A.S.Ter discrimina gli stranieri nelle assunzioni. Arriva la condanna del Tribunale di Torino: graduatoria da rifare

Torino – La vicenda nasce da un bando (QUI il testo) per l’assunzione con contratto di apprendistato di “personale operaio addetto alla manutenzione del verde” da parte di A.S.Ter, società interamente controllata dal Comune di Genova che aveva indicato tra i requisiti di assunzione la cittadinanza italiana o comunitaria, escludendo quindi tutti i giovani candidati di cittadinanza extra UE che pure sono presenti in gran numero nelle scuole per operatori del verde pubblico presenti in città.

L’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI) aveva subito contestato con una lettera (leggi QUI) la clausola e A.S.Ter, pur non modificando il bando, aveva corretto il tiro dichiarando che sarebbero stati ammessi anche gli stranieri con un titolo di soggiorno idoneo ad accedere al pubblico impiego (cioè lungosoggiornanti, familiari di comunitari e titolari di protezione internazionale): non ha invece aderito alla richiesta di aprire il bando a tutti gli stranieri regolarmente soggiornanti (QUI la risposta di A.S.Ter).

ASGI, assistita dagli avvocati Alberto Guariso, Livio Neri e Marta Lavanna, ha quindi convenuto in giudizio la società affermando che la limitazione prevista per il pubblico impiego non può trovare applicazione per le società pubbliche, che devono attenersi alle medesime regole di qualsiasi datore di lavoro privato e dunque non possono escludere dalle candidature alcun cittadino straniero in base al titolo di soggiorno.

Il Tribunale di Torino (competente per territorio) ha accolto il ricorso, ordinando a A.S.Ter di riaprire i termini per le domande, ammettere alla selezione tutti gli stranieri con un titolo di soggiorno che consenta di lavorare e rifare quindi la graduatoria, condannando la società anche al pagamento delle spese legali.

ASGI esprime soddisfazione per l’esito del giudizio che apporta un chiarimento importante per le politiche di assunzione delle aziende pubbliche che – sull’infondato presupposto che ovunque sia presente un soggetto con una connotazione pubblica l’accesso degli stranieri debba essere limitato – praticano sovente politiche di assunzione discriminatorie, in contrasto con il principio di uguaglianza che regola invece l’accesso degli stranieri al lavoro.

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