Migranti… Cittadini del mondo in viaggio

Genova – Gli ultimi dieci anni di sbarchi sulle coste europee hanno alimentato una crisi istituzionale che oggi, all’interno dell’UE, arriva a mettere in discussione persino il principio di solidarietà tra Stati sancito dai trattati in vigore.
Si tratta in particolare dell’articolo 80 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), che stabilisce l’equa ripartizione delle responsabilità tra gli Stati membri, anche sul piano finanziario, nel settore dei controlli alle frontiere, dell’asilo e dell’immigrazione.
Una sorta di “diritto costituzionale europeo” che soccombe sotto i colpi di quel populismo che le numerose elezioni, svoltesi tra il 2017 e il 2018 in Repubblica Ceca, in Austria, in Germania, in Francia, in Olanda e in Italia, hanno contribuito a rinsaldare.
Un’enfasi propagandistica che fa da sacca di risonanza a uno dei più grandi rottami che il ‘900 ci ha lasciato in eredità: la presunzione arrogante degli europei di essere i depositari di una cultura superiore, dell’autentica versione della Storia.
Scritta, però, da ognuno in funzione dei propri interessi e con il proprio metro.

Se continuiamo a considerare l’immigrazione come una frattura, una dicotomia che si insinua a separare tutto il nostro passato dal presente, allora significa che non siamo pronti al progresso.
Eppure il cambiamento verrà, anzi è già qui. Il flusso di persone non si fermerà perché non si fermeranno il cambiamento climatico, né il degrado ambientale e neppure le guerre che ne derivano.
Sta a noi decidere se infrangere i concetti di chiusura, di limite, di confine. 
Decidere se vogliamo essere civiltà del campanile oppure cittadini del mondo.

Forse il compito che ci è dato, all’inizio di questa nuova epoca, è semplicemente quello di provare a modificare il nostro giudizio, deporre il bagaglio di luoghi comuni che ci portiamo addosso, liberarcene.
Perché anche i problemi cambiano aspetto se non ci limitiamo alla visione del nostro angolo di mondo e forse, mentre sembra che il mondo vada in pezzi, invece il mondo si unifica. Come è successo in Calabria, a Riace.

Sono un po’ queste le riflessioni che ci ha stimolato il dibattito di ieri,“Migranti… Cittadini del mondo in viaggio”,  organizzato a Palazzo Ducale da L’Altra Liguria e Prima le Persone, e che vi riproponiamo nelle nostre interviste ai relatori insieme a un appello all’UNESCO per dichiarare Riace Patrimonio Immateriale dell’Umanità (firma QUI).

Simona Tarzia

Simonetta Astigiano, presidente di Altra Liguria

Guido Viale, autore del saggio "Rifondare l'Europa insieme a profughi e migranti"

Thierry Dieng, fondatore del Movimento Ubuntu

Roberta Ferruti, giornalista e attivista della rete Comuni Solidali

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