione del codice identificativo alfanumerico sulle divise del personale che opera in ordine pubblico, e una vera legge contro la tortura”.
È critico, Antonini, che contesta l’efficacia della Legge n.110/2017 che nel luglio scorso ha introdotto in Italia il reato di tortura: “Questa appena approvata è una grossa operazione di marketing, una legge davvero rischiosa. Con una legge del genere sarebbe stato difficile perseguire i mostri che hanno agito a Bolzaneto e alla Diaz”.

L'intervista


POTERE AL POPOLO COME PODEMOS
“L’articolazione di questo nuovo soggetto somiglia molto a Podemos commenta Antonini quando gli chiediamo se in Europa tiri solo aria di destra, e precisa: “Somiglia a Podemos nel linguaggio e nelle componenti. Dovunque esista una Sinistra plurale in Europa, pensiamo a Corbyn, a Syriza delle origini prima dell’esperienza di governo fallimentare di Tsipras, o a Podemos, si tratta di esperimenti di costruzione di soggettività politiche che partono da movimenti sociali che si somigliano tutti”.

Il caso italiano, però, è diverso: “Proviamo un processo simile ma partendo dalle lotte di questi ultimi dieci anni, lotte che hanno vissuto isolate il ripetersi delle sconfitte proprio per la latitanza di tutti quei soggetti che le carte in regola per guidare questi processi le avrebbero avute” ci fa osservare Antonini che poi conclude con un attacco diretto ai sindacati: “Mi riferisco soprattutto alla CGIL”.

Partendo questi presupposti, sarà possibile rendere l’esperimento un vero e proprio soggetto politico? “Questo è il nostro percorso. Ci aspetta una raccolta firme che per noi è già un punto di campagna politica e poi, da qui al 4 marzo e oltre, credo che il carattere costituente di questa esperienza andrà riflettuto e impostato”.

Simona Tarzia

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One thought on “Un programma sociale che si ispira a Corbyn e Podemos, Checchino Antonini ci racconta Potere al popolo

  1. Bravo Checchino, è importante ritrovare una lungimiranza, e non sarà facile viste le condizioni dell’informazione.

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