Chiude la filiale Carige di via Burlando. La protesta dei cittadini diventa una petizione

Genova – Come se non bastassero le recenti vicende giudiziarie che hanno visto protagonista Giovanni Berneschi, ex presidente di Banca Carige coinvolto nella truffa al ramo assicurativo Vita Nuova e per questo condannato in primo grado a 8 anni e 2 mesi, è arrivata ai correntisti della filiale 68 di Via Burlando, quartiere popoloso proprio sotto il Righi e che si affaccia sulla vallata del Bisagno, la comunicazione che gli sportelli avrebbero chiuso entro il 25 giugno perché la filiale verrà accorpata a quella già presente in Piazza Manin. Non solo.
Il piano industriale della nuova governance prevede anche la chiusura di 120 filiali e il taglio di circa 1000 dipendenti. I cittadini hanno organizzato una petizione per scongiurare la chiusura che danneggerebbe commercianti e abitanti oltre a impoverire il quartiere di un servizio che, purtroppo, ormai è imprescindibile.
A fronte dell’obbligo di avere un conto corrente bancario per ricevere la pensione o lo stipendio le banche dovrebbero stare vicine ai territori e recuperare la loro storica funzione sociale.

“Si sono mangiati frutto e capitale, bastava saper fare i conti della serva”.
Questa è solo una delle dichiarazioni che abbiamo raccolto per strada, tra la gente comune, quella che da oltre dieci anni si sente chiedere sacrifici da una classe politica che alle banche lancia “salati” salvagente sottraendo risorse economiche allo Stato.
Circa un anno fa compariva sulla Gazzetta Ufficiale il decreto attuativo Salva-Banche, relativo al fallimento di Banca Etruria, CariFerrara Banca Marche, CariChieti, decreto che non solo chiedeva ai risparmiatori l’onere della prova, cioè dimostrare la “responsabilità (della banca) per violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza previsti dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria”, ma escludeva il rimborso totale anche nel caso che la truffa fosse provata.

E per capire quanto sia difficile opporsi allo strapotere delle lobbybancarie, segnaliamo che il 10 maggio, a Roma, hanno manifestato gli appartenenti all’Associazione Vittime del decretoSalva-Banche perché a distanza di oltre due anni nulla è cambiato.
Il comunicato stampa dell’Associazione racconta una situazione preoccupante e apparentemente senza soluzione.

“I risparmiatori delle 4 banche (Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara, CariChieti) insieme ai veneti chiedono di risolvere una volta per tutte il problema del risparmio tradito la cui portata non riguarda solo l’ignobile ingiustizia di migliaia di famiglie italiane ingiustamente private dei loro risparmi ma riguarda anche l’ulteriore indebitamento pubblico provocato da salvataggi bancari senza nessuna logica e ratio. Eppure ancora tutto è rimasto esattamente come due anni e mezzo fa. Amministratori delle banche andate in default impuniti, organi di vigilanza a dir poco carenti ma saldi nei loro ruoli ben retribuiti, ed un sistema intero ormai corrotto ed inefficiente”.

Queste notizie sono state riportate da tutti i media nazionali e internazionali e quindi anche i cittadini più distratti qualcosa hanno sentito e capito.
Poca rilevanza sui media, invece, ha avuto il prelievo forzoso di 25 Euro attuato da Banco Popolare e Ubi alla fine del 2016. Certo, previo avviso per posta ordinaria. Anche questo sintomo di arroganza da parte degli istituti bancari che affidano a un sistema aleatorio la comunicazione di un fatto grave.
Nella corrispondenza che le banche dicono di aver mandato, peraltro senza poterlo dimostrare, si avvertiva la “clientela” della possibilità dipassare ad altro istituto qualora il prelievo forzoso non  fosse gradito.
Ora, normalmente sui conti correnti le persone appoggiano il pagamento dei mutui, dei prestiti, ricevono lo stipendio, la pensione.
Con un clic si possono spostare milioni di euro, si può polverizzare un pianeta ma cambiare banca è tutt’altro che facile. E presto ve lo dimostreremo.

Ci siamo anche chiesti cosa sarà successo a chi aveva i soldi “contati” e doveva pagare l’affitto, o chi aveva sul conto 20  euro ed è finito in “rosso”.

A legittimare l’azione delle banche è una legge che dà agli istituti di credito la facoltà di cambiare le condizioni economiche dei conti correnti purché venga specificato un giustificato motivo e che questo venga indicato sulla comunicazione, che ripetiamo, viene inviata tramite posta ordinaria. Secondo gli istituti bancari che hanno aumentato fino al 40% le tariffe di alcuni servizi, il motivo sarebbero i maggiori costi derivanti dall’adeguamento alle norme europee in tema di Fondi di garanzia e i contributi versati al Fondo di risoluzione per la normativa “bail-in”[1]
Insomma, è il cliente che paga il fatto che la normativa chieda alla banca di fare bene il suo lavoro e di mettere “in sicurezza” i soldi dei correntisti.

La Banca d’Italia è “il controllore” del sistema creditizio italiano. Ma chi sono i partecipanti al capitale sociale della stessa Banca d’Italia? Sono tutte le principali banche italiane, alcuni enti previdenziali, molte fondazioni bancarie e molte banche territoriali.
Viste le premesse, chi controlla la Banca d’Italia?

fp

[1]Con l’espressione inglese bail-in (trad: cauzione interna) ci si riferisce a un sistema di risoluzione di un’eventuale crisi bancaria che prevede l’esclusivo e diretto coinvolgimento di azionisti, obbligazionisti, correntisti della banca stessa. Per questo sistema, dallo scorso 1 Gennaio 2016, è stata recepita la Direttiva UE n° 2014/59 che prevede una serie di modifiche per la risoluzione delle crisi bancarie.

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