Candidati PD, Terrile: “Nessun ascolto ai territori. Privilegiati i fedeli”

Genova –  “È prevalso un criterio che non è quello dell’ascolto dei territori per candidare persone che possano aiutare il partito a prendere voti, ma quello di proteggere alcuni candidati in posti sicuri”.

C’è irritazione nelle dichiarazioni di Alessandro Terrile, Consigliere comunale del PD genovese, mentre commenta le scelte dei candidati per la Liguria alle prossime elezioni del 4 marzo.
Irritazione e sconforto: “Fa particolarmente male, in Liguria, l’assenza tra i capilista degli esponenti del partito genovese. Genova pesa la metà degli abitanti della nostra regione” e poi si sfoga: È incomprensibile che non abbia neanche uno dei tre capilista”.

Il caos delle candidature lascia davvero perplessi. L’assenza di Andrea Orlando in Liguria è incomprensibile, tanto da far pensare a una lezione di Renzi alla minoranza DEM.
Commenta Terrile: “È certo che gli esponenti della minoranza orlandiana del partito hanno visto ridurre in modo sensibile le loro quote in posizioni eleggibili. Sono molto a rischio, ad esempio, Lorenzo Basso e Mario Tullo che si giocano tutto senza paracadute” e poi butta lì che  “fa riflettere questo modo di costruire le liste dall’alto, nella notte”.

Insomma, ancora un bel pasticcio in casa PD, che rischia di diventare il partito del capo e di compromettere ancora la sua unità: “Se il partito si spaccherà, dipenderà molto anche dal risultato elettorale. Non c’è dubbio che le scelte di questi giorni non aiutano a considerare il partito una comunità plurale” continua Terrile che poi lancia qualche frustata: “Quando in un partito, per paura di perdere, si privilegiano i fedeli invece di chi potrebbe portare un valore aggiunto, si rischia di perdere”.

Simona Tarzia

Candidati PD in Liguria
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