Valnerina, a quasi due anni dal terremoto il grido d’allarme degli imprenditori: “Senza turismo l’economia muore”

Perugia  – In Valnerina i bambini non temono più il Babau, perché hanno imparato che non esiste, che c’è solo un ‘Mostro’ e che è grande come la valle in cui vivono e pure di più, un mostro che hanno disegnato a scuola, con tanti particolari come solo i bambini sanno fare, un mostro talmente cattivo che anche gli adulti non lo dimenticheranno mai, un mostro che si è affacciato sulla valle già nel 1979 e nel 1997 e che allora come oggi ha inghiottito in quattro bocconi la realtà in cui sono nati e cresciuti.
La mattina del 30 ottobre del 2016, dopo vent’anni, si è nuovamente palesato con una ‘Grande Botta’ che ha sollevato la terra e l’ha fatta schiantare al suolo. In pochi minuti la normalità di intere comunità è stata spazzata via, accartocciata come si fa con un documento che non ci piace.
Crollano case, uffici, capannoni industriali, chiese, tutto il mondo in giro che cade in macerie come se avesse deciso di finire e poi urla, panico e lacrime. In un momento, tutti vittime di quella tremenda scossa di terremoto che qualcuno ha battezzato il ‘Mostro’, quasi come se dargli un nome potesse aiutare a razionalizzare quell’evento fuori controllo.

In questo ultimo pezzo sul nostro viaggio a Norcia, incontriamo gli imprenditori e i rappresentanti della Confartigianato, che ci raccontano la loro terribile esperienza: come stanno reagendo al dramma, cosa è stato fatto nell’immediato dopo sisma e poi in questi due anni.

Luca Lazzarini imprenditore e Presidente Confartigianato Norcia:
“Quella mattina del 30 ottobre del 2016, stavo a casa mia a Spoleto, verso le sette ho ricevuto una telefonata di amici preoccupati per quello che era appena successo a Norcia, dove ho la mia Tipolitografia. La paura è stata tantissima pensavo ai miei collaboratori, a tutta Norcia, conosco tutti è da ormai venticinque anni che lavoro lì. Quella mattina ho preso la macchina e sono partito subito anche perché le linee erano tutte interrotte e mettersi in contatto non era possibile. Arrivare a Norcia è stato un dramma perché le strade erano interrotte e abbiamo incontrato tantissime difficoltà, siamo arrivati intorno alle nove, nove e mezzo, abbiamo impiegato due ore e mezzo per fare un tratto di strada che normalmente si percorre in mezz’ora. E’ una cosa che spero di non rivedere mai, da dimenticare al più presto. Le strade distrutte. Le case crollate,le persone che piangevano e che urlavano.
Un vero e proprio dramma.

Io comunque mi devo ritenere fortunato perché il mio capannone ha avuto solo dei danni lievi che ho messo subito in sicurezza a spese mie, abbiamo avuto però gravi danni ai macchinari e alle scorte e poi ci sono stati problemi nel settore logistico, che ha colpito tutte le altre aziende. In tanti, non avendo più l’attività, in questi due anni sono riusciti a sopravvivere solo con 5.000 euro, perché non ci è stato dato altro. Qualsiasi artigiano che ha il capannone distrutto non è più riuscito a lavorare, chi di questi ha avuto le possibilità economiche, ha dovuto delocalizzare.
L’economia è bloccata
, si deve agevolare fiscalmente queste persone a lungo termine altrimenti non essendoci lavoro la gente, come già sta accadendo, se ne andrà via.

Abbiamo bisogno di finanziamenti, di sgravi, di nuove strutture e in questo solo lo Stato e l’UE ci possono aiutare”.

Fiorello Fioretti, Presidente Regionale Anaepa (Costruttori Edili):
La mia impressione personale è che i soccorsi mancassero della necessaria coordinazione, per me la Protezione Civile non ha fatto un buon lavoro, nonostante la buona volontà di tutte le persone che sono arrivate.
A due anni di distanza di positivo c’è che i moduli abitativi sono arrivati per tutti.
Le macerie al 70% stanno tutte lì, la gestione dell’Umbria, a differenza delle altre regioni colpite come il Lazio, è stata un po’ più incisiva perché la macchina regionale era più rodata, essendoci già passati una ventina di anni fa.
La ricostruzione è praticamente ferma a causa di una burocrazia troppo lenta che impalla gli uffici. Ci vuole una pianificazione seria perché sennò altrimenti qui, la ricostruzione non ripartirà nemmeno nel 2019. E’ partito il programma speciale delle strade, il primo stralcio è di 380 milioni.
Però mi sento di fare una polemica: non c’è una impresa del posto che sia stata impiegata per questi lavori, per me è stata una totale mancanza di rispetto nei riguardi di un territorio che avrebbe bisogno invece di lavorare.
Detto questo credo che stiano per arrivare altri 500 milioni a completamento, questo dovrebbe bastare a rimettere in sesto le infrastrutture, le strade, i ponti. Si deve ancora vedere il grosso dei finanziamenti, ovvero quello dei centri abitati, che saranno gli ultimi ad arrivare. Certo che il territorio è ben diverso da quello dell’Emilia, qua se ci mettiamo a delocalizzare le abitazioni, si corre il rischio di rompere quella che è la peculiarità territoriale umbra, fatta da tanti agglomerati montani”.

Gianluca Tribolati, Segretario Regionale Umbria Confartigianato:
“Come Confartigianato abbiamo da subito attivato la nostra task forcesul territorio, per assistere imprese artigiane e quindi le famiglie, la Valnerina è infatti caratterizzata da imprese artigiane a conduzione famigliare. Abbiamo istituito un ufficio con il nostro personale che ha assistito chiunque ne avesse necessità. Siamo stati molto fortunati che comunque avendo già vissuto due grossi sismi (nel 1979 e nel 1997), molte abitazioni e molti capannoni hanno retto, evitando di collassare e quindi non ci sono state vittime.
La prima cosa in cui ci siamo attivati è stata di mettere in sicurezza le persone, collaborando con la Protezione Civile. La macchina regionale e la Protezione Civile, si sono attivati nell’immediato, naturalmente quando ci si trova davanti a questi eventi naturali così distruttivi, subito nella psicologia delle persone si fa strada la paura di non farcela a tornare alla normalità, ma le aziende hanno ottenuto da subito alcuni benefici e alcuni finanziamenti, in primis l’immediata delocalizzazione, ottenendo finanziamenti per gli spostamenti in loco e le scorte. Stiamo però parlando di una zona montana che ha creato qualche problematica.
La seconda cosa importante, è stata il riconoscimento del danno indiretto, il calo di fatturato rispetto all’anno precedente è stato appianato grazie ad un credito di imposta che si può scalare. Comunque anche se abbiamo assistito le imprese su questa strada, molte delle attività sono ferme e quindi il recupero è difficile.
Inoltre il meccanismo della macchina della solidarietà ha creato un picco di ordini dei prodotti locali, soprattutto agroalimentari, generando un aumento di fatturato, cosa che avrebbe potuto creare intoppi, ma il commissario ha riaperto le domande e cambiato le date e quindi abbiamo risolto. Poi ci sono state concesse altre agevolazioni, come prestiti e mutui a tasso zero, fondi perduti sugli investimenti in quanto zone riconosciute a rischio sismico. In questi casi si è avuto un problema con l’IVA: sulla ricostruzione è al 22%, quindi chiediamo che si possa in qualche modo sterilizzare”.

Nella testimonianza di due imprenditori che tra mille difficoltà ce l’hanno fatta, Arianna Verucci, la tostissima titolare della cioccolateria ‘Vetusta Nursia’, e l’incontenibile Roberto Sbriccoli, fondatore del villaggio turistico ‘Back to Campi’, emerge chiaramente quella che è la speranza più forte nel cuore di tutti a Norcia, ovvero che il turismo possa rinascere.

 

Servizio di Alex Di Viesti e Marco Marsano

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