Siamo tutti “Salvinisti”

Non so se il merito sia della trasparenza impalpabile di Elisa Isoardi, pronta, anzi prontissima, a farsi da parte per lasciargli interamente la scena e disposta a stirargli le camicie, come si conviene ad una accondiscendente rappresentante del gentil sesso, ma il fatto è che il suo uomo, conosciuto attraverso alcuni e bellicosi  nomi di battaglia che vanno dal  “capitano” al “Ruspa” è entrato nell’orbita se non dello statista di peso, almeno in quella del comunicatore di rango.

Persino il Beppe Severgnini, fustigatore delle pecche italiche si e’ preso qualche tempo per parlare della sua acuminata strategia propagandistica.

Tiziana Notarnicola, prendendo spunto proprio da Severgnini spiega come dovrebbe funzionare, e ovviamente almeno un po’ si strappa i capelli, ammonendo i suoi frequentatori social a non rimanere impigliati nella rete “Beppe Severgnini su “I segreti del Salvinismo” ha fatto un’analisi della comunicazione politica di Matteo Salvini puntualissima e centratissima! Ecco come funziona: Salvini lancia una dichiarazione provocatoria che incute paura, ad esempio …” Dieci vaccini inutili “…

Il ministro Grillo risponde “essenziali “.

Salvini subito dopo lancia una soluzione rassicurante e “salvinifica”.
Questo è il salvinismo. Il suo successo si basa su questo tipo di comunicazione politica.
L’Italia ha bisogno di ritornare ad avere un’immagine di serietà e di onestà agli occhi dell’Europa e del mondo.
Vorrei vedere prima di tutto che i nostri ministri lavorino per il bene del paese e non per avere consensi politici. La campagna elettorale è finita, non mi piace vedere che ogni giorno c’è un ping pong politico tra Lega e M5S!
E poi che c’azzecca che il ministro dell’Interno parli dei vaccini ? 

Salvini mica è il presidente del Consiglio ?!”

Inevitabile attribuire qualche responsabilità dando addosso alla sinistra 

Enrico Vigo “La Sinistra bulla che deride, snobba e non affronta i problemi, ha creato “Salvini””.

Insomma sui social e sui media, più che di calcio, campagna acquisti e campionati del mondo, delusi per la mancata qualificazione dell’Italia, l’argomento che va per la maggiore è proprio quello del successo del “salvinismo”. Argomento che il popfilosofo Simone Regazzoni  affronta con la sua proverbiale conoscenza ormai da qualche tempo “Quello che etichettiamo come “populismo” , “sovranismo”, “nuova destra”, è un’operazione che mira a diventare un nuovo punto di raccolta e mobilitazione dell’ira del popolo. La Lega primo partito con 29, 2 del consenso lo testimonia. Qualsiasi risposta politica a questo nuovo fenomeno che non prenda in seria considerazione l’ira ma provi a esorcizzarla non farà che aumentarne la potenza”. Per arrivare ad attribuire le solite responsabilità alla sinistra “CHE COSA ACCADE?

Cosa accade? si chiedono in molti increduli e disorientati.

Accade che il popolo si è incazzato. Ma secondo modalità, linguaggi e scelte non previste né accettabili dal mainstream di sinistra, dai salotti buoni degli intellettualini politicamente corretti, dagli scrittori socialmente sempre impegnatissimi, che avrebbero preferito qualcosa di più equo, solidale e colorato come una pubblicità di Oliviero Toscani.

E invece il popolo, per troppo tempo inascoltato e trattato con paternalistico disprezzo da PD e sinistra varia, è incazzato nero e decide in proprio i toni e i modi della propria incazzatura, poco colorata ed educata: quadro nero su sfondo nero dell’ira.

Vi sembra il ritorno della barbarie, del fascismo, del nazismo? Lasciate da parte i vostri sogni inconfessati. È solo il ritorno del rimosso che in tutti questi anni avete fatto sistematicamente finta di non vedere, dando naturalmente del fascista a chiunque provasse a mettervi sull’avviso. Adesso godetevi Salvini e presto le nuove destre in Europa. Questo lo avete prodotto voi. Con la vostra incapacità, le vostre chiacchiere edificanti, il vostro distacco salottiero dalla realtà”

Essi’, godiamoci Salvini, con la sua strategia comunicativa, insieme a tutto il rancore di chi ci aveva messo sull’avviso e abbiamo trattato come una fastidiosa Cassandra, e al fastidio delle smargiassate dei sostenitori del leader della Lega. Un passo alla volta. Chiarita la sua clamorosa strategia comunicativa, che contrabbanda le classiche soluzioni “Salvinifiche” ora proviamo a pensare ad un antidoto il “Salvini finche’” o il “Finché Salvini” che ci permetta di digerirla, senza esserne avvelenati, e via via di smaltirla.

Giona

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