Il laureato a sua insaputa

Non c’è solo il “Trota”, alias Renzo Bossi, figlio dell’ex ras ed ex celodurista della Lega Nord, Umberto, con la sua storia, in evidente controtendenza, sul rapporto, tutto italiano con quel famoso pezzo di carta rappresentato dalla laurea e che spesso sconfina nell’usurpazione di titolo.

Quello del “Trota”, sinonimo evidente di un pesce da vivaio, che abbocca sempre, è, a ben vedere, una storia limite anche nel nostro bel paese, in cui si viaggia a suon di curricula spesso e volentieri un po’ gonfiati se non addirittura contraffatti o del tutto falsi. Bossi figlio, per esempio, non ostenta come tanti un titolo che non ha.  Durante il processo dice proprio di non essere venuto a conoscenza di essersi laureato presso l’Università Kristal di Tirana e di averlo saputo solo in seguito all’indagine sui fondi spariti della Lega. Una laurea acquistata proprio dall’ex tesoriere del Carroccio Francesco Belsito, imputato nel processo. Il famoso pezzo di carta sul quale,  come se non bastasse, anche la data di nascita del “Trota” risulterebbe sbagliata. Negli intendimenti di Belsito avrebbe dovuto essere un regalo per il figlio del ras che, quando si era posto il quesito di tutti gli ometti: “Che cosa farò da grande”, si era trovato a rispondere: “Dopo il diploma parlai in famiglia della mia volontà di andare a fare l’Università in America per completare gli studi e poi tornare e dare alla causa del partito quello che avevo imparato”.
Eppero’, poi la vita, come è noto, quasi sempre frustra le tue aspirazioni di fanciullino e perciò racconta ancora il “Trota”: “Poi sono entrato in Consiglio regionale, vivevo tra la Lega e il Consiglio, e non mi sono più posto il problema”.
Ma al di là di questa storia strabiliante e illuminante di laurea a sua insaputa, che comunque ci apre un mondo sui figli di papà, le altre sono vicende di ordinaria amministrazione.

L’ultimo iscritto, con onore, a questa storia dei curricula gonfiati è il guru economico di Matteo Salvini, Armando Siri, vecchia conoscenza della politica genovese e ligure, ex socialista, craxiano dell’ultima ora, già nella bufera per aver patteggiato un anno e otto mesi per bancarotta, risorto poi come l’ideologo della flat tax, eletto senatore in quota Lega e sottosegretario al ministero delle infrastrutture. Per intenderci, quello salito subito agli onori della cronaca perché non sapeva il nome del suo ministro di riferimento. Per qualche tempo si è fregiato del titolo di dottore, eppero’ poi viene sbugiardato da “Il Fatto Quotidiano”, chiede scusa e dice che non è dipeso da lui. E fa notare che nel suo ultimo curriculum quello in parlamento il titolo dott. non gli viene attribuito. Poco male visto che come dice lo scrittore Cesare Marchi “Il termine ‘dottore’ è così inflazionato che non lo usano nemmeno più i custodi dei parcheggi”. Del resto con il proliferare sui profili dei social di quel “ha studiato all’Universita’ della vita”, o peggio quel non definitivo “Ha frequentato l’Università di…. facoltà di….” perché sorprendersi per il povero Siri che in fondo il titolo di giornalista pubblicista prima di fregiarsene e’ riuscito persino a conseguirlo. E poi ha illustri precedenti con il premier Giuseppe Conte che si è attribuito un master mai frequentato. Per restare a Genova, per esempio, con il consigliere con delega Francesco Maresca, protetto del sindaco Marco Bucci, proveniente da una famiglia di noti avvocati, il cui primo curriculum parlava di un titolo di avvocato al momento non ancora conseguito, poi tempestivamente corretto in una laurea in legge. Oppure con la sua semicollega di giunta Elisa Serafini, lei è giovanissima assessore, che si era fregiata impunemente del titolo di giornalista, poi corretto in opinionista e “ha scritto articoli per”.    

 Sui profili social siamo abituati a leggere un po’ di tutto. Anche se la laurea appare un po’ superata e questa cosa dei Cv pare diventata un po’ un’ossessione e ci ha preso la mano. Operazioni di filler comprese. Ammonisce Flavio Briatore, soprannominato in gioventu’ “il tribula”, uno che con gli studi ha fatto qualche fatica, ma che all’universita della vita parrebbe essersi laureato a pieni voti “Giovani non serve la laurea, andate a lavorare in Africa”

Ah, tutti comunque si sono scusati giustificandosi che la cosa non dipendeva da loro ed era accaduta a loro “insaputa”. Proprio come il figlio di Bossi. Proprio come per il “Trota”.
Che abbocca sempre
.

Giona

CONDIVIDI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.