Caso Tomalà, perplessi gli avvocati della famiglia: “Un incensurato di 20 anni, armato di una posata, è morto”

Genova – Oggi pomeriggio, in conferenza stampa, gli avvocati della famiglia di Jefferson Tomalà, il ragazzo che domenica scorsa, a Borzoli, ha aggredito a coltellate due poliziotti durante un TSO restando ucciso, esprimono le loro perplessità su come è stata condotta tutta la vicenda.

E mentre si attendono i risultati dell’autopsia, che è iniziata oggi ma andrà avanti almeno fino a lunedì prossimo perché è necessario procedere ad una Tac per accertare il numero dei colpi sparati dal poliziotto, gli avvocati tengono a precisare che “si parla comunque di cinque o sei colpi, che hanno attinto a parti vitali come il torace, l’addome e le spalle” ma vengono interrotti dalla voce della madre del giovane, Lourdes Garcia, che in sottofondo accusa: “Non se lo meritava, sono stati incompetenti”.
Quindi l’intervista continua, continua l’elenco delle perplessità che lo studio legale nutre sulla vicenda: “Obiettivamente qualche domanda va fatta perché un ragazzo di 20 anni, che non era un delinquente, armato di una posata, è morto. Perché questo è il concetto”.
Non solo.
I dubbi degli avvocati riguardano anche il numero degli agenti presenti domenica in casa Tomalà: Merita, forse, qualche considerazione l’idea che ci fosse un numero importante di agenti sul posto, e ciononostante ci sia stata la necessità di sparare cinque o sei colpi d’arma da fuoco”.

Una vicenda complessa, dunque, ancora al vaglio della procura che ha aperto un’inchiesta condotta dalla Squadra Mobile del dirigente Marco Calì e coordinata dal pubblico ministero, Walter Cotugno.

Simona Tarzia

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