Antonio Oppicelli, candidato al Senato per Fratelli d’Italia: “Vorrei farmi rappresentante in Parlamento degli artigiani e delle piccole imprese”

Genova – “Personalmente non sono sicuro che sia corretto definire sovranista Fratelli d’Italia. Bisogna vedere che cosa si intende. Forse anch’io sono sovranista nel dire che non è giusto che l’Italia sia considerata uno dei PIIGS[1], che in inglese vuol dire maiali”.

Con una battuta Antonio Oppicelli prende le distanze da quello che, alle amministrative di un annetto fa, era il leitmotiv di Giorgia Meloni e Matteo Salvini: il “listone sovranista”.

Poi, risponde alla nostra domanda sulla convivenza di un partito sovranista all’interno una coalizione che ha fatto retromarcia sull’uscita dall’UE: “È chiaro che nessuno può pensare di fare il dittatore, bisognerà trovare soluzioni mutualmente accettabili in base al programma”.

Unione Europea, riduzione delle tasse, riforma delle pensioni e famiglia sono i temi che continuano ad agitare la campagna elettorale.

I sedici punti

È di qualche giorno fa la dichiarazione di Giorgia Meloni sul reddito d’infanzia, un bonus bebè da corrispondere mensilmente per ogni figlio fino al compimento del sesto anno di età.
Abbiamo chiesto a Opicelli se, per una regione vecchia come la Liguria, siano previste altre misure.
“Il bonus bebè è uno dei temi nodali della campagna 2018 e fa parte dei sedici punti del programma di Fratelli d’Italia commenta e poi ribalta la domanda sottolineando “come sia particolarmente importante proprio per la Liguria un bonus bebè, anche se questo non esclude un’attenzione particolare alla sanità e alla tutela delle persone anziane che qui sono numerose”.

Un premio in denaro per ogni figlio certamente non servirà a riportare indietro i cervelli fuggiti dalla nostra regione ma, risponde Oppicelli, “tutto fa. Certo quello che è importante per il rientro dei cervelli è un sistema fiscale adeguato, una riforma dell’Università e del mercato immobiliare. E certamente anche la possibilità di avere un aiuto per i figli”.

Sulla flat tax, invece, ci è parso più critico: “In teoria la flat tax, teorizzata dall’economista americano Arthur Laffer e utilizzata negli anni ’80 negli USA, funziona. In pratica non sono in grado di rispondere se funzionerà o meno. Mi piacerebbe vederla alla prova in un Paese che non spreca e non si dimentica dei più deboli”.
Poi, ancora in tema di tassazione, tiene a sottolineare che “ho la partita IVA e appartengo a una categoria vessata da questo punto di vista. Vorrei farmi rappresentante in Parlamento degli artigiani e delle piccole imprese che producono senza godere di paracadute”.

Infine, una nota sulle Grandi Opere:“Per la nostra Regione, personalmente, vorrei farmi portatore della necessità di collegarla con il Nord Ovest e con il resto d’Europa, per non essere tagliati fuori da traffici e commerci”.

Simona Tarzia

[1] Si fa riferimento all’acronimo, bandito dal Financial Times perché dispregiativo e razzista, che i giornalisti economici di lingua inglese utilizzavano per riferirsi a Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna.