I neorottamatori, ovvero con questi Regazz…acci tutti i nodi,prima o poi, vengono al Pett…ene

Li seguo da tempo. Prima fieramente agli antipodi nel periodo del referendum costituzionale che coincise con l’inizio del declino dell’allora premier Matteo Renzi. In seguito possibili papabili candidati, l’uno alle primarie del Pd – poi cancellate – l’altra indicata dai rumors come potenziale candidata del centro destra alla poltrona di sindaco. Poi emarginati dai rispettivi gruppi di appartenenza, teneramente simpatizzanti, complici nel mal comune. Che a detta di molti dovrebbe rappresentare persino un mezzo gaudio. Affettuosamente l’uno al fianco dall’altra alla presentazione di un libro il cui titolo è tutto un programma “Ti amo”. Opera del divisivo popfilosofo ex del Pd, ma al momento ancora regolarmente iscritto e poi dimissionario con tanto di restituzione della tessera. A quei tempi l’avvocato, che aveva deciso di prendersi una pausa sabbatica per specializzarsi come mediatore familiare, aveva preferito farsi da parte, dopo aver constatato che il clima nel centrodestra genovese non le era particolarmente favorevole. Come spesso accade nella patria del maniman nei confronti di tutti coloro che vengono diagnosticati come portatori sani di novita’. Percorsi paralleli, insomma, per Simone Regazzoni e Anna Pettene che nelle avversità ne hanno rafforzato l’amicizia. Percorsi paralleli di un comune modo di pensare, da sinistra e da destra. Cosi con il passare del tempo e con il fluire degli eventi e dei risultati elettorali, entrambi hanno rafforzato il virus del progressivo distacco dai rispettivi gruppi politici di appartenenza. Lasciandoci con l’amaro in bocca per uno “sliding doors” con due quarantenni a giocarsi il ballottaggio per la poltrona di sindaco e una realtà, già vista infinite volte, che al contrario metteva a confronto due ultra sessantenni. 

Entrambi, Regazzoni e la Pettene, in seguito hanno preferito lenire le ferite lanciandosi a testa bassa nelle loro occupazioni primarie. Regazzoni, professore di filosofia, autore di thriller e di saggi, direttore editoriale della casa editrice genovese “Il Melangolo” , ha scritto e pubblicato altri libri. La Pettene ha organizzato e partecipato  convegni ed eventi sulla famiglia 2.0. All’ultimo sul libro di Daniela Missaglia “Ingiustizia familiare”, vedi caso, accanto a Daniela Santanche’ e Corrado “Dado” Tedeschi, solo per citare i più noti,  è stato invitato anche Simone Regazzoni. E i due, nei mesi scorsi, di fronte alla debacle di Renzi e alla crescente erosione dell’elettorato del Pd e di Forza Italia con conseguente esplosione dei partiti populisti avevano persino progettato la possibile nascita di un nuovo soggetto politico con radici nel centrismo.

Regazzoni ha continuato ad essere, con puntuta costanza, una dolorosa spina nel fianco del Pd genovese e ligure, esaltando la presunta sapienza comunicativa di Lega e Cinquestelle. Suggerendo ai suoi antichi compagni, subito dopo le politiche, almeno un incontro con i pentastellati prima di assistere all’intesa fra Di Maio e Salvini e poi al nuovo avventuroso governo con il premier Conte. Bacchettando il Pd che aveva perso il senso del tempo e delle narrazioni riducendosi ad una asfittica ironia sulle carenze politico-istituzionali dei due vicepremier. Addirittura bollando la sinistra dei “salotti/caminetti bene” che perseguiva la rozzezza del linguaggio del segretario della Lega, attribuendogli, al contrario, visione politica e capacità di intuizione per quanto, elettori e non, preferivano sentirsi dire. Propaganda, comunicazione e narrazione.

Insomma il popfilosofo ha mantenuto il suo gusto divisivo per il quale, dopo e durante il suo percorso come portavoce e comunicatore di Raffaella Paita, era stato descritto come postfascista e quinta colonna della destra. E siccome non esiste peggior sordo di chi non vuole intendere, i suoi buoni consigli, oltre a creare un urticante senso di tradimento misto ad arrogante superiorita’, sono caduti sempre nel vuoto. Così, una volta svanita la “bolla Renzi” il popfilosofo si è trovato prima accostato al pianeta dei Cinquestelle e poi addirittura bollato come leghista alla corte del “Capitano” Matteo Salvini. E con l’arroganza dell’analfabetismo funzionale dilagante sui social non si è sempre trovato a buon partito nel cercare di spiegare, e far capire, che nei suoi post intendeva discutere non tanto di politica, quanto di comunicazione più o meno adeguata.

Percio foto contrapposte. In alto Salvini in camicia bianca e maniche risvoltate’ a bordo di una aereo militare in viaggio per la Libia. Sotto Renzi all’epoca ancora premier in giacca blu e cravatta in volo insieme a Federica Mogherini per il vertice Nato in Galles a bordo dell’aereo di stato. Poi la spiegazione del comunicatore “L’IMMAGINE È TUTTO

Ancora un’immagine perfetta da parte di chi gestisce la comunicazione di Salvini, che surclassa tutti. È ministro: ma senza cravatta né giacca, perché è uno operativo. Vola in Libia, da solo: ma volo militare, seduto su uno strapuntino che evoca immaginari hollywoodiani, non in una comoda e lussuosa poltrona da aereo privato (non importa che lo abbiano fatto anche altri: lui lo ha comunicato).

È un tipo tosto, parla diretto: ma studia, è preparato, senza però affogare nelle scartoffie. Evoca uno 007 che studia la missione più che un politico che va ai soliti incontri internazionali.

#strategiasalvini.
Il post di Regazzoni totalizza oltre 609 condivisioni un centinaio di commenti e ben 909 like. Ogni tanto Il popfilosofo coccola, altre volte cazzia alternando “Altre banalità?” al “siete fessi” e comunque rispondendo per le rime a chi gli fa notare che forse ha la percezione che stia esagerando “Sì è una tua percezione ed è totalmente sbagliata. Se nel PD invece di perdere tempo a guardarsi l’ombelico si imparasse l’abc della comunicazione (leader e militanti) forse si farebbero meno brutte figure. Ma continuate pure così, tanto ormai il PD è morto”.

. Ultima performance per Carlo Calenda che lancia la costituente antisovranista sul quale Regazzoni celia “ Il candidato faccia un esempio di comunicazione politica demenziale (tutto vero, non è un fake)”. Per accanirsi nei confronti della classe dirigente “SCIOGLIERE IL PD: UNICO MODO PER MANDARE A CASA UN GRUPPO DIRIGENTE DI INETTI”

Serviva l’ennesima, prevedibilissima, batosta perché nel PD si cominciasse timidamente a prendere atto che nessun cittadino è più disposto a turarsi il naso per votare un partito tutto retorica e nessuna proposta politica, i cui gruppi dirigenti locali e nazionali sono talmente inetti da far apparire gli avversari statisti.

L’unico atto politico serio sarebbe sciogliere il vecchio carrozzone per costituire un nuovo soggetto politico: nuovo nome, nuovo leader, nuova comunicazione, nuovo gruppo dirigente. Andava fatto da tempo. Il PD era già morto ai tempi di Bersani ma Renzi ha dato l’illusione di rivitalizzarlo superandolo. Non c’è riuscito per incapacità e perché il PD è una trappola in grado di distruggere anche le forze più vitali che per miracolo si manifestano al suo interno. Ora non c’è altra scelta che chiudere la vecchia trappola. Lo si farà? No.

Per una ragione: sciogliere il PD significa mettere da parte un intero gruppo dirigente, mentre invece il vecchio gruppo dirigente non ha nessuna intenzione di farsi da parte, ma vuole continuare a dettare legge dopo aver fatto il gioco delle tre carte di fronte agli elettori (che sono sempre meno fessi di quanto nel PD dei genii non si creda). Gli stessi che hanno perso tutto ci diranno con umiltà come vincere.

Un congresso PD è oggi la farsa che garantisce il riposizionamento dei gruppi dirigenti che hanno raccolto solo sconfitte. Così avremo sempre gli stessi a livello nazionale e a livello locale (a partire dalla Liguria) ci troveremo con i trombati che si ripresentano come candidati alle europee.

Renzi ha le sue responsabilità. Ma gli altri non sono da meno. Con questi gruppi dirigenti rimescolati e capeggiati da Zingaretti non vinceremo mai. Anche perché Zingaretti non è altro che un nuovo Bersani, ma con meno carisma…

La scelta è chiara. Come è chiaro cosa farà il PD: farà la scelta sbagliata con la speranza di conservare le briciole del potere personale. Poi, alla prossima disfatta, annuncerà che bisogna tornare nelle periferie (a prendere per i fondelli il popolo)”.

Ecco, insomma il Pd che dibatte e si divide sulla data del congresso è servito. Se forse nell’ordine del giorno oltre alla scelta del nuovo segretario inserisse alla voce “potere della narrazione” la possibilità di scegliere un gruppo di comunicatori all’altezza potrebbe avere la speranza di provare a rimettersi in corsa. Insomma, passando dall’antifascismo, all’antiberlusconismo e sbarcando nell’antisalvinismo al momento non parrebbero essere garantiti molti passi in avanti. parola di popfilosofo.

Lo stesso percorso di Regazzoni lo ha compiuto Anna Pettene, anche se l’itinerario dell’avvocato e mediatore familiare e’ stato meno divisivo e traumatico. A un certo punto ha deciso autonomamente di farsi da parte dopo aver constatato forti resistenze nei suoi confronti. Si è fatta da parte, si è dotata di un grosso cartoccio di pop corn e si è sistemata sulla riva del fiume, in paziente attesa. Consapevole che prima o poi qualche cadavere sarebbe sopraggiunto. Legittimando di volta in volta con qualche post il suo completo disaccordo in nome di una libertà di opinione che all’interno della sua cerchia politica di una volta sarebbe risultata senza dubbio sgradita. Ma la Pettene è sempre stata così’, franca e diretta. Una a cui non piace seguire i tratturi del gregge. Percio’ spazio a un post falsamente culinario “Le scelte politiche di oggi sono esattamente come la rucola di qualche anno fa…non si poteva non comprare, non avere, non cucinare…

Che poi parliamoci chiaro la rucola di per se stessa non è esaltante…bisogna abbinarla bene, condirla….mascherarla…

Prova a mangiarti una ciotola di rucola….tutta la vita la lattuga 😀”. Dove il “tutta la vita la lattuga” sta evidentemente a difesa del proprio spazio delle idee contro la diffusione del pensiero unico.

E poi, sulla sparata di Salvini sulla limitazione dei vaccini “Quando la politica cavalca il mood della gente spargendo mancette emozionali il pericolo è immenso. Ora anche la questione dei vaccini non può che aggiungere altra confusione sempre a danno dei più “diffidenti” e deboli. Perché ormai si governa e si ottiene consenso seminando dubbi e sospetti. Non portando mai luce ma solo tenebre.

È tutto fango per chi vuole far passare l’idea che occorre “ripulire”, “bonificare”… Davanti a una politica del genere bisogna mantenere alto il livello critico, di approfondimento personale, di formazione.
Chi cede al dubbio senza trovare contenuti è completamente perso e soggiogato”. E già…. chi cede al dubbio senza trovare contenuti è completamente soggiogato. E, a questo punto, la distanza dagli enunciati tutti basati sulla comunicazione del popfilosofo parrebbe diventare siderale. 

Ma la Pettene preferisce parlare di politica. E ancora, di fronte ai risultati elettorali delle ultime amministrative che hanno prodotto il definitivo affossamento del Pd, ma anche il balzo in avanti della Lega a scapito di Forza Italia “Non sono sicura che certi risultati vadano per forza letti come sconfitta o addirittura morte di un qualcuno e vittoria di qualcun altro.

Sento piuttosto che queste votazioni costituiscano spinte emotive forti (ma abbastanza implosive ) per dare segnali di insofferenza, di sete di cambiamento e spesso fame di fiducia e che tutto questo fare e disfare non porterà a qualcosa di solido…chi sta dominando la scena con questi presupposti e senza avversari degni di nota è molto fragile.

Un fuoco di paglia”. Pero’, comunque, ultimata la preparazione arriva il momento di introdurre la zampata finale con tanto di sassolini nella scarpa che la Pettene sino a questo momento ha generosamente trattenuto per se’. Del resto a livello locale il coordinatore Sandro Biasotti e la consigliere con delega in comune e consigliere regionale Laura Lilli Lauro sembrerebbero in grave difficoltà. In difficolta’ persino il Governatore Giovanni Toti che aveva pensato di poter finalmente subentrare a Berlusconi e si era rifiutato di appoggiare Scajola in lizza per la poltrona da sindacato ad Imperia con una lista civica opposta al candidato di Forza Italia. Berlusconi, solito indomabile e cinico inossidabile ha subito telefonato a Scajola per complimentarsi. Un segnale, se ce ne fosse stato ancora bisogno che tiene ancora tutto saldamente in pugno facendo tesoro del divide et impera. Percio’ Anna Pettene osa, tanto per rottamare almeno un po’ “Il fallimento territoriale di Forza Italia

Ho ascoltato oggi con interesse la zuppa di Porro…si parla di PD in via di estinzione e di una Forza Italia in stato pre comatoso…

Per quanto riguarda Forza Italia a livello locale e regionale ho toccato con mano le dinamiche interne tese alla mortificazione delle spinte innovative e all’accentramento del potere in pochissime mani…due forse tre..quindi il problema di Forza Italia a livello nazionale parte anche dalla prepotente debolezza territoriale…
Feudi di potere inespugnabili dove non c’è coordinamento ma solo accentramento….
Ora tutto questo meccanismo inceppa ancora gli ingranaggi del rinnovamento essendoci svariati rappresentanti del partito di Silvio Berlusconi incollati alle poltrone romane a percepire denari senza nulla dare al Paese. Alla prossima tornata questi che non sono neppure professionisti della politica devono evaporare dallo scenario e tornare alle loro mansioni, ruoli e professioni (sempre che ce li abbiano)…
Solo così una bonifica seria e capillare è possibile. Non mi vengano più a parlare di rinnovamento se permangono queste croste della politica”. Anna Pettene, signorilmente evita di fare nomi e cognomi. Ma nel post c’è tutta la sua storia. Sin troppo facile individuare i potenti di turno e quelli che pur non essendo professionisti della politica hanno le terga incollate alla poltrona percependo denari romani senza nulla dare al paese. E’ su quanto auspica l’avvocato che nutro ancora qualche dubbio.  Su quel “Alla prossima tornata questi che non sono neppure professionisti della politica devono evaporare dallo scenario e tornare alle loro mansioni, ruoli e professioni (sempre che ce li abbiano)…
Solo così una bonifica seria e capillare è possibile”.

Anche perché vista l’ingloriosa fine del “rottamatore per antonomasia” che è diventato fra l’odio popolare l’agnello sacrificale di tutte le malefatte del paese, non sono più tanto sicuro che la voce cambiamento non risulti il più classico e reiterato elogio al Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. 

Paolo De Totero

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