Quando a Pasqua apri l’uovo e hai paura della sorpresa

Settimana di passione questa. A bordo ho respirato l’inquietudine classica prefestiva, giusto un pochettino accresciuta da una serie di intoppi al traffico che hanno parecchio rallentato la frenesia di tutti, dagli utenti che trasportiamo ai piloti semiprofessionisti che competono con noi sulle strade della Superba.
“Ma è mai possibile?”, è stata la frase più gettonata tra gli utenti più indaffarati, seguita da “Ma come si fa”, che rappresenta i più intristiti, da “Beh, era ovvio che sarebbe successo sto casino”, proferita da quelli che definisco, Illuminati, perché sanno sempre tutto, per finire con “Se ne fregano di noi!” dei miei preferiti, i pessimisti compulsivi.

E comunque sia, ho pensato, il territorio è quello che è, compresso tra il mare e i monti.
Sta tutto qua il problema, nella la complessità strutturale di Genova e nella sua straordinaria importanza logistica dovuta alla presenza del porto più grande e importante d’Italia. Ma c’è fermento anche e soprattutto grazie alla pioggia di miliardi che dal Governo centrale stanno cadendoci sulla testa, a partire proprio dal Porto che è pronto ad accogliere i progetti di sviluppo (a cominciare dalla fondamentale diga foranea) che si spera possano potenziarlo anche e soprattutto nella sua conseguente necessità di collegamenti col nord Europa. Questo contribuirà, si spera, alla definitiva transizione della città da prettamente industriale a città in grado di attrarre turismo, che è poi un altro aspetto fondamentale per il proprio futuro, e che dovrà scontrarsi con l’altrettanto naturale chiusura caratteriale  tipica di noi genovesi. Eppure tutto questo troverà, giocoforza, un equilibrio, d’altronde si sta parlando di collegamenti che incrementino il traffico verso l’esterno e che migliorino la viabilità interna al territorio, indispensabile anche sotto l’aspetto di coesione sociale e “in grado di avvicinare i comuni più isolati alla rete dei servizi essenziali, favorire l’economia di scambio e la possibilità di accedere ai mercati locali per valorizzare il frutto del difficile lavoro nelle campagne”, come recita il visionario sito della Regione.

“Dei 100 miliardi investiti dal governo su opere strategiche, in Liguria ne arriveranno più di 20 e a Genova oltre 14, questo territorio ha sempre sofferto di mancanza di connessioni infrastrutturali, più simile al Mezzogiorno che alle regioni del Nord – ha detto recentemente il ministro Delrio – Oltre 6 miliardi per il Terzo valico, quasi 5 per la Gronda, 1,5 per la nuova diga e altrettanti per il nodo ferroviario di Genova. Cifre per progetti e cantieri che tra 4-5 anni daranno piena operatività al sistema ligure che potrà recuperare in termini di occupazione rispetto a altri territori. Prepariamoci a cogliere queste opportunità, i cantieri si realizzeranno, il 2022 è vicino”.

Il quadro si completa con gli interventi previsti per il trasporto rapido di massa per 668 milioni e quindi il potenziamento della metropolitana di Genova e del TPL, il nodo ferroviario regionale e di accessibilità in aeroporto, oltre ad opere stradali previste da ANAS per oltre 650 milioni.
Gronda, Terzo Valico, Alta Velocità.
Sono queste le grandi infrastrutture che dovrebbero collegare il territorio al nord (Milano e Torino) e da lì ancora più su verso i valichi alpini, verso ‘l’Europa che conta’ (Belgio, Olanda e Germania su tutte), perché è ormai assodato che sia proprio questo GAP infrastrutturale il maggiore ostacolo a una forte crescita del turismo e della logistica. Si parla di centinaia di miliardi per lavori che comunque incontrano innumerevoli problematiche ambientali e di salute pubblica, di reali opportunità, di sprechi, di poca trasparenza e di conseguenti indagini da parte della magistratura (sono numerose le inchieste giudiziarie che riguardano la tratta del Treno ad Alta Velocità del versante Ligure e che hanno portato alla decapitazione dei vertici del consorzio Cociv, poi commissariato, che fungeva anche da general contractor per i lavori del TAV Terzo Valico).
E’un gioco di fragile equilibrio tra necessità di sviluppo e salvaguardia di un territorio magnifico (nonostante tutto) e della salute suoi abitanti.

