Crollo torre Piloti, conclusa l’inchiesta bis. Il 19 settembre inizierà il processo.

Genova – Rinvio a giudizio. Si è conclusa così l’ultima udienza preliminare per l’inchiesta bis sulla costruzione della torre Piloti di Genova che vedeva imputati  i progettisti della Torre, collaudatori e datori di lavoro delle vittime. Le persone rinviate a giudizio sono il commissario e i dirigenti tecnici del Consorzio autonomo del porto di Genova Bruno Capocaccia, Angelo Spaggiari, Paolo Grimaldi, Edoardo Praino che avevano redatto il progetto precontrattuale per la costruzione, il presidente e il membro della sezione del Consiglio superiore dei lavori pubblici che espressero parere favorevole al progetto: Ugo Tomasicchio e Mario Como. 

Rinviati a giudizio anche i datori di lavoro delle nove vittime e i responsabili della sicurezza: l’ammiraglio Felicio Angrisano e l’ufficiale Paolo Tallone della Capitaneria di Porto, Gianni Lettich e Sergio Morini della corporazione Piloti e Gregorio Gavarone e Roberto Matzedda della Rimorchiatori riuniti. Le due società rinviate a giudizio sono la corporazione piloti e la Rimorchiatori riuniti. 

Il membro del consiglio superiore dei lavori pubblici Giuseppe Parise, il progettista Bruno Ballerini, il collaudatore Giorgio Mozzo sono stati invece  prosciolti dal giudice per le udienze preliminari Maria Teresa Rubini. 

Il processo inizierà il prossimo 19 settembre.

Questa seconda inchiesta si deve in gran parte all’impegno e alla volontà di Adele Chiello Tusa, madre di una delle 9 vittime, il militare della Guardia Costiera Giuseppe Tusa, che ha sempre sostenuto che l’incidente fu causato da un “sistema di omissioni” da parte del Porto di Genova. ”Stamattina il gup ha dato luogo a procedere – racconta Adele Chiello Tusa – il giudice mi ha dato ragione perché i fatti sono davanti agli occhi di tutti. La sicurezza dei lavoratori è un’emergenza, in Italia muoiono due lavoratori al giorno, questo processo deve essere un monito per tutti coloro che devono applicare la legge sulla sicurezza dei lavoratori. Mio figlio Giuseppe mi ha dato l’input e la forza per andare avanti. Aveva appena dieci anni quando, in occasione di un furto di un quaderno ai danni di un compagno di scuola, mio figlio scrisse una sorta di piccolo processo dove lui si identificava come un Pubblico Ministero per cercare la verità, nelle sua memoria affermava che tutti hanno diritto ad avere giustizia e che la Legge è uguale per tutti. Io ora sono la voce di Giuseppe, se ci credeva un bambino di dieci anni dobbiamo crederci tutti. La giustizia ha percorsi lunghi e mi auguro che questo processo non vada  in prescrizione perché i lavoratori, il dolore delle madri  non vanno in prescrizione”. 

All’udienza erano presenti anche alcuni dei componenti dell’associazione “Familiari vittime della strage di Viareggio” che, da tempo, affiancano Adele Chiello Tusa. Maria Nanni, Ino e Alessandro Cecchinelli, Riccardo Antonini ed Enzo Orlandini stamattina hanno esposto davanti al tribunale di Genova uno striscione affinché il processo a carico dei responsabili della strage avvenuta il 29 giugno 2009 non cada in prescrizione. “Abbiamo deciso di intraprendere questo percorso di cittadinanza attiva – spiega Enzo Orlandini – per capire quali sono i deficit della giustizia italiana. Vogliamo che ai magistrati vengano forniti gli strumenti adatti affinché i processi possano essere celebrati in modo più giusto possibile. Noi conduciamo questa battaglia insieme ad altri comitati perché vorremmo che fosse creata una commissione parlamentare per fare finalmente chiarezza su tutti i casi ancora insoluti, Ustica, Bologna, piazza Fontana, dal Vajont in poi perché ci sono ancora troppi “Vajont” in Italia che aspettano una risposta. L’espressione più alta della giustizia è quando la battaglia di uno diventa la battaglia di tutti. Noi non siamo giustizialisti, noi vogliamo delle sentenze giuste”. 

Il primo processo era concentrato esclusivamente sulla manovra della nave cargo Jolly Nero che, durante la notte del 7 maggio 2013, scontrò la banchina di Molo Giano abbattendo la Torre Piloti e causò la morte di nove persone. Nel maggio 2017 sono stati condannati in primo grado il comandante della Jolly Nero Roberto Paoloni (10 anni e 4 mesi), il primo ufficiale Lorenzo Repetto (8 anni e 6 mesi), il direttore di macchina Franco Gianmoro (7 anni) e il pilota del Porto di Genova Antonio Anfossi (4 anni e 2 mesi). La compagnia Messina era stata condannata al pagamento di un milione e 500 mila euro perché ritenuta responsabile dell’illecito amministrativo relativo al comportamento del comandante.

Il 5 aprile 2018 era iniziata udienza preliminare per l’inchiesta bis sulla costruzione della Torre Piloti, avevano chiesto di costituirsi parte civile i familiari di tre delle 9 vittime e i 4 feriti, oltre a tre associazioni tra cui quella delle vittime della strage di Viareggio. L’udienza preliminare aveva visto imputati i progettisti della Torre, i collaudatori e i datori di lavoro delle vittime. Secondo l’accusa, la torre piloti di Genova venne «costruita a cavallo della banchina senza tener conto delle azioni non ordinarie incidenti sulla struttura come l’urto delle navi in manovra nello spazio acqueo antistante al manufatto in assenza di qualsiasi protezione». Le persone indagate erano il commissario e i dirigenti tecnici del Consorzio autonomo del porto di Genova (Gino Capocaccia, Angelo Spaggiari, Paolo Grimaldi, Edoardo Praino) che avevano redatto il progetto precontrattuale per la costruzione; il presidente e i membri della sezione del Consiglio superiore dei lavori pubblici che espressero parere favorevole al progetto (Ugo Tomasicchio, Mario Como e Giuseppe Parise), il progettista Bruno Ballerini, il collaudatore Giorgio Mozzo. Nell’inchiesta erano entrati anche i datori di lavoro delle nove vittime e i responsabili della sicurezza. Erano indagati l’ammiraglio Felicio Angrisano e l’ufficiale Paolo Tallone della Capitaneria di Porto, Gianni Lettich e Sergio Morini della corporazione Piloti e Gregorio Gavarone e Roberto Matzedda della Rimorchiatori riuniti.

La compagnia Messina che si era  costituita parte civile all’udienza preliminare e aveva chiesto il risarcimento di 30 mila euro per danni riportati dal cargo e per i rischi corsi dall’equipaggio, alla seconda udienza del 10 aprile scorso aveva visto respinta la sua  istanza da parte del giudice. 

Giulia Danieli

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