Cicciolini

Cicciolini
Ilona Staller e Marco Pannella

Vabbe’, è luglio e i previsori del tempo annunciano un periodo di caldo torrido, con venti africani, che, nonostante la rinvigorita aggressività del Ministro Matteo Salvini, forse solo grazie ai buoni uffici del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sbarcheranno anche da noi. E il caldo, come spiegava recentemente uno studio americano con tanto di test su cavie umane suddivise fra luoghi con condizionatori e saune tropicali, non aiuta a ragionare. Però ‘sta storia dei vitalizi e soprattutto di quelli ricalcolati a Ilona Staller, nome di battaglia Cicciolina, ci sta prendendo un po’ la mano. Lungi da me ogni proposito sessista, che già ci ha pensato la FIFA a purgare i teleschermi e le riprese televisive delle belle tifose in qualche modo provocanti. Poi scopri via social che in molti tiferanno per la Croazia in virtù delle procacità della presidente Kolinda Grabar-Kitarović che si porta favolosamente i suoi 50 anni. Certo meglio del francese Macron, saltellante come un ginnasta, che Salvini dice di non poter sopportare. Solo che, paradossalmente, da due giorni sui social circola una bufala  sulle presunte forme della suddetta Grabar- Kitarovic ritratta in due pezzi minimale. Pero’ quella nella foto non è la presidentessa Mila croata, ma Coco Austin, attrice e modella. È moglie del rapper Ice T. E, come se non bastasse, la foto risale pure a 8 anni fa. Naturalmente i commenti pecorecci dei novelli tifosi croati si sono sprecati. Comunque paese che vai usanze che trovi. Infatti la sorte di Cicciolina, al secolo Ilona Staller, ex attrice pornografica, cantante, politica ed ex conduttrice radiofonica ungherese naturalizzata italiana, quella che sulle onde di “radio luna“ nel 1975 alimentava le fantasie sessuali degli ascoltatori e ci apostrofava con quel “cicciolini” che poi la rese famosa, ha destato molto interesse. Nel 1987 venne eletta in parlamento nel partito radicale, prima a giovarsi del voto di protesta che oggi non avremmo esitazione a chiamare populista. Ventimila preferenze, seconda solo a Marco Pannella. Cinque anni più tardi insieme a Moana Pozzi provò a fare il bis. Si presenta nelle liste del partito dell’amore di Riccardo Schicchi ottenendo, però pochi consensi.

Luigi Di Maio

Cicciolina, rischiando di perdere in parte il vitalizio a causa di Giggino Di Maio, però minaccia di presentare ricorso contro la delibera dell’Ufficio di Presidenza della Camera che dispone il ricalcolo contributivo dei vitalizi degli ex deputati. Dichiarazioni pesanti quelle dell’ex pornostar rese attraverso il suo avvocato Luca Di Carlo: “È stato violentato ogni valore etico della politica e rappresenta un’offesa alla dignità. È una decisione illegittima che aumenta le disuguaglianze, la pensione è ricalcolata in base al criterio contributivo per i deputati ma non per i senatori e i consiglieri regionali”. Scrive al riguardo “Fanpage”: “Non è la prima volta che la Staller polemizza con il Movimento 5 Stelle sul taglio dei vitalizi. Nel luglio dello scorso anno, Cicciolina attaccò Di Maio con un post pubblicato su Facebook. L’allora vicepresidente della Camera aveva diffuso una black list composta dai nomi dei parlamentari titolari di vitalizio, lista nella quale venne inserita anche l’ex parlamentare radicale e la Staller replicando alle parole di Di Maio, scrisse: “Le tue dichiarazioni riguardo me mettendomi sul -Black List – è offensivo!! Chiedimi scusa ufficialmente se non sarò costretto a querelarti!! Non sai neppure e dichiari il falso che io ho fatto il deputato dal 1987-1992 per ben 5 anni!! Ho preso 20,000 voti ero seconda a Marco Pannella e per ben 5 anni ogni santo giorno andavo al parlamento!! Ho fatto 20 proposte di legge è tuttora depositata al Parlamento Italiano! Io prendo 2000 euro nette di vitalizio! Il tuo stipendio parlamentare sicuramente è oltre 10,000 euro al mese!! Concludo di non insultarmi sui giornali perché vado via legale!! E chiedi scusa al giornale che hai menzionato anche un morto defunto da anni dicendo che prende vitalizio!!”.

Cirino Pomicino

E celia Mastro Sacco Davide sul suo profilo “A quelli che esultano per il taglio dei vitalizi, sperando che Cicciolina torni così al vecchio mestiere….beh, sappiate che è una milfona di 67 anni.
Lo dico così, tanto per smorzarvi le fantasie….”. Già tanto per smorzare le fantasie testosteroniche sempre all’erta.
Perché se la Cicciolina ne fa una questione di dignità, al livello di “lei non sa chi sono io” l’ex ministro democristiano Cirino Pomicino, 79 anni, 18 anni parlamentare e condannato per reati contro la pubblica amministrazione, da tempo ne fa una questione di giustizia. Oltre che di  dignitosa sopravvivenza. Già tre anni fa aveva dichiarato a Giuseppe Cruciani durante un’intervista telefonica a “La zanzara” sul tema dei vitalizi per i parlamentari condannati: ”Toglierli è un’aggressione a famiglie e vedove” e più recentemente  al Corriere sulla attuale delibera dell’ufficio del presidente della Camera Roberto Fico: ”Ci perdo la metà, è un atto illiberale. Queste misure sui vitalizi altro non sono che la riduzione di una parte delle libertà dei parlamentari (Oggi prende 4.700 euro netti, con la delibera dei Cinquestelle avrà 2.500 euro n.d.r.). Il vitalizio non è una pensione. Ma quando fu introdotto negli anni Sessanta, i padri costituenti erano viventi e compresero che la libertà dei legislatori doveva essere garantita anche sul piano economico nel presente e nel futuro, senza arricchimenti ma con la dignità pari alla funzione svolta”. Giustizia e dignità sociale, insomma.

Renè Andreani

Non posso che pensare al mio amico Renè Andreani, morto per un ictus qualche giorno fa, coetaneo di Pomicino, parlamentare radicale per sei mesi, poi dimissionario, che in un recente articolo di ricordo scritto in occasione del suo decesso ho definito un “coerente goliardo della politica”. Proprio in quell’occasione avevo sottolineato come “Caso più unico che raro”, rinunciò all’incarico per dare un segnale a tutti, radicali compresi, che si poteva fare politica anche senza avere una poltrona a Montecitorio. Rimase in carica sei mesi e si dimise. Contrariamente a quello che avevano scritto alcuni giornali non ha riscattato il vitalizio relativo a quella Legislatura e quindi, per il suddetto mandato parlamentare, non ha percepito nessuna pensione. Di più, perché dopo aver querelato e vinto la causa contro chi aveva scritto che era uno dei tanti politici in pensione che percepivano il vitalizio ha destinato i fondi ricavati per creare il Centro “Voglia di Vivere”.
E così, mi viene da osservare quante diverse sfumature possa avere la parola dignita’. Lui senza vitalizio è riuscito a vivere benissimo e serenamente.
Comunque sui vitalizi infuria la battaglia, cifre alla mano. Fra i “rosicatori” c’è chi osserva che il risparmio di 40 milioni di euro, strombazzato da Di Maio, una volta spalmato porterà pochi riscontri nelle tasche degli italiani e che tutto sommato la differenza sarà di qualche cosa di più della decina di centesimi se messa in rapporto con l’aumento delle accise sulla benzina. Dall’altra parte ci si oppone dicendo che sarà un’azione di giustizia fondamentale, grazie a Di Maio, al governo di Conte e di Salvini, e ai Cinque Stelle. Ma la parola dignita’, quella di cui ha cercato di rivestirsi la Cicciolina, o il concetto di garanzia di libertà dei legislatori, sbandierato da Pomicino, sono subito stati messi da parte. Questione di stile, probabilmente, e di quello Renè Andreani, coerente goliardo anche a Montecitorio e a palazzo Tursi, ormai passato – spero per lui – a miglior vita, dopo aver messo alla berlina e preso in giro vizi e vizietti della nostra classe politica, ne aveva davvero da vendere.

Paolo De Totero

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