Così, se da un lato Mino Giachino presidente di Saimare dichiara: “Non capire venti anni fa che l’unico modo certo di attenuare o compensare la perdita delle Partecipazioni statali, la cui fine fu proprio gestita male, erano infrastrutture, turismo e logistica, è una colpa grave di cui oggi si pagano le conseguenze. La ristrutturazione dello shipping mondiale non sarà una catastrofe se a Genova si investirà ancora di più nel porto per renderlo il più competitivo e attrattivo d’Europa, ma per fare ciò vanno messi da parte le invidie, i colpi bassi, le opposizioni locali, le angustie mentali. Se Genova e la Liguria fanno queste cose non rilanciano solo la regione perché la metteranno nelle condizioni di attrarre e ospitare meglio e più favorevolmente la manifattura 4.0, ma daranno un contributo importante alla crescita del Paese. E’ assodato che da 600.000 a 800.000 container diretti verso la pianura padana ogni anno arrivano a Anversa o a Rotterdam. Recuperare al sistema portuale quei Containers darebbe al Paese da 5 a 8 miliardi di euro, quasi mezzo punto di PIL. Chi ha bloccato la realizzazione del Terzo Valico, chi ha frenato e frena gli investimenti nel porto di Genova, chi ha bloccato la costruzione della Gronda autostradale ha delle responsabilità politiche e sociali pesanti. A queste persone non io ma i liguri dovranno chiedere conto”.

Dall’altro lato il consigliere del Municipio V Valpolcevera, Davide Ghiglione, porta ad evidenziare quelle che sono le problematiche di desertificazione sociale in atto in quel martoriato (proprio perchè così strategico per la realizzazione delle grandi opere) lembo della città: “Una valle passata da agricola ad industriale, poi “riqualificata” a suon di terziario, per finire di essere devastata da Terzo Valico e Gronda. Un tempo lo scambio doloroso tra ambiente e lavoro almeno veniva ricompensato da salario e occupazione stabile, adesso neppure più quello”.
E tra il tentativo di messa in sicurezza del Rio Fegino e la questione della bonifica e della messa in sicurezza della Iplom, le genti della Valle denunciano, la natura del sistema degli appalti legati alle grandi opere, la presenza dell’amianto nelle rocce scavate, l’inconsistenza dei benefici occupazionali e le infiltrazioni della criminalità organizzata.
“Purtroppo i lavori vanno avanti. Tutte le volte che esce qualche scandalo la gente si indigna ma poi la cosa finisce lì e questa tematica sembra completamente derubricata dall’agenda politica”. Nonostante il movimento No Tav   No Terzo Valico abbia svolto in questi anni un’importante opera di denuncia e mobilitazione riuscendo a sensibilizzare sia le persone più direttamente coinvolte dall’impatto dell’opera sia il variegato mondo dell’attivismo genovese.

Per quanto riguarda la Gronda di Ponente, sempre il consigliere Ghiglione, fa notare come  “il rapporto benefici/rischi non sia tale da giustificare 8 anni di lavori a fianco alle nostre case, centinaia di espropri e di demolizioni, il rischio di respirare amianto e polveri sottili mettendo a repentaglio la vita di tutti gli abitanti di mezza città, il rischio di frane e distruzione delle colline delle nostre valli”.

Intanto in uno studio di 258 pagine, il PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile), commissionato dal Comune di Genova al Cieli (Centro Italiano di Eccellenza sulla Logistica) diretto dal Prof. Enrico Musso, si moltiplicano proposte e idee per risolvere il problema del traffico urbano, sia sul piano dell’inquinamento che della mobilità.

Trasporto pubblico (per il quale lievitano le risorse che il governo destina alla metropolitana di Genova: non più 137,38 milioni, ma 155 milioni di euro), interconnessione, circolazione privata, mobilità dolce, movimento delle merci, cultura della mobilità, finalmente un piano ventennale che dia una visione alla mobilità cittadina, che preveda il tramonto del ‘motore termico’ a tutto vantaggio dell’elettrico (a cominciare dal trasporto pubblico) e che si sviluppa attraverso questi sei assi di intervento.

Poi c’è la realtà cittadina, quella che io e i miei amati utenti viviamo tutti i giorni, che si scontra in primis con il problema delle buche, pericolose per i veicoli e i bus, ma anche per la sicurezza dei pedoni. È notizia di pochi giorni fa che una di queste è risultata fatale per un anziano di 87 anni che ha perso la vita cascandoci dentro. Buche divenute ormai parte del tessuto urbano tanto da trasformarsi in opere d’arte (vedi i rattoppamenti dello street artist francese Ememem).

Oppure che si misura giornalmente con idee strambe come il progetto di riportare i parcheggi a pagamento in Via Roma che rappresenterebbe, per l’ex assessore al traffico Arcangelo Merella (famoso per aver rivitalizzato Via San Lorenzo), “un salto indietro nel tempo di 15 anni, un ritorno al passato anacronistico, un provvedimento che va contro la tendenza di tutta Europa, di tutto il mondo dove i centri storici vengono chiusi”.

O con la viabilità congestionata da sperimentazioni folli come la chiusura per due giorni della rampa di accesso alla Sopraelevata in via Cantore e che, come era ovvio, hanno suggerito al Sindaco Bucci di fare una rapida retromarcia: “Abbiamo fatto la sperimentazione e il risultato è stato sotto gli occhi di tutti in modo così evidente che non è stato necessario proseguire ancora: levare la rampa di via Cantore è un problema grosso”. Si dovrà riaprire un tavolo di lavoro con Autostrade e con chi ha fatto il progetto iniziale per verificare tutte le possibilità di modifica del nuovo assetto viario degli innesti della Sopraelevata. “La sperimentazione andava fatta perché i dati di previsione dicevano il contrario di quanto è accaduto e abbiamo toccato con mano, mi dispiace per chi si è dovuto sacrificare restando in coda – ha detto il sindaco, anche se ovviamente – il nodo di San Benigno va messo a posto, nessuno pensi che dopo questi risultati non si vada a fare il nuovo progetto. Deve essere fatto e sarà fatto, con soluzioni che ci consentiranno di non abbattere la rampa”.

I cittadini ringraziano, e bene o male accettano tutto, anche il cantiere di Brignole, che tante perplessità ha sollevato, perché a questo punto l’impellenza di cambiare profondamente la mobilità e le infrastrutture adibite al trasporto è stringente, soprattutto alla luce dell’ennesimo incidente mortale che riguarda lo svincolo autostradale di Multedo, dove un’autobotte, diretta verso i depositi di Carmagnani, ha agganciato un pedone che stava per attraversare la strada sulle strisce pedonali: “Finché non si potrà spostare la Carmagnani e realizzare un accesso al casello che eviti l’attraversamento del centro abitato di Multedo, si continuerà a convivere con un pericolo costante per le persone che attraversano la strada in quel punto – scrive Mauro Avvenente, ex presidente del Municipio Ponente e oggi consigliere comunale del Partito Democratico – Bisogna accelerare al massimo le operazioni di delocalizzazione dei depositi e quelle di ridisegno complessivo dello svincolo autostradale”.

Quindi cari amici lettori e utenti, armiamoci di santa pazienza e lasciamo che i nostri amministratori lavorino per il nostro futuro e quello della Superba… Ma con il consueto senso critico che ci contraddistingue, però.
Che non si sa mai!

Nel frattempo un abbraccio a tutti Voi  dal Vostro autista Barnaba

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