“Barnaba, amico mio, fatti un poco li cazzi tua…”

“Goooood Morning Vietnam!”, gridava l’aviere dj Cronauer dai microfoni di radio AFRS nel film omonimo.
Così faccio anch’io, ma invece di abolire i comunicati ufficiali come faceva lui, io, dal mio avamposto gommato, ho deciso di diramarli a piene mani: ogni segnale che capto, sia di malcontento sia di colore, io lo riporto fedelmente ai miei cari utenti e lettori.
E quello che maggiormente è risuonato a bordo dei miei bus questa settimana, non poteva che riguardare la ‘mission (impossible?) dei tecnici’ del comune: alzare gli stipendi del Sindaco, del Vicesindaco, degli assessori e dei consiglieri comunali a partire da quelli con delega.
Questo tentativo, che prosegue da qualche tempo sottotraccia, è coordinato dal consigliere Federico Bertorello, che dichiara: “Non ci si deve scandalizzare se si vuole adeguare i compensi al costo della vita. Nessuno vuole aumentarli a dismisura. L’adeguamento? C’è un blocco normativo che prevede la non possibilità di operare questo adeguamento. È dal 2010 che siamo in regime di blocco. O il prossimo governo libera la possibilità di agire in questo modo oppure non è possibile. Troppo alta la discrepanza tra Comune e Regione? Assolutamente sì. Anche per la mole di lavoro e la responsabilità che hanno gli assessori e i consiglieri comunali».

Va da sé che questo tema si sia rivelato molto discusso tra i miei amati utenti, da subito divisi in due correnti (vi lascio immaginare quale fosse quella maggioritaria): la prima, che chiamerò ‘Dei cittadini incazzati come delle bestie’, faceva notare come solo il fatto che la cosa fosse da tempo trattata con riservatezza, già deponeva contro: “Insomma, voglio dire, cazzo, ma non guadagnano già abbastanza ‘sti politici. So che il costo della politica influisce poco sui conti pubblici, però, miseria, un segnale di sacrificio anche da loro, no?”; la seconda fazione che chiamerò ‘Dei sostenitori del primato della politica (nonostante tutto)’, difendeva a spada tratta l’operazione, sostenendo la necessità di rendere più attrattivi i ruoli di amministratore pubblico per professionisti e manager: “Insomma un affermato avvocato, un professionista o un manager abituato a certi compensi, non può certo accontentarsi dei 1.800 euro mensili di un consigliere comunale! E un sindaco con tutte le responsabilità che porta sulle spalle, che se ne fa di una busta paga da 4.500 euro?”.

Antonio Razzi

La rissa tra le due fazioni con queste premesse, gioco forza, è stata evitata per puro miracolo e se i primi ribattevano parlando del puro e semplice spirito di servizio che dovrebbe animare chi si cimenta con la politica (e lo fa di sua spontanea volontà e non costretto con la violenza), veniva subito attaccato dagli altri che puntualizzavano sul crescente carico di responsabilità e rischi che avrebbero potuto gravare su fedina penale e patrimonio dei poveretti.
Così, tra il serio e il faceto, l’idea che mi son fatto io del nostro amministratore tipo è stata questa, di un miliardario costretto dagli eventi a fare politica, rinunciando al proprio lavoro di avvocato o di manager, e che per evitare una pressoché certa bancarotta e, non so per quale motivo, la quasi certa galera, decide di alzarsi il magro stipendio.

Ho trattenuto più volte la risata, continuando stoicamente a guidare dal punto A al punto B e tra un attacco e una difesa della categoria degli amministratori pubblici, ho pensato un poco a come sono messi i comuni mortali. Ad esempio noi autoferrotranvieri, certamente più privilegiati dei politici, abbiamo dovuto aspettare otto anni per veder rinnovato il nostro CCNL, alla fine c’è stato corrisposto, in due comode rate, un importo forfettario di 600 euro che rappresenterebbe, in fortissimo deficit, il valore della nostra ‘Indennità di vacanza contrattuale’ (siccome che in quegli anni non abbiamo avuto alcun aumento, viene calcolato l’importo in percentuale del tasso di inflazione programmato applicato ai minimi contrattuali vigenti), nonché un lauto aumento mensile di ben 40 euro. Aumenti di certo meritati considerato che i principali fattori di stress nel lavoro di autista sono dovuti a:

  • Organizzazione del lavoro, ovvero gli orari, le pause e i carichi di lavoro, che, inutile ricordare, in Amt sono tutto tranne che ben organizzati, basti pensare alle ferie che non ci vengono concesse e alla percentuale di straordinario che comunque dobbiamo sostenere per garantire i livelli, comunque insufficienti, di servizio dato (a causa soprattutto del numero ridotto di autisti e bus funzionanti).
  • Il contesto interno al veicolo, tipo ad esempio le relazioni con i passeggeri, talune volte problematiche, quando non apertamente conflittuali e violente.
  • Il contesto di guida, vedi il traffico (devo ricordare, su tutti, il caso della chiusura della rampa d’accesso alla sopraelevata di Via Cantore? Oppure il crescente imbarbarimento dello stile di guida dei veicoli privati) e le condizioni di manutenzione del veicolo (qua meglio tacere, parlano i fatti e i nostri mezzi che perdono pezzi e si incendiano quotidianamente).

