Mori, candidato alla Camera per CasaPound: “Siamo l’occasione per uscire dal dominio liberista e dalla crisi”

“Distinguere in categorie è qualcosa che è caro al sistema economico e finanziario che ci controlla, perché fa comodo il divide et impera”.

Smorza le polemiche Marco Mori, candidato ligure alla Camera dei Deputati per CasaPound, e a noi che gli chiediamo se si senta un fascista del terzo millennio risponde di essere socialista: “Quello del fascismo” assicura Mori, “è un problema semantico e il programma di CasaPound, con questo termine, si riferisce al modello economico e sociale che fu fascista, un modello fortemente antiliberista e contrario agli accentramenti di capitale” e poi rincara: “Se vogliamo guardare alla storia, anche Mussolini era socialista”.

Ecco, appunto. Come sarà possibile fermare le spinte eversive di estrema destra con CasaPound in Parlamento?

Ha la risposta pronta Mori e precisa che la spinta eversiva, in realtà, è un’altra: “È quella del grande capitale che ha codificato una dittatura finanziaria: l’Unione Europea”, quindi ribatte che non avrebbe accettato la candidatura se “nel programma ci fossero stati cenni a voler utilizzare mezzi non democratici per arrivare a incidere sulla vita pubblica del Paese”, e ci tiene a precisare la “distanza totale da quella parte del passato che portava a spinte dittatoriali”.

Il fascismo ci brucia ancora sulla pelle, con i suoi tratti marcati di totalitarismo, e non siamo pronti per consegnare le camicie nere al lavoro degli storici anche se Mori ne dà una lettura diversa: “Il fatto è che la seconda guerra mondiale non è stata altro che una lotta tra liberisti e antiliberisti. Purtroppo l’antiliberismo ha assunto forme dittatoriali che io non condivido e che – ribadisce – neppure CasaPound condivide”.

Certo, prima o poi i conti con gli estremisti andranno fatti, ma Mori garantisce: “Basta sentir parlare Simone Di Stefano (segretario del partito e candidato Premier, N.d.A.), se c’è qualche estremista, e intendo violento, non credo possa vedere in Di Stefano il suo manifesto”.
Il destino di CasaPound, dunque, si mostrerebbe diverso e lontano dai ricorsi storici: “È una strategia dei poteri forti – ipotizza Mori – quella di dipingere come estremista, anche forzando alcuni fatti di cronaca, chi vuole affossare temi legittimi come l’uscita dall’euro e dall’UE” e aggiunge una frecciata al Centro Destra, prendendone le distanze: “Il Centro Destra è liberista. Il liberismo è proprio la causa della situazione che stiamo vivendo oggi. Non può essere un alleato”.

Tra antiliberismo e nazionalizzazione del settore creditizio, che “rende il programma di CasaPound per l’uscita dall’UE tecnicamente credibile”, Mori ci sorprende con una dichiarazione di vicinanza alla Sinistra estrema:Siamo più vicini alla Sinistra estrema di Marco Rizzo che al Centro Destra“,  poi però ci risponde di non aver scelto di entrare nel PC “perché a Sinistra c’è una barriera ideologica, mentre CasaPound è aperta a tutti, anche al PC se c’è comunanza di interessi”.

Simona Tarzia

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