Lettere dal Direttore – La favola degli Umarells

Sono rimasto folgorato, letteralmente, qualche giorno fa, dalla potente metafora degli Umarells.
Mi è capitata fra capo e collo, leggendo un recente articolo che parlava della start up milanese TheFatLab, la favola dell’Umarell, l’omino in 3D alto 14 centimetri, realizzato dal laboratorio all’avanguardia che coniuga stampa 3d, robotica e IoT, e che è diventato un vero e proprio cult degli ultimi regali di Natale.
Spiegava Elisabetta Pasca, autrice dell’articolo pubblicato su “Uomini e donne della Comunicazione” in cui ha intervistato Massimo Temporelli, divulgatore scientifico, presidente e confonder di TheFatLab: “In soli 14 centimetri si concretizza un concetto, quello che sta dietro al comportamento dei celeberrimi vecchietti italiani abituati a riempire i lunghi pomeriggi del post pensionamento guardando i cantieri dei lavori in corso, elargendo critiche più o meno ponderate: quanto ci sentiremmo meno soli al lavoro e quanto potremmo essere più produttivi se solo ognuno di noi avesse accanto al proprio computer questo signore in miniatura, che veglia sul nostro operato, che ci responsabilizza e che ci ricorda che i cambiamenti e la tecnologia possono diventare, in maniera divertente, intelligente e innovativa, le chiavi più giuste per andare avanti senza cancellare ciò che abbiamo alle spalle”.
In buona sostanza un motivatore da scrivania, gadget perfetto per un perfido regalo, che ti guarda lavorare come se ci fosse un cantiere.

Credits: Ale Rossin

Sui famigerati Umarells l’antropologo urbano Danilo Masotti ci ha scritto due libri nel giro di dieci anni descrivendoli così “Sono tanti vivono in mezzo a noi ci osservano… e noi osserviamo loro”.
All’inizio, nel 2007 Masotti li descriveva così “gli umarells sono gli ometti pensionati bolognesi: hanno sempre qualche soldo da parte, aiutano a comprare la casa, quando tirano le cuoia lasciano in eredità denaro e/o immobili, educano i nipotini. Il PIL non cresce, ma crescono le aspettative di vita per gli umarells, ai quali sarebbe giusto dedicare almeno una festa nazionale. Nell’attesa, l’autore dedica loro questo libro”.

Nell’attesa, comunque, non credo che si sia ancora individuata una data per sancire la festività nazionale, ma nel frattempo Masotti ci ha scritto su un secondo libro “Oltre il cantiere – Fenomenologia degli Umarells”. E parlavo di una metafora potente che mi ha colpito, legata al pensionato con le mani dietro la schiena e il capo reclinato in avanti che osserva giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto l’evolversi dei lavori nei cantieri con in mente un pensiero fisso “Si poteva fare meglio”.
Con un compito di controllo e di pungolo. Comunità sociale che rappresenta una categoria ben precisa, quella dei pensionati, sulla quale si è scatenata una sorta di battaglia generazionale e, tuttavia non sono così settari come li si vorrebbe descrivere. Non a caso Masotti li identificava con la parte buona quelli che “hanno sempre qualche soldo da parte, aiutano a comprare la casa, quando tirano le cuoia lasciano in eredità denaro e/o immobili, educano i nipotini”.

E mi piace questa immagine da trasferire su Fivedabliu e sul portale che dovrebbe raccogliere alcune realtà dell’informazione on line, proprio per quel compito nel contempo di controllori e di motivatori.
Ma c’è ancora un fattore che a me, da fortunato pensionato, piace riproporre ed è quello che di questo esperimento facciano parte anche colleghi più giovani che si sono ritrovati a fare i conti con chiusure di aziende editoriali e l’obbligo di reinventarsi imprenditori nel campo dell’informazione, in attesa di maturare i requisiti.
E mi piace pensare persino che attraverso questa formula si possa fare formazione sui ragazzi alle prese con i primi rudimenti per consentirgli in futuro un possibile accesso alla professione o comunque migliorare la loro capacità di fruizione dei giornali. Dando così una nuova dignità agli Umarells, non più macchietta, anonimi ipercritici di fronte a qualsivoglia cantiere, ma ispiratori, controllori e motivatori, comunità presente e costruttori di futuro.

Paolo De Totero

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