Gli autisti inoltre sono una categoria professionale a rischio elevato in relazione ai disturbi muscolo-scheletrici, in particolare, alla colonna vertebrale/rachide, ai disturbi dell’apparato cardiovascolare (infarti e ictus come se piovesse), nonché a simpatiche patologie neoplastiche (tumori in ogni dove), patologie meno drammatiche dell’apparato respiratorio, dell’apparato gastrointestinale, dell’apparato genito-urinario, dell’apparato uditivo.

Gli autisti, infine, sono sottoposti continuamente al rischio di incidenti stradali, che sono principalmente dovuti a:

  • Condizioni delle strade e della viabilità: presenza di buche e fondo sconnesso, qualità della segnaletica, presenza di corsie dedicate agli autobus, tutte cose che a Genova difettano parecchio.
  • Sicurezza intrinseca e manutenzione del veicolo: la presenza dei dispositivi di sicurezza (airbag, ABS), le condizioni del sistema frenante, le gomme ecc., e qua trattengo le risate.
  • Le condizioni del conducente come il livello di stanchezza, e anche in questo caso vale come sopra.

Poi colto da disperazione, ho rivolto l’attenzione anche su altre categorie più privilegiate di quella dei politici, tipo il personale della sanità, quello delle nostre scuole, quello degli operai, quello dei piccoli e medi imprenditori, quello delle partite IVA.

Ho pensato a quel 12,1% di italiani attivi disoccupati, e alle centinaia di migliaia di persone che vorrebbero e sarebbero disposte a lavorare, ma che hanno smesso di cercare un’occupazione poiché scoraggiate dalle difficili prospettive del mercato del lavoro, alle altre centinaia di migliaia di occupati part-time che vorrebbero lavorare a tempo pieno.

Infine, per rinfrancarmi un poco, ho pensato a tutte le buone cose che i poveri politici hanno fatto per questi cittadini così fortunati, dalla ‘Legge Madia’, alla ‘Buona Scuola’, al ‘Jobs Act’, ho pensato a tutti gli accordi a perdere di Cgil, Cisl e Uil (non ultimo quello siglato con Confindustria) che ci ‘tutelano’, ma con umiltà, facendoci rimanere con i piedi per terra. Perché meglio che siano loro (sindacati e padroni) a pensare al nostro futuro, piuttosto che una legge che preveda un salario minimo. Almeno potremo con orgoglio continuare a ribadire (dati Ocse) che i salari percepiti nelle principali città italiane risultano essere il 10% più bassi rispetto a quelli delle principali città tedesche. Anzi di più, che i salari medi reali dell’Italia risultano i più bassi tra i maggiori Paesi industrializzati d’Europa.
Con orgoglio potremo continuare a difendere il nostro terzo posto continentale (dietro Turchia e Grecia) del podio fra le nazioni europee a più alto tasso di economia sommersa, con i suoi 333 miliardi di euro di economia ‘a nero’. Che poi, guarda te la coincidenza, coincide con un altro podio quello della terza nazione europea per numero di miliardari (dopo Germania e Regno Unito).

Per tutta la settimana bene o male mi è capitato di fare questi insani ragionamenti, almeno un paio di volte a turno, fino a che ieri, ad un passo dalla fine della mia giornata lavorativa, quindi sicuramente a causa della stanchezza dovuta al peso della mia felicità, mi è accaduto di pensare che l’Italia nonostante tutto è l’ottava nazione più ricca del mondo (la terza in Europa). Tirando il manettino, dopo aver lasciato il bus al rifornimento, sono andato in bagno, mi sono lavato le mani, e mentre espletavo i miei bisogni, ho tirato un luuuungo sospiro di sollievo, e pensando al debito fuori controllo, alla crisi della produttività, alla corruzione e al divario tra Nord e Sud, ho preso a ripetermi come un mantra: “L’Italia è un Paese irriformabile, ma troppo grande per fallire”. E finalmente in pace con me stesso e con i miei amministratori locali me ne sono tornato a casa, pronto per altre avventure al grido di “Goooood Morning Vietnam”!!!

Nel frattempo un abbraccio a tutti Voi dal Vostro autista Barnaba

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