Linguaggio incendiario in campagna elettorale: ecco come la politica ha usato i social per lanciare messaggi d’odio

Nel corso dell’ultima campagna elettorale per le Politiche 2018, ci sono stati partiti che si sono serviti di stereotipi e incitazioni all’odio per fare propri i diffusi sentimenti populisti, identitari e xenofobi, promuovendo la diffusione di un linguaggio incendiario, divisivo, che discrimina anziché promuovere l’eguaglianza, che pensa che minoranze e gruppi vulnerabili siano una minaccia e che i diritti non spettino a tutti. Un linguaggio offensivo e discriminatorio che Amnesty International Italia ha misurato attraverso il “barometro dell’odio”.

Le categorie bersaglio

Durante le ultime tre settimane della campagna elettorale, dall’8 febbraio al 2 marzo 2018, oltre 600 tra attivisti, coordinamenti tematici, task forces pecializzate e volontari, hanno monitorato i profili social – Facebook e Twitter – di tutti i candidati ai collegi uninominali di Camera e Senato delle coalizioni di Centrosinistra, Centrodestra, del Movimento 5 Stelle e di Liberi e uguali; dei candidati presidenti delle Regioni Lazio e Lombardia e dei leader politici.
I post, i tweet, le immagini e i video condivisi da questi 1.419 candidati, e quindi a loro direttamente attribuibili, sono stati seguiti quotidianamente segnalando l’uso di stereotipi, dichiarazioni offensive, razziste, discriminatorie e di incitamento alla violenza che hanno come bersaglio categorie vulnerabili quali migranti e rifugiati, immigrati, rom, persone LGBT, donne, comunità ebraiche e islamiche.

Risultati impressionanti

Il discorso d’odio è stato veicolato in modo costante durante le tre settimane di monitoraggio della campagna elettorale. 787 segnalazioni raccolte in 23 giorni: più di un messaggio offensivo, razzista e discriminatorio all’ora moltiplicato dalla rete. Le segnalazioni sono da attribuire a 129 candidati unici, 77 dei quali sono stati eletti.

Il 43,5% delle dichiarazioni segnalate provengono dai leader politici, il 50% da candidati parlamentari e il 6,5% da candidati alla presidenza delle Regioni Lazio e Lombardia. Complessivamente, inserendo nel calcolo anche i leader politici, il 51% delle dichiarazioni sono da attribuire a candidati della Lega, il 27% a Fratelli d’Italia, il 13% a Forza Italia, il 4% a Casa Pound, il 3% a L’Italia agli Italiani e l’2% al Movimento 5 Stelle.

Il canale che ha generato più segnalazioni è stato Facebook

Da Facebook proviene il 73% dei messaggi monitorati. Tra le segnalazioni, il 49,3% sono post testuali, il 38,4% sono video e il 12,3% fotomontaggi.
Il fenomeno migratorio è stato il tema centrale delle segnalazioni: il 91% delle dichiarazioni hanno avuto per bersaglio migranti e immigrati. L’11% delle dichiarazioni ha riguardato discriminazioni di tipo religioso, veicolando sentimenti islamofobici. Il 6% delle dichiarazioni ha avuto per oggetto la comunità LGBT, il 4,8% i rom, e l’1,8% le discriminazioni di genere.

Secondo le segnalazioni degli attivisti, il 7% delle dichiarazioni incita direttamente alla violenza. Un ulteriore 17,5% è invece di difficile determinazione, mettendo in luce un’ampia area di istigazione latente. Il 32% delle segnalazioni veicola fake news e dati alterati mentre il 37% è difficile determinazione, indicando l’utilizzo di notizie, statistiche e dati confusi e difficilmente verificabili.

Al primo posto l’immigrazione

Sul tema immigrazione, il 10% delle segnalazioni hanno riguardato la questione della sicurezza e il 7% il tema dell’accoglienza con toni di emergenza identificando nell’immigrazione una “bomba sociale”, in grado di portare allo “scontro sociale” e alla “guerra in casa”. fatti di Macerata hanno avuto un ruolo centrale nella campagna elettorale. La nazionalità nigeriana è stata specificamente bersaglio del discorso razzista e di odio. La retorica dominante di “noi contro loro” è stata affiancata dalla narrativa divisiva del “loro contro di noi” e del “noi contro voi che aiutate loro”. Le parole più usate per identificare e raffigurare migranti e immigrati sono state: “clandestini”, “irregolari”, “profughi”, “stranieri”, insieme al ricorso alla disumanizzazione con l’utilizzo di appellativi quali “risorse”, “bestie”, “vermi”.

Dati per area geografica

Rispetto alle analisi statistiche, si è documentato come tra i fattori associati alle caratteristiche delle persone che hanno formulato le dichiarazioni segnalate, solo il ruolo ricoperto è associato a un diverso grado nell’uso di un linguaggio offensivo, discriminatorio e razzista e di odio.
In particolare, la nocività di tale linguaggio è maggiore per le dichiarazioni inviate da chi ricopre il ruolo di leader politici piuttosto che di semplice candidato. Fattori invece quali il genere dei partecipanti e l’area geografica di pertinenza non sono risultati associati all’intensità del linguaggio preso in esame. In altri termini, l’uso di un linguaggio offensivo, discriminatorio, razzista e di odio è risultato pervasivo al di là delle differenze legate al genere o all’area geografica.